Ore 12 - Pd, che afa fà ...

altroChiacchiere da solleone nel Partito democratico. Ma la “linea”, nella canicola agostana, non c’è.

L’identità del partito è un optional e a tenere banco è la diatriba sulle alleanze. Non foss’altro per le vicine elezioni regionali del marzo 2010 che possono dare il colpo di grazia al Pd, relegandolo nell’angolino.

Il dato centrale resta uno solo: il Pd è “isolato” e non è “interlocutore” del Paese.

Per farlo “rientrare” in gioco la ricetta con più appeal (quella di Bersani/D’Alema) è quella di costruire un Pd “socialdemocratico” che torna ad essere alleato con il centro (quello “nuovo” di Casini), ma non escludendo quella sinistra capace di ritrovare una cultura di governo : insomma tornare al centrosinistra col trattino.

In altre parole, si deve cambiare la linea fallimentare seguita fin qui, prima da Veltroni e poi anche da Franceschini. Linea che ha portato al ko del governo Prodi, al ritorno in sella di Berlusconi, perdere le elezioni e quattro milioni di voti.

Bersani ripete ai suoi che “non si vince rincorrendo Di Pietro nell’antiberlusconismo ma con un credibile progetto di governo”. E soprattutto insiste sul refrain: “Non accetto lezioni di moralità da Di Pietro e inoltre io sono più antiberlusconiano di lui”.

Chissà perché nel Pd non hanno ancora capito una cosa semplice: il governo si conquista rispondendo ai problemi della gente. Ma non è mai troppo tardi.

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