Speciale: Valerio Fioravanti libero, ecco chi è l'esecutore materiale della Strage di Bologna

strage bologna chi è fioravanti

Il destino ironizza, è il suo mestiere: Valerio Fioravanti, 51 anni, ex leader dei NAR, esecutore materiale insieme a Francesca Mambro e Luigi Ciavardini della Strage di Bologna, dall'altroieri è un uomo che ha definitivamente saldato il suo debito con la giustizia. Lui, è libero. Ha saldato un debito, che ammontava a quasi un centinaio di morti, 92. Lo ha saldato in pratiche rate: durate dal 1981, quando lo arrestano, ad oggi, 2009.

Leggete anche voi, i titoli dei quotidiani, in questi giorni. La Strage di Bologna - 85 morti e circa duecento feriti - viene commemorata, e Fioravanti, l'esecutore materiale, secondo la sentenza della Corte di Cassazione del 25 novembre 1995, chiude i conti con tribunali e processi, per sempre.

Era in semilibertà dal luglio del 1999. Dopo che sei (6) sentenze della Corte d'Assise d'Appello, lo avevano condannato a 134 anni e otto mesi di reclusione, oltre che a otto ergastoli, variamente distribuiti, tra gli svariati omicidi commessi durante la lotta armata - spesso insieme alla compagna e sposa Francesca Mambro. Ma chi è Valerio, detto Giusva, Fioravanti? Continua dopo il salto.

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Premessa: l'ergastolo, il carcere a vita, in Italia, è una questione complicata. Nel senso che si dibatte da decenni se sia compatibile o meno con il "fine rieducativo della pena", che costituzionalmente deve essere garantito al detenuto. In via teorica, il "fine pena: mai" non è proprio il massimo della rieducazione - c'era stato, nel 1981, anche un referendum abrogativo dei Radicali a riguardo, fallito.

Entri in carcere, ci resti finché non crepi come un cane. In molti casi sarebbe anche giusto, dice la vox populi. Ma cozza con la Costituzione, e quindi non si può fare. Le cose però si semplificano con la riforma dell'ordinamento giudiziario del 1987: agli ergastolani potranno, da quel momento, venire concessi permessi premio dopo i primi dieci anni di reclusione, e potranno accedere alla semilibertà dopo venti anni di reclusione.

Una svolta non da poco. Da quel momento in poi, sono pochi quelli che veramente avranno e sconteranno come fine pena: mai. L'ergastolo diventa al massimo trent'anni di carcere, che trent'anni non sono mai. Quasi sempre, dopo 26 anni di pena, si accede alla semilibertà, sempre nel caso in cui "venga provato un effettivo ravvedimento" del detenuto. Cioè, di nuovo, quasi sempre: cosa devi fare in galera dopo che ti han dato un ergastolo che sai non sarà tale?

strage bologna chi è fioravanti 3 Stai fermo. E aspetti, che "discrezionalmente" qualcuno ti conceda i benefici del caso, come fa notare anche Mario Adinolfi. Fioravanti, ha saputo aspettare molto bene.

Valerio Fioravanti oggi ha 51 anni. La memoria delle imprese sue, dei NAR, degli anni di piombo, appartengono a uomini e donne che oggi hanno dalla cinquantina di anni in poi. Che hanno dei figli, spesso intorno alla ventina, che non si ricordano, non sanno, semplicemente, non c'erano. Hanno più o meno l'età degli anni di pena di Fioravanti, questi figli e queste figlie. Vediamo di spiegargli che genere di persona era Valerio "Giusva" Fioravanti.

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Nasce a Rovereto: è figlio di un annunciatore della Rai e di una casalinga. Prima di dedicarsi con passione allo stragismo, all'eversione fascista, al furto di 144 bombe a mano, e non 90 come nel pezzo che trovate sul link, dalla caserma di Spilimbergo nel 1979, "Giusva" tenta la carriera attoriale. Tra il 1967 e il 1975, recita in alcuni film: uno dei b-movies anni settanta in cui appare è, per esempio, "Grazie... nonna", in cui interpreta l'adolescente infatuato dell'anziana parente, nel caso, Edwige Fenech.

