Altri 18 mesi ad Aung San Suu Kyi



La prigionia di Aung San Suu Kyi è stata prolungata di altri 18 mesi. Secondo quanto stabilito dall’autorità locali, la leader dell’opposizione democratica birmana avrebbe violato le norme sulla sicurezza ospitando un pacifista statunitense lo scorso maggio.

Contro la decisione presa dai giudici di Myanmar si è subito espressa l’Unione Europea. Il presidente in carica, lo svedese Fredrik Reinfeldt, ha infatti ipotizzato di incrementare le sanzioni contro il paese che nega la libertà al Premio Nobel da oltre vent’anni. Parole di condanna sono arrivate anche da Nicolas Sarkozy e Gordon Brown.

Di opinione simile anche Amnesty International secondo la quale la lettura della condanna davanti ai giornalisti, che fino ad oggi non hanno potuto seguire direttamente le vicende della donna, permette al mondo di vedere la maschera del governo locale.

A nulla è servito l’intervento di Hilary Clinton, Segretario di Stato statunitense, che nelle scorse settimane aveva ipotizzato una collaborazione economica e commerciale con la Birmania dopo la liberazione di Aung San Suu Kyi.

Il mancato accordo, a seguito del quale gli Stati Uniti hanno deciso di prolungare di altri tre anni le sanzioni contro il paese asiatico, deve necessariamente far riflettere sulla probabile inadeguatezza dell’ex first lady.

Nelle ultime settimane, oltre a non diventare il perno della trattativa per la fine del colpo di stato in Honduras, è stata sopraffatta dal marito Bill che in meno di 48 ore ha riportato in patria le giornaliste di Current arrestata dalla Corea del Nord.

Lecito quindi chiedersi quando arriverà per Hilary Clinton il momento del riscatto. L’occasione per dimostrare che non è più la moglie di ma la moderatrice tra.

Foto | Flickr

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