Berlusconi "ripulisce" il Pdl e riapre a ... Fini

Contrordine! Si passa dal partito liquido al partito … solido. Il leit motiv della seconda Repubblica è stato l’antipolitica, l’attacco rasoterra contro i partiti e contro gli uomini di partito.

E’ stata questa la “lectio magistralis” di Berlusconi che lo ha portato al potere, liquidando la sinistra e sgretolando il Pd, emanazione del Pci e della Dc, cioè dei due partiti più forti elettoralmente e più organizzati.

Quindi, dopo aver eliminato gli “altri”, preso atto che il Pdl è un castello di carta con “dodici correnti interne” tutte dedite a “costruire organigrammi” per la gestione del (proprio) potere, sempre più convinto che da “solo” nemmeno uno come lui può reggere, allora Silvio Berlusconi decide di “rifare” il “suo” partito.

Un partito che sappia difendere il premier (specie quand’è in difficoltà) e che sappia valorizzare il governo (specie quando non fa niente).

Per fare questo il Cav decide di rivoltare il Pdl come un calzino. Tagliando le teste. I “triumviri”, soprattutto La Russa e Verdini hanno fallito. Quindi, a casa!

Da dove si riparte? Dal ritrovato asse con Gianfranco Fini.

“Gianfranco – ha chiosato il premier – è stato leale in tutta questa storia (delle escort ndr). Non ne ha approfittato, eppure avrebbe potuto”. Primo passo, un nuovo coordinatore unico del Pdl, concordato fra i due. E poi? Si vedrà. Berlusconi è tipo che spariglia.

Sta’ a vedere che le critiche e i distinguo di Fini di questi mesi hanno convinto Berlusconi a designare proprio il presidente della Camera quale suo successore!

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