Chiusa a metà della decade la carriera nel cinema, Fioravanti decide di restare nell'ambiente: e dopo gli anni del liceo a Roma, in cui incontra gli amiconi, i camerati, con cui fonderà i NAR, bè, il suo primo omicidio, il 28 febbraio 1978, è un elettricista, Roberto Scialabba, che lavora a Cinecittà. La sua colpa è di essere un rosso e un ex di Lotta Continua. Ha ventitré anni. Ecco il racconto di quello che accadde, il giorno che Fioravanti inizia la sua nuova vita, sparando alla nuca di un ragazzo. Lo potete leggere nelle parole che Cristiano Fioravanti, fratello di Valerio Fioravanti, dichiarò di fronte ai giudici istruttori al tempo del processo:

Mi sembra che abbiamo fatto subito fuoco. Io sono sicuro di aver colpito una delle persone verso la quale avevamo sparato uno o due colpi, e non potei spararne altri perché la pistola si inceppò. Anselmi scaricò tutto il suo caricatore ma credo che non colpi nessuno, essendo lui un pessimo tiratore.noi lo chiamavamo “il cieco di Urbino”. Valerio invece colpì uno dei ragazzi che cadde a terra. Visto ciò Valerio gli salì a cavalcioni sul corpo sempre rimanendo in piedi e gli sparò in testa uno o due colpi

E si parte. Di lì in poi, si prosegue: e si prosegue per esempio il 17 dicembre 1979, con Antonio Leandri, un nome che non vi dice niente, lo so.

corriere bolognaEccovi il frame, la cornice, in cui infilare un altro ammazzato per niente, come spesso accadeva ai tempi in cui la peggio gioventù si riempiva volentieri di piombo a vicenda. I NAR devono punire un avvocato, Giorgio Arcangeli, che ritengono responsabile dell'arresto di Pierluigi Concutelli - brava persona: era l'assassino del giudice Vittorio Occorsio. Nell'archivio del Corriere si trova questo pezzo, del 1994, in cui si parla dell'arresto di Antonio Proietti, militante neofascista dei NAR, "camerata" di Fioravanti, che ci racconta tutto di quel 17 dicembre '79:

Antonio Proietti (...) il neofascista aveva vent' anni e solo qualche precedente penale per danneggiamenti quando, la sera del 17 dicembre del 1979, aveva partecipato ad un'azione in piazza Dalmazia, al quartiere Trieste: quella sera i Nar uccisero per errore un passante, il giovane Antonio Leandri, impiegato della "Contraves", scambiandolo per un noto avvocato, Giorgio Arcangeli (...) La presunta vittima designata venne crivellata di colpi sotto le finestre dello studio del penalista. Un delitto che fece scalpore. L' assurdo equivoco suscito' la commozione generale: Leandri, un bravo studente lavoratore che con il suo stipendio aiutava gli anziani genitori e sognava di sposarsi con la sua fidanzata Fiorella, quel giorno era andato a comprare i regali di Natale per i suoi familiari. Sfortuna volle che il giovane avesse qualche somiglianza, peraltro molto vaga, con il legale finito nel mirino dei Nar: pago' con la vita

E ancora. Leggiamo sul sito dei Familiari delle Vittime della Strage di Bologna, che cosa combina Fioravanti il 6 febbraio 1980:

Fioravanti uccide il poliziotto Maurizio Arnesano che ha solo 19 anni. Scopo dell’omicidio, impadronirsi del suo mitra M.12. Al sostituto procuratore di Roma, il 13 aprile 1981, Cristiano Fioravanti -fratello di Valerio- dichiarerà: «La mattina dell’omicidio Arnesano, Valerio mi disse che un poliziotto gli avrebbe dato un mitra; io, incredulo, chiesi a che prezzo ed egli mi rispose: "gratuitamente"; fece un sorriso ed io capii».

Sulla stessa pagina da cui ho preso queste informazioni potete trovare l'intero curriculum criminale di Valerio Fioravanti e Francesca Mambro. Che non finisce certo qui: comprende molti altri omicidi "a sfondo labilmente politico" e "azioni", ributtanti, ve ne cito una, particolarmente odiosa, vigliacca, visto che oggi in fondo, tutto si giustifica dicendo "Eh, erano gli anni di piombo, o facevi così, o...":

5 febbraio 1981. Mambro e Fioravanti tendono un agguato a due carabinieri: Enea Codotto, 25 anni e Luigi Maronese, 23 anni. Dagli atti del processo è emerso che durante l’imboscata Fioravanti ha fatto finta di arrendersi. Poi ha gridato alla Mambro, nascosta dietro un’auto, «Spara, spara!»

Questo è Valerio Fioravanti, e chiudiamo qui, per ora, con le sue vicende collegate con i NAR. Che cosa c'è di diverso, chiederete voi, tra Cesare Battisti e Valerio Fioravanti. E' una domanda sensatissima, una domanda giusta. Partiamo, di nuovo: per prima cosa, le vicende giudiziarie di Valerio Fioravanti in compagnia degli eversori dei NAR, sono cristalline. Meno quelle di Battisti, vediamo perché.

Fioravanti non ha mai negato il proprio coinvolgimento, per quanto riguarda gli omicidi compiuti in nome dei NAR, gruppo neofascista indispettito dall'Almirante - era il segretario del MSI dei tempi - troppo ingessato, e parzialmente disposto (ma tutt'altro che prono) a farsi manovrare da servizi segreti deviati, o indirizzati nelle loro azioni da stati esteri.

corriere bologna5Solo per la Strage di Bologna, di cui è stata accertata con la sentenza di Corte di Cassazione del 25 novembre 1995 la sua azione di "esecutore materiale" - in italiano: quella bomba, ce l'ha messa lui là - ha sempre negato ogni addebito, spalleggiato anche dalle depistanti dichiarazioni - Sono stati i palestinesi! E' stato Carlos! La CIA! Il Mossad! Gheddafi! - cadenzate anno dopo anno, da Francesco Cossiga.

Si, l'ex Presidente della Repubblica che ricordiamo oggi anche per delizie come "Dovremmo dichiarare guerra alla Spagna", o "Ottaviano del Turco si uccida, almeno si riforma la giustizia", o anche "Ad Ustica sono stati i francesi". Eccovi, a riguardo, una dichiarazione di Fioravanti in occasione delle celebrazioni dell'anno scorso per la Strage di Bologna

«Cossiga da un lato e Carlos dall'altro sembrano fornire tutti gli elementi mancanti ai processi. Carlos dice: “l'esplosivo era nostro, non volevamo fare un attentato, lo stavamo solo spostando. L'idea di Cossiga che si sia solo trattato di un incidente aiuterebbe a risolvere il problema del mandante e del movente, che è un'altra cosa misteriosa»

Una linea stranamente non considerata dai magistrati bolognesi né da quelli della Corte di Cassazione - che comunque, ricordiamolo sempre, valuta solo la forma del processo, i vizi procedurali, non riesamina le prove di un processo: controlla che il processo sia stato svolto regolarmente.

Oltre a questo, e malgrado la protestata innocenza - 85 morti, sulla coscienza, anche di un assassino, credo facciano differenza con 7 - le vicende giudiziarie di Cesare Battisti sono estremamente più sfumate. Vi ho già scritto troppo, e annoiare i lettori è una di quelle cose che vorrei evitare - e so già di avere tradito questo comandamento da svariate decine di paragrafi, scusatemi - per cui vi rimando a questo pezzo completo di Wu Ming, collettivo di scrittori bolognesi, che riassume tutto l'iter giudiziario di Cesare Battisti, e volendo, ne esiste anche uno che percorre passo per passo fino al gennaio 2009 una serie di faq sul processo. Per darvi un assaggio, eccovi un estratto:

Cesare Battisti è colpevole o innocente dei tre omicidi di cui lo accusò Mutti?
Lui si dice innocente, anche se si fa carico della scelta sbagliata in direzione della violenza che, in quegli anni, coinvolse lui e tanti altri giovani. Qui però non è questione di stabilire l’innocenza o meno di Battisti. E’ invece questione di vedere se la sua colpevolezza fu mai veramente provata, nonché di verificare, a tal fine, se l’iter processuale che condusse alla sua condanna possa essere giudicato corretto. In caso contrario, non si spiegherebbe l’accanimento con cui il governo italiano, con il sostegno anche di nomi illustri dell’opposizione, ha cercato di farsi riconsegnare Battisti prima dalla Francia e oggi dal Brasile.
A parte le denunce di Mutti, emersero altre prove a carico di Battisti, per i delitti Santoro, Sabbadin (sia pure in ruolo di copertura) e Campagna?
No. Quando oggi i magistrati parlano di “prove”, si riferiscono all’incrocio da loro effettuato tra le dichiarazioni di un pentito (nel nostro caso Mutti) e gli indizi indirettamente forniti dai “dissociati”, tipo Cavallina.
Armando Spataro continua ad asserire che prove e riscontri vi sarebbero.
Continua a dirlo, ma non specifica mai quali.

A margine di tutto questo, c'è un'ultima considerazione. Resta valido quanto scrivevamo mesi fa a riguardo della vicenda Battisti: che l'Italia, non è un Paese che ha bisogno di eroi. Ha bisogno di nemici: eccone un altro.

Foto | Flickr

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