Rassegna stampa estera: Berlusconi anche a Ferragosto


Mentre le notizie sull'Italia scarseggiano sulle testate straniere in questa settimana di profondo Agosto, il flusso di commenti su Silvio Berlusconi e i relativi scandali non sembra accennare a diminuire nemmeno in un clima così vacanziero.

Per questa puntata della nostra rassegna ci concediamo dunque un esperimento: vi proponiamo una tipologia di modi in cui la stampa estera tende abitualmente a commentare le notizie relative al nostro Premier, utilizzando come esempi illustrativi gli articoli di quest'ultima settimana. Cominciamo dal caso più raro: articoli difensivi, che sostengono il Cavaliere. L' ha fatto ad esempio un editorialista dello spagnolo El Mundo, in un pezzo citato da Repubblica, che si scaglia contro:

Invidia e opportunismo spacciati per puritanesimo. Berlusconi non ha commesso alcun delitto nella sua vita privata, anche se l'infedeltà e la lussuria possono essere peccato per i benpensanti, gli ipocriti e i preti, ma non sono crimini (..)

quello che fa Berlusconi, se lo fa, con le veline o con chiunque nella sua villa sarda è lo stesso che faceva Marco Antonio ad Alessandria, Tiberio a Capri, Nerone nella città che allora non era eterna, e tutti i cesari dove gli veniva la voglia. (..) Meglio avere un peccatore pagano al Quirinale che un santone giudeo-cristiano alla Moncloa

Il secondo tipo di articolo è ahinoi ben più diffuso: potremmo definirli commenti eccezionalisti, che tendono a rimarcare la differenza tra quanto avviene, viene giudicato normale e tollerato in Italia e gli standard dei paesi stranieri. Ne è un esempio questa settimana il fondo di Jean-Marie Colombani (ex direttore di Le Monde), comparso su Slate.fr:

La lettura della stampa italiana fornisce (..) ogni giorno, come un vero e proprio feuilleton, degli elementi che, in una democrazia normalmente costituita, dovrebbero condurre un responsabile politico fuori dai palazzi del potere. (..) (Berlusconi) ha attaccato l’unico telegiornale che sfugge ancora al suo controllo, quello del terzo canale della televisione pubblica. E ha spiegato che in nessun paese viene tollerato il fatto che un canale del servizio pubblico possa attaccare il capo del governo.. La verità è che Silvio Berlusconi, per il quale è diventato un classico far votare dalla maggioranza che lo sostiene leggi che servono a permettergli di sfuggire ad eventuali processi, si comporta ormai come se l’esercizio del suo potere non dovesse essere contenuto da nessun limite. (..) Il mistero in questa situazione resta il sostegno che la Chiesa Cattolica continua ad accordargli, senza il quale Berlusconi incontrerebbe presto delle difficoltà nel suo rapporto con l’opinione pubblica. Qua e là delle voci episcopali si sono fatte sentire, ma niente che faccia pensare a un cambiamento della natura politica delle relazioni tra il Vaticano e Berlusconi che hanno permesso a quest’ultimo di costruire attorno a sé una grande coalizione, ancora oggi maggioritaria

Nella stessa categoria può essere annoverato questo articolo del canadese MacLeans:

in ogni altro posto nel mondo per un politico - e probabilmente anche per altri politici italiani - anche solo uno di questi peccatucci sarebbero stati la fine della carriera. Invece questi sembrano rilanciare la sua statura di 'uomo più interessante del mondo'. Una macchina da gaffe pomposa, sempre abbronzata, dai capelli attaccati, che è sopravvissuta a 12 processi per corruzione, sta fra gli uomini più ricchi del mondo, si becca tutte le ragazze, eppure, inspiegabilmente, resta il leader più popolare della storia del suo Paese. Il teflon è come carta moschicida se paragonato a Berlusconi

Un'altra categoria di commenti sull'Italia berlusconiana è quella - consentitemi il neologismo - esplicazionista. Si tratta di articoli che non si limitano, come i precedenti, a meravigliarsi dell'anomalia della situazione italiana, ma cercano di fornire ai propri elettori alcuni elementi di spiegazione, che li aiutino a comprendere un paese tanto bizzarro.

