Bagnasco respinge le dimissioni di Boffo. Ma il direttore dell'Avvenire è un mentitore e un molestatore. Pubblicato l'atto che lo inchioda definitivamente


La Cei si schiera a difesa del direttore dell'Avvenire Dino Boffo, ma potrebbe pentirsene amaramente. A seguito della richiesta di numerosi giornalisti il tribunale di Terni ha reso pubblico il suo decreto di condanna. Da notare che è stato rifiutato l'accesso al resto degli atti, ma ciò non basterà per salvare Boffo dalla camionata di letame che gli sta piovendo addosso.

Leggiamo testualmente dal decreto penale di condanna, il cui soggetto è Boffo:

Del reato di cui all’articolo 660 c.p. perché, effettuando ripetute chiamate sulle sue utenze telefoniche nel corso delle quali la ingiuriava anche alludendo ai rapporti sessuali con il suo compagno (condotta di reato per la quale è stata presentata remissione di querela) per petulanza e biasimevoli motivi recava molestia a omissis. In Terni dall’agosto 2001 al gennaio 2002

Vi spieghiamo come sono andate le cose. Il nostro direttore - citiamo Malpica dal Giornale di oggi - avrebbe manifestato un debole per il fidanzatino della ragazza, allora 22enne, facendola oggetto di ripetute telefonate molestatrici dall'agosto 2001 fino al gennaio 2002. Alla fine la ragazza, una studentessa del Pontificio istituto peraltro, esasperata presenta un esposto in procura.

Il Boffo, convocato davanti al pm, sostiene in modo abbastanza inverosimile di non essere lui l'autore delle telefonate bensì un suo collaboratore (a Sat2000) tossicodipendente, poi morto. Ma la ragazza conosce bene Boffo, quindi la sua testimonianza viene ritenuta inattendibile. Di fronte a condanna sicura Boffo cede e rinuncia a opporsi al decreto di condanna pagando i 516 euro della multa.

Che sia omosessuale non vi sono dunque dubbi, visto che purtroppo la cosa preme ai settori più omofobi e retrogradi della Chiesa cattolica (drammaticamente ben rappresentati). Che sia un molestatore nemmeno. Cosa che dovrebbe configurare una certa prudenza nel predicare sobrietà agli altri, vedi editoriali di richiamo al Presidente del consiglio pre-pubblicazione del decreto di condanna.

Il trionfale successo del direttore del Giornale Feltri, che tra l'altro ha provocato un boom di vendite per il suo quotidiano da parte di una massa di lettori che non vedevano l'ora di veder cessare il clima di omertà intorno alle vicende di certi chiacchierati settori della Chiesa, si unisce alla figuraccia di tutti i giornali di sinistra; fatto questo sottolineato anche