Ore 12 - Le Lega vuole le "gabbie salariali". All'Insse di Milano gli operai ingabbiati nella gru vogliono Berlusconi

altroLa “manfrina” sulle gabbie salariali ha due obiettivi di fondo.

Innanzi tutto è un’altra bandierina che la Lega vuole piantare, a dimostrazione della validità e della incisività del proprio ruolo. Ancora di più è un nuovo chiodo conficcato nel costato del governo, l’ennesima spada di Damocle puntata sul capo di Berlusconi.

Insomma, Bossi alza la voce e il tiro su una determinata questione, soprattutto per fare “bella figura” verso il suo elettorato e giocare al più uno nelle richieste (ricatti?) al premier.

In pratica la Lega Nord prosegue imperterrita nella sua politica tesa alla secessione politica, economica e culturale. Si vuole dividere l’Italia con un nuovo “federalismo degli egoismi”.

Il problema dei salari non lo si affronta tornando a 50 anni indietro, ma con un nuovo sistema contrattuale legato a criteri di professionalità, produttività e merito. E questo vale per il Nord che per il Sud.

Il giochino è vecchio: dare un euro in più ai (pochi) lavoratori “privilegiati” e togliere 100/200 euro ai (tanti) lavoratori da mille euro al mese. Dividere i lavoratori per “usare” la guerra fra poveri.

Perché il solerte Roberto Calderoli non fa l’elenco delle aziende (specie al Nord) che a settembre non riapriranno? E Bossi non alza il suo dito minaccioso per illuminarci sul “che fare”?

Intanto, a Milano, gli operai della Insse smantellata, si sono appollaiati sulla gru e chiedono l’intervento di Berlusconi. Sta’ a vedere che alla fine in “gabbia” ci finisce Bossi!

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