Le spiegazioni sono di tipo diverso: possono essere addotte ad esempio ragioni di tipo politico, come ha fatto la settimana scorsa in Sivzzera la Tribune de Genève. In questo caso è probabile che l'attenzione si concentri sulle mancanze della sinistra italiana, o perfino che al Primo Ministro vengano riconosciuti alcuni meriti:

Il 49% degli italiani ha ancora un’opinione favorevole di Silvio Berlusconi. (..) Vista come un’enigma all’estero, questa straordinaria resistenza si fonda su delle motivazioni politiche e socioculturali. Gli ultimi due governi di sinistra (dal 1996 al 2000 e dal 2006 al 2008) sono stati dei fiaschi. Invischiata nelle sue contraddizioni, la coalizione non è mai stata in grado di governare. E la sinistra ha finito per affondare. Senza, leader, senza idee e divisa, non rappresenta un’alternativa credibile. La destra può invece contare su una maggioranza comoda, stabile e totalmente acquistata da Berlusconi. Quest’ultimo ha infatti fatto tabula rasa dei suoi potenziali concorrenti a destra fondando nel 2009 il Partito della Libertà (sic) (PDL). Leader carismatico elettto presidente per acclamazione e oggetto di un vero e proprio culto della personalità, esercita un potere senza limiti sul PDL. (..) Il governo Berlusconi ha anche ottenuto degli indiscutibili successi nella gestione delle emergenze. La crisi dei rifiuti di Napoli, la gestione del terremoto de L’Aquila, l’organizzazione riuscita del G8, la diminuzione del numero di immigrati clandestini grazie ad un accordo con la Libia sono da considerare al suo attivo. Gli italiani hanno, per la prima volta da molto tempo, la sensazione che ci sia un pilota sull’aereo. Un pilota, certo, anche se un pilota imbarazzante

Altre spiegazioni si concentrano più su ragioni sociologiche (o pseudo tali). Ad esempio l'edizione americana di Vanity Fair ha scritto:

Secondo Maria Latella, biografa della First Lady italiana, “Veronica crede che suo marito sia un uomo che vive ancora negli anni ‘50”. Questa potrebbe anche non essere una cattiva cosa in Italia, dove ho passato il più tempo possibile negli ultimi 30 anni perché gli italiani sembrano piuttosto ambivalenti riguardo all’affermarsi del mondo moderno. (..) La cultura popolare in Italia è la TV. Ci sono tre canali privati, che Berlusconi possiede e controlla, e tre canali pubblici, che egli, in quanto primo ministro, controlla pure. La gente in Italia guarda la televisione nel modo in cui altrove si faceva prima dell’avvento della televisione satellitare, via cavo e di internet: l’intero paese si siede di fronte alla TV a una cert’ora

Nella stessa vena il libanese Daily Star:

nello spazio di trent'anni le tv di Berlusconi sono riuscite a imporre un illusorio ritratto di successo: oggi l'ambizione di molte madri della classe lavoratrice italiana è vedere le figlie diventare una seminuda velina di successo che faccia notizia per i pettegolezzi sui flirt con l'ultimo muscoloso diventato rubacuori in tv o con qualche giovane calciatore in ascesa. Laurearsi e diventare medico o avvocato non è più un segno di successo

Altre spiegazioni cercano la via più facile e comoda, e vanno a cercare ragioni legate ad un carattere nazionale italiano (più o meno caricaturale) per motivare il successo del Cavaliere. E' sempre Vanity Fair ad offrirci un esempio:

Gli italiani si appropriano del loro stesso stereotipo, invece di rifiutarlo. Berlusconi è la loro metafora. Se capisci Berlusconi, hai capito te stesso. Un giornalista alla dipendenze di Berlusconi (..) spiega: “Gli italiani hanno bisogno di qualcuno come lui perché lui è proprio come loro. Tutti hanno un’amante. Tutti evadono le tasse. Tutti fanno qualcosa di illegale perché è impossibile vivere nella legalità. Per questo ci piacciono i politici autoritari. Abbiamo bisogno di un uomo forte. Se non Mussolini, be’, allora qualcuno come lui"

Anche il ben più autorevole Financial Times si è dilettato in questa variante di esplicazionismo negli ultimi giorni, con un pezzo intitolato "I leader nazionali riflettono il carattere nazionale":

Il professore di Yale ed esperto di politica italiana Joseph LaPolombara ha notato nel suo libro “Democracy, Italian Style” (1987) che Giacomo Leopardi (..) aveva affermato che gli italiani mostrano “una vivacità di carattere.. che li porta a preferire i piaceri dello spettacolo (in italiano nel testo, ndt) e altri godimenti dei sensi, ad altri piaceri che sono più appropriati allo spirito.. e questo li costringe all’intrattenimento, alla trascuratezza e alla pigrizia”. LaPolombara ha aggiunto: “Non c’è dubbio che la politica in Italia sia una forma di spettacolo, per il quale non intendo l’intrattenimento ma di sicuro un continuo dramma teatrale, qualcosa di fuori dal comune, che pervade la vita e richiede attenzione”. (..) Quando Berlusconi tornerà dalle sue vacanze sarà ancora primo ministro dell’Italia ed è probabile che resti in carica fino a quando i suoi avversari non troveranno un candidato da contrapporgli che rifletta meglio le qualità di leadership che piacciono al popolo italiano. Fino ad allora, i commentatori stranieri dovranno darsi da fare di più per capire questo genere di questioni interculturali, come i piaceri dello spettacolo politico

Da notare come gli articoli in questo filone si aggirino sempre sul sottile confine tra marcati stereotipi nazionali e mero razzismo, finendo per trovare peraltro - come si è visto - spunti interessanti nelle dichiarazioni e nella letteratura degli italiani stessi che, come abbiamo già spiegato in passato, sono un raro caso di popolo autorazzista.

Un ulteriore variante tende a spiegare l'anomalia italiana sulla base di ragioni che più che al paese in sè attengono esclusivamente alla personalità di Silvio Berlusconi. In questo caso, più che un'Italia come caso sociologico, viene presentata un'immagine di Berlusconi come caso clinico: e quanto fa ad esempio dal centro America El Siglo:

Mentre a Panama ci interroghiamo sull'idoneità di molte persone del governo entrante, in Italia Silvio Berlusconi è dibattuto fra belle donne per il suo governo. (..) Berlusconi ha uno stile molto particolare di intendere la politica: ottiene con il potere il clamore che il denaro non gli può comprare. (..) Si mettono in evidenza le mancanze che il potere come feticcio può sostituire. Da qui si spiega la mania insaziabile per le belle donne, le stupide dichiarazioni pubbliche che suscitano i commenti più diversi. Così come la ricchezza non compra la saggezza, il potere non va bene per chi lo cerca per saziare la sete di rispettabilità o di successo con l'altro sesso. In questi casi, è solo un feticcio che si insegue per soddisfare le proprie carenze umane

Un ultimo filone è quello che potremmo definire trasversalista e futurista: esso rovescia in una certa misura gli assunti dell'eccezionalismo, e presenta le vicende italiane come casi particolari di fenomeni più vasti, o come segni premonitori del futuro (non necessariamente roseo) che attende tutte le democrazie. Prendiamo per esempio questo articolo del New York, che ha commentato così le recenti foto di Putin a petto nudo:

La Russia è in effetti all’avanguardia di una nuova moda nel culto dei personaggi politici: è oggi possible per un uomo politico di essere un governante rispettato, temuto o odiato E una spensierata celebrità senza contraddizione. Questa fioritura è marcatamente diversa dagli abituali tentativi di “umanizzare” i leader. E’ equivalente a creare due avatar diversi – l’uomo investito da una carica e l’uomo-alimenta-tabloid. C’è il primo ministro Berlusconi e “Il Cavaliere”, il giullare priapico. Il Presidente Sarkozy e “Sarko”, il marito di Carla Bruni. Il primo ministro Putin e il centauro-sirenetto siberiano. (..) Il pro e contro di questo è che potrebbe diventare più difficile che uno scandalo personale finisca per rimuovere il politico dalla sua carica. Una volta che un capo dello stato è entrato nella sfera dei tabloid a fianco di Jon e Kate, ci ASPETTIAMO lo scandalo. Il contratto della fama da tabloid richiede una costante accelerazione. Ne abbiamo abbastanza dei pettorali di Putin – la prossima infornata deve essere più divertente, più oscura o più oscena. Da una parte questo significa che i misfatti privati di un politico verranno più facilmente perdonati se non impediscono le sue funzioni o comprendono l’abuso di denaro pubblico. Dall’altra questo aprirsi della dimensione della celebrità confonde ancora di più la questione di per cosa votano le persone: la figura pubblica o l’avatar da tabloid. E’ così che ci si ritrova con Sarah Palin

Sullo stesso tono The Irish Times:

il ritorno del porno dei politici può essere collegato direttamente al trapianto di capelli di Silvio Berlusconi nell'agosto 2004. Quando il primo ministro italiano ha accolto Tony e Cherie Blair indossando una bandana dopo l'intervento, è stato in quel momento che internazionalmente i corpi dei politici maschi sono tornati al centro del palcoscenico politico, anche se noi in questo paese restiamo attaccati al gansey. Altre nazioni non condividono il nostro senso del pudore. I loro uomini politici non vedono l’ora di spogliarsi, e poi di raccontarcelo

Non è raro che articoli di questo tipo - al contrario ad esempio di quelli esplicazionisti che fanno riferimento al carattere nazionale - finiscano per animare dibattiti interessanti, che permettono di gettare nuova luce su fenomeni noti. Ad esempio il canadese Globe and Mail ha fatto notare con acume che:

non c'è doppio standard più crudele di quello che c'è in politica, dove le donne per avere successo devono essere mature e possibilmente asessuate (vedi Margaret Thatcher e Angela Merkel). Per una donna, essere attraente è persino uno svantaggio. Invece gli uomini ottengono un punteggio extra se sono sciupafemmine, soprattutto nell'Europa continentale. In Europa il politico più ricco e di maggior successo è Silvio Berlusconi, un magnate dei media di 72 anni con un insaziabile appetito per 'le veline'

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