70 anni fa con l'invasione della Polonia scoppiava la Seconda guerra mondiale. La lezione della storia


1 settembre 1939, l'esercito tedesco smonta le barriere al confine con la Polonia e penetra nel paese con la scusa di proteggere la minoranza germanica della zona di Danzica, il famoso "corridoio" concesso ai polacchi dopo la Grande guerra per avere sbocco al mare e che divideva il territorio metropolitano dalla Prussia Orientale e dalla sua capitale Königsberg. Purtroppo Hitler non si fermerà qui, ma in virtù del patto di non aggressione con il grande nemico sovietico definito Molotov-Von Ribbentrop dai suoi sottoscrittori, darà il via a quel Drang nach Osten che culminerà poi nella disastrosa invasione di Russia.

Tutto questo è storia, ma settant'anni dopo la domanda che ci poniamo è quale lezione abbia tratto l'umanità dal più disastroso conflitto che l'abbia flagellata. E la risposta è confortante, almeno dal punto di vista del Vecchio continente. I grandi conflitti d'espansione territoriale cessarono completamente con la pace del 1945, e l'Occidente imparò a sublimare le proprie rivalità in altri campi.

Diverso il discorso del Blocco orientale, che dovette attendere un quarantennio prima di liberarsi dal giogo dittatoriale del comunismo sovietico. Quando ciò avvenne si assistette a una rinascita sociale e culturale degli ex paesi-satellite, con la riunificazione della Germania e l'indolore separazione tra Slovacchia e Repubblica Ceca. L'ultimo vero conflitto si ebbe nei Balcani, con l'implosione del sistema slavo-titino che aveva creato un paese fasullo, la Jugoslavia. Dopo la morte di Tito non si poteva che tornare al passato, e anche qui seppur faticosamente possiamo dire che le neonate repubbliche di Serbia, Croazia, Slovenia, Macedonia e, recentemente, Montenegro abbiano accettato di coesistere e rispettarsi a vicenda.

Rimangono aperte le questione del Kossovo e di Cipro, ma molti passi avanti sono stati fatti. La nascita dell'Unione europea, seppur tra mille perplessità, ha rappresentato il definitivo punto di non ritorno e la consacrazione del nuovo ordine europeo. Se dunque il pericolo di una guerra nel Vecchio continente è stato definitivamente scongiurato, possiamo anche dire che ogni strascico delle vicende belliche di 70 anni fa sia stato cancellato?

In buona parte sì. Popoli tradizionalmente nemici come Francia e Germania sono ormai fratelli. Le dogane non esistono più e i lavoratori circolano liberamente all'interno dell'Unione. Lo stesso può dirsi per Usa e Giappone, anche per l'occidentalizzazione forzata voluta dagli americani cui comunque i nipponici seppero adattarsi talmente bene da superare i loro "colonizzatori" in molti campi economici nel giro di pochi decenni.

Discorso diverso per la parte territoriale, che ovviamente vide uscire una nuova cartina geografica dalla fine del conflitto. L'Italia dovette rassegnarsi alla perdita dell'Istria, dove si registrarono eventi drammaticamente luttuosi che sarebbe qui lungo elencare. Paradossalmente invece proprio la regione più aliena al nostro paese, quell'Alto Adige ereditato dalla Grande guerra, rimase all'Italia poiché certamente nè la Germania nè l'Austria potevano rivendicare alcunché.

Al di fuori dell'Europa la Seconda guerra mondiale significò anche la fine del colonialismo. Non solo le potenze sconfitte, ma anche le vincitrici negli anni che seguirono il 1945 dovettero progressivamente rassegnarsi a perdere ogni loro possedimento, generando una quantità di stati indipendenti che benché liberi dall'occupazione straniera passarono spesso dalla padella nella brace, andando incontro a feroci dittature.

È l'evoluzione della storia, che richiede un prezzo altissimo nella transizione verso la democrazia, punto di sbocco finale di ogni società libera. Un prezzo che purtroppo moltissimi paesi africani, asiatici e sudamericani stanno ancora pagando.

  • shares
  • Mail
5 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO