La Lega Nord, le celebrazioni dell'unità d'Italia e il mancato accorpamento del referendum. Quali sono i veri sprechi?


Come abbiamo segnalato ieri, il Presidente della Repubblica Napolitano ha sollecitato il governo a presentare un piano per le celebrazioni del 150° anniversario dell'unità d'Italia, che al momento pare non esista. Ciò a suscitato reazioni infastidite da parte della Lega Nord.

Il presidente dei deputati Roberto Cota ha ad esempio dichiarato che "in un momento come questo vanno evitate le celebrazioni elefantiache, le spese inutili e frammentate in mille rivoli. Altre sono le priorità e le esigenze della gente". Più diretto e verace, come è suo solito, Borghezio: "la mia ricetta è proprio quella di non spendere neanche una lira".

Ovviamente gli sprechi, quando sono veramente tali, sono sempre odiosi. Proprio per questo è curioso che questo virtuoso attacco provenga proprio dalla Lega Nord, partito che lo scorso giugno, impuntandosi nel non voler accorpare il referendum Segni-Guzzetta alle elezioni europee e amministrative, ha determinato uno spreco di risorse pubbliche compreso tra i 150 (fonte: Maroni) e i 500 milioni di euro (fonte: lavoce.info).

Il criterio opportuno per riconoscere uno spreco di denaro pubblico è confrontare l'entità della spesa con i benefici pubblici attesi. Nel caso del mancato accorpamento ricadute positive per il bene pubblico proprio non ce n'erano. Si può anzi sostenere che operare in favore di un basso tasso di partecipazione sia contrario agli interessi di una democrazia vitale. Palese era invece l'interesse particolare della Lega, che avversava in tutti i modi i quesiti referendari.

Nel caso delle celebrazioni dell'unità d'Italia l'interesse pubblico appare invece palese: mai come in questo momento in cui i simboli della nazione (dalla bandiera alla lingua, passando per l'inno) sono oggetto di quotidiani attacchi, c'è bisogno di riti che rinforzino quella "religione civile" che in altri paesi si manifesta ad esempio con l'ampia partecipazione popolare agli avvenimenti del 4 luglio negli USA o del 14 luglio in Francia.

Un'opinione questa che sembra essere oltretutto condivisa dalla stragrande maggioranza degli italiani: secondo un sondaggio condotto da Ipr-marketing per Repubblica, l'83% della popolazione pensa che l'anniversario debba essere festeggiato, percentuale che ironicamente si fa ancora più alta (85%) proprio al nord.

La maggioranza si riduce - pur restando schiacciante - tra gli elettori di centrodestra, tra i quali ben 3 su 4 sono favorevoli alle celebrazioni. Addirittura il 69% vedrebbe di buon occhio l'istituzione un giorno di festa nazionale in cui commemorare ogni anno l'unità d'Italia. Tanto basta per far concludere a Ipr-marketing che:

L`impressione è che l`insistenza leghista su determinati temi stia generando nell`area di opinione esterna al movimento un`analoga risposta, una sorta di radicalizzazione in direzione contraria: capace di condurre a esiti imprevisti, magari alla riscoperta e alla rivendicazione di principi all`apparenza dimenticati.

Va notato peraltro che anche il viceministro dello Sviluppo economico Adolfo Urso (PDL) ha rilasciato una dichiarazione del tutto corrispondente al taglio di questo post, rilevando:

«Le spese inutili semmai sono quelle che servirebbero per insegnare i dialetti nelle scuole o quelle impiegate per realizzare i referendum in una data diversa della elezioni europee»

Sembrerebbe dunque che, per una volta, l'opposizione, il Popolo delle libertà e la maggioranza degli italiani convergano nell'individuare un'interesse comune, meritevole di un investimento di risorse pubbliche: celebrare adeguatamente l'unità del paese. Interesse generale che evidentemente non coincide con quello particolare della Lega Nord. Per il quale il partito di Bossi - ce ne ha dato prova - è invece disposto a sacrificare quantità ingenti di denaro pubblico.

Foto | Flickr.

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