Ore 12 - Sarà un autunno d "fuoco". I sindacati pronti alla lotta "dura"

altroCon tutto agosto davanti, l’autunno non è dietro l’angolo. Ma “padroni” e sindacati già affilano le lame in vista di uno scontro che sarà duro.

I due contendenti si rimpallano il “ricatto” di un autunno di tensione. Gli industriali accusano i sindacati di non capire i cambiamenti del mondo. E questi ultimi ribattono che gli unici a non cambiare sono i datori di lavoro che affrontano la crisi come sempre, con i licenziamenti.

Si licenzia in grandi aziende come alla Fiat di Pomigliano, ma c’è un lunghissimo elenco di medie e piccole aziende che in tutta Italia non riapriranno i battenti a settembre. Che fare?

I sindacati chiedono il blocco dei licenziamenti e l’estensione degli ammortizzatori sociali. Di fronte ai cancelli chiusi, i lavoratori saranno chiamati a una protesta con presidi e occupazioni di fabbriche che già alcuni definiscono “irresponsabili”. Torna la vecchia equazione: il licenziamento richiede una risposta. E la risposta sarà data con forme di lotta “adeguate”.

Il lavoro è un diritto costituzionale. Ma l’occupazione di ferrovie e strade è una deriva inutile e dannosa per gli stessi lavoratori. Fa notizia ma isola chi compie tali azioni. La lotta più dura non è sempre la lotta più intelligente.

E l’esasperazione della lotta è lo specchio delle debolezza organizzativa e politica del sindacato. La politica pensa a se stessa. L’autunno caldo sarà la patata bollente per il governo.

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