Il Daily Telegraph, la sex addiction degli italiani e “La Repubblica”. Quando bisogna saper prendere le distanze dalla stampa estera


Se seguite le nostre periodiche rassegne della stampa estera, sapete che a polisblog riteniamo interessante indagare il punto di vista dei media stranieri sulle vicende italiane. A volte si scoprono commenti interessanti e rivelatori, che aprono gli occhi. Altre volte invece ci si imbatte in semplici sfottò.

Anche in questo secondo campo, tuttavia, bisogna saper avere senso della misura. Proprio quello che Celia Walden del Daily Telegraph sembra aver perso, a giudicare dal suo articolo di ieri. Nella prima parte, l’autrice ironizza sulle più recenti notizie su Berlusconi:

Povere infermiere che dovranno assistere Berlusconi nella clinica per dipendenze sessuali Me lo immagino già, il vecchio debosciato, invitare la più giovane a sedersi sulle ginocchia di Papi, o mentre dice alla sua terapista che sarebbe bellissima se sciogliesse i capelli, si togliesse gli occhiali e indossasse un bikini fatto di liquirizia. Sì, se i dottori proveranno a evitare una diagnosi di "caso senza speranza", potranno trovarsi in gravi difficoltà

Fin qui, niente da dire. L’ironia – anche pesante – su potenti uomini politici non è forse sempre utile ma dovrebbe in ogni caso essere permessa e, soprattutto, non mette in questione l’amicizia tra i popoli e le nazioni. Pensiamo alla quantità di ritratti ben poco lusinghieri che la stampa europea ha – legittimamente – dedicato a George W. Bush.

La parte problematica dell’articolo è infatti un’altra, quella in cui la Walden cerca di trovare una corrispondenza tra i comportamenti di Berlusconi e un presunto carattere nazionale italiano, seguendo uno schema piuttosto comune, che abbiamo già analizzato a fondo su queste pagine:

Togliere la 'dipendenza sessuale' a un italiano è come chieder loro di evitare la cadenza musicale quando parlano. I sintomi (sono andata a controllarli) si adattano allo stereotipo nazionale a buon titolo affibbiato agli italiani. "Avere un’ossessione profonda e non comune per il sesso che rende difficile impegnarsi o mantenere relazioni personali sane". Vero. “Impegnarsi in ragionamenti distorti, razionalizzando e giustificando spesso il proprio comportamento dando la colpa agli altri”. Vero. “Prendersi rischi, nonostante le potenziali conseguenze negative e/o pericolose" (..)

La base empirica per questa raffinata diagnosi? L’esperienza personale della Walden stessa, la quale, quando era studentessa a Siena, si beccò a quanto pare una volta un pizzicotto sul sedere da parte di un automobilista.

Il problema non è tanto il pezzo del Telegraph in sé, pur se intriso di imbarazzanti stereotipi nazionali, palesemente improbabili e al limite del razzismo (davvero la maggioranza degli uomini italiani “ha problemi ad avere relazioni personali sane”!?).

Ben più grave, infatti, è la maniera in cui “Repubblica” ha riportato la traduzione del pezzo nella sua homepage: senza neanche mezza parola di presa di distanza. Il fine di contrastare l’uomo politico Berlusconi – che è legittimo – non può giustificare infatti in nessun caso una tale propensione del quotidiano romano all’auto-umiliazione e all’auto-razzismo.

Più in generale, il rapporto con i commenti della stampa estera dovrebbe essere il più equilibrato e il meno aprioristico possibile, evitando di incensarli così come di scartarli a priori. Le osservazioni dei media stranieri meritano di essere dibattute. Se possibile, con argomenti.

Ciò che invece va certamente rifiutato con fermezza sono le offese ai simboli della nazione (come la copertina della Sueddeutsche Zeitung di qualche mese fa) e i più retrogradi stereotipi sul presunto “carattere nazionale” italiano, come quelli proposti dalla Walden.

E questo in nome non solo dell’amor patrio, ma anche semplicemente dell’amor proprio.

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