Rassegna stampa estera: l'offensiva estiva della Lega e la questione meridionale


Dialetti, inno, bandiera, gabbie salariali, proibizione del burkini. Quella appena passata è stata senza ombra di dubbio la settimana dell'offensiva mediatica della Lega Nord. E il fatto non poteva certo passare inosservato all'estero.

A Toronto, in Canada, il magazine online Tandem è andato a chiedere agli italiani residenti in città la loro opinione sulle polemiche in corso in patria. Interessante, tra le altre, questa risposta:

Verdò è categorico sul fatto che l’identità italiana abbia un valore e non trattiene le sue critiche verso i suoi compatrioti che vivono nel Belpaese: “Viviamo all’estero ma penso che ci consideriamo più italiani degli italiani che vivono in Italia perché là non penso che abbiano ancora la loro identità a questo punto"

E mentre il provvedimento del sindaco di Varallo Sesia che proibisce il burkini è stato riportato, tra gli altri, dal Daily Telegraph e dall'agenzia di stampa cattolica internazionale Apic (che ha parlato apertamente di "Lega che manifesta la sua intolleranza"), il francese Le Figaro si è concentrato sulle gabbie salariali, alle quali a quanto pare non sembra essere contrario:

« Per lo stesso lavoro, stesso salario » : è dalle grandi negoziazioni salariali degli anni ’70, dai tempi in cui Giovanni Agnelli presiedeva la confindustria italiana, che questo assioma ha dominato la vita sociale del paese. Che sia torinese o siciliano, il metalmeccanico riceve lo stesso salario di base, che rappresenta spesso i tre quarti del suo stipendio. E questo in tutte le categorie professionali, quale che sia il mestiere e la qualificazione. Questa uniformità viene applicata molto spesso a danno della produttività dell’impresa e della performance del lavoratore. Ogni tentativo di rimediarvi si è scontrato con i rifiuti netti dei sindacati e con la prudenza del padronato. Ogni tre anni, il rinnovo dei contratti collettivi è oggetto di aspre negoziazioni tra le parti sociali a livello nazionale

Le Monde si è invece dedicato ad interpretare gli attacchi all'unità della nazione:

Per far passare questo messaggio, denunciato come “separatista” dall’opposizione e da una buona parte della destra e del centro, tutto è buono per rimettere in causa l’unità d’Italia attraverso i suoi simboli (l’inno, la bandiera, la lingua), per attaccare meglio il principio della solidarietà nazionale, come se il fossato tra il nord e il sud fosse un fatto a cui è preferibile abituarsi piuttosto che cercare di colmarlo. Ancora problematica, l’unità italiana festeggerà i suoi 150 anni nel 2011. (..) Il presidente del Consiglio è in grado di contrastare i progetti del suo alleato, che ha raddoppiato i suoi risultati alle elezioni europee di giugno e che cresce nei sondaggi, in particolare tra l’elettorato popolare? Il primo anno del suo terzo mandato da presidente del Consiglio è stato contrassegnato da numerose concessioni alla Lega. Si ritrova il suo marchio nell’inasprimento della politica della sicurezza, attraverso la creazione di “ronde cittadine” e l’istituzione del reato di immigrazione clandestina. Soprattutto, ha saputo imporre la sua agenda politica. Prenotando fin da ora, in pieno agosto, i temi di dibattito del rientro, la Lega si porta avanti

Divertente andare a vedere cosa scrive, a questo proposito, il sito nationspresse.info, vicino al Fronte Nazionale di Le Pen il quale soffre in patria la rivalità di nuove formazioni "identitarie" che si ispirano alla Lega Nord italiana. Comprensibili, in questo senso, le critiche del sito alle tirate regionaliste del Carroccio:

Da quando si è sentita spinta dalle ali politiche con l’accesso al governo italiano, la Lega Nord non cessa di fare il possibile per rimettere in causa l’unità italiana e i suoi simboli. E’ in un certo senso il suo modo di distinguersi dagli altri. In un’altra epoca, tutte queste buone anime avrebbero finito per soggiornare alle isole Lipari.. altri tempi, altri costumi; oggi la Lega Nord è presentata come “un vero modello” da tutti i movimenti identitari d’Europa, secondo il sito della Convenzione identitaria “francese”

Lo svizzero Le Temps, da parte sua, ha parlato esplicitamente di "unità d'Italia malmenata":

Per la Lega Nord e per il suo capo Umberto Bossi, è una strategia. Quasi un rituale. Mentre la classe politica italiana approfitta della tregua estiva, il mese d’agosto è l’occasionee per la formazione autonomista e xenofoba per occupare la scena mediatica, avanzare le sue proposte e lanciare le sue provocazioni. (..) L’offensiva su tutti i fronti della Lega provoca una certa preoccupazione anche nella maggioranza di destra. Il partito di Bossi, determinante in parlamento, è infatti in piena salute elettorale mentre Silvio Berlusconi è stato parzialmente indebolito dagli scandali che hanno riguardato la sua vita privata. (..) Silvio Berlusconi (..) in privato, avrebbe espresso la sua irritazione “Per far guadagnare lo 0,2% alla Lega, rischiano di far perdere il 2% a tutta la coalizione”. Tanto più che le rivendicazioni spettacolari della Lega scatenano una viva reazione da parte di altri partner della coalizione e di numerosi deputati meridionali del PDL

Sulle possibili reazioni meridionaliste si è concentrato in Olanda Het Parool:

La Lega guadagna molte preferenze con la sua critica a immigrati e meridionali, ma il Sud inizia a ribellarsi. Politici meridionali del partito di Berlusconi flirtano apertamente con il Movimento per l’Autonomia guidato da Raffaele Lombardo in Sicilia. Il partito di Lombardo è alleato di governo, ma è entrato ora in rotta di collisione. Ciò potrebbe costare voti a Berlusconi in Sicilia. La risposta del premier è la solita: promettere soldi, quattro miliardi di euro. Un Piano Marshall per il Sud, come l’ha chiamato entusiasticamente il premier. In Italia ciò richiama alla memoria la Cassa per il Mezzogiorno, che arricchì solo la mafia e i politici locali. Questa volta sarà diverso, promette Berlusconi. Lo scetticismo impera. Secondo il Corriere della Sera, Berlusconi sarà obbligato ad accomodare le richieste per evitare la decomposizione del proprio partito. L’economista ed ex-ministro Luigi Spaventa prevede che i soldi non andranno a nuove e promettenti aziende, ma solo ad amici del premier e ai suoi soci. “Non serve essere Leghista per preoccuparsi”, dice Spaventa.

L'Economist, da parte sua, ha titolato "Il mezzogiorno nel caos" ma ha invitato a non vedere solo tratti negativi nel meridione italiano:

Ci fu un tempo in cui i problemi del sud Italia (..) sembravano urgenti non solo per l’Italia ma per tutta l’Europa. In seguito nuovi membri con regioni perfino più povere sono entrati nell’Unione Europea ed il problema è scivolato fuori dall’agenda politica a Bruxelles e Roma. Il governo di Silvio Berlusconi non ha neanche un ministro per il mezzogiorno (..) Eppure i problemi della regione non sono spariti. (..) Gli italiani a volte parlano come se il divario tra nord e sud fosse eccezionalmente ampio. Nei fatti, però, la Spagna e il Belgio hanno differenze simili. Il PIL pro capite nel mezzogiorno è elevato quasi quanto quello israeliano (nonostante rimanga inferiore a quello di qualsiasi paese nella vecchia Europa dei 15). Nel 2007 Gioia Tauro, in Calabria, ha superato Algeciras, in Spagna, divenendo il più attivo porto di container nel Mediterraneo; e un eccezionale centro commerciale e ricreativo disegnato da Renzo Piano è stato aggiunto ad un immenso complesso per il carico-scarico merci a Nola, vicino Napoli. Alcuni dei migliori vini italiani vengono dalla Sicilia. Diverse delle sue località turistiche più sofisticate sono posti come Matera, in Basilicata. E per anni la Puglia è cresciuta vertiginosamente. Ciononostante il mezzogiorno ha ancora enormi problemi, che la recessione sembra stia aggravando

Per chiudere la rassegna, come non citare il commento (intitolato "Il paese diviso") che la tedesca Die Welt ha accostato ad un lungo reportage sull'ampio divario nei costi della vita tra il nord e il sud d'Italia:

Non è necessario apprezzare le grida populiste della Lega Nord per realizzare che il sistema di trasferimenti fiscali italiano è in bancarotta e che esso ha nutrito al sud una cultura di irresponsabilità. Al nord, non sono solo i sostenitori della Lega a sperare che la riforma federale in cantiere stimolerà il sud a produrre di più da sé e far sì che una più ampia parte del benessere resti al nord, là dove viene prodotto. Silvio Berlusconi, negli anni in cui è stato al governo, ha fatto molto poco per dissolvere le incrostate strutture italiane. Vedremo se il suo governo riuscirà a convincersi a fare un federalismo che corregga tutto quello che non ha funzionato negli ultimi decenni

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