Vittorio Feltri nasconde le sue fonti. Mario Adinolfi si occupò di Dino Boffo nel 2005

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Su Dino Boffo, come sostenuto nei giorni scorsi da River, molte redazioni sapevano tutto. Da anni. Nessuno, eccetto Mario Adinolfi che della vicenda se ne occupò nel 2005, scrisse qualcosa sull’argomento.

Gli stessi intellettuali di sinistra che sostengono, giustamente, la necessità di vivere in un paese laico non hanno nemmeno tentato di spiegare la vicenda che avrebbe potuto evitarci molti interventi politici della CEI.

Ci voleva Vittorio Feltri. Al Giornale. A Libero, malgrado la vicenda è riconducibile alla sua permanenza presso questa testata, non ne fece accenno. Per questo motivo non può sostenere la sua totale indipendenza dal Premier. Il suo, condivisibile, attacco a Dino Boffo è politico.

Comodo nei panni del nuovo moralizzatore, il giornalista cita le fonti solo quando è sicuro di non creare un caso mediatico. Ergo, si attribuisce il merito screditando il lavoro fatto precedentemente dai colleghi.

Perché sul presunto acquisto illegale di Ezio Mauro sottolinea che il lavoro iniziale è di Franco Bechis (che ha preferito la vicedirezione di Libero a del Giornale) e su Dino Boffo omette la raccolta delle informazioni fatta da Mario Adinolfi?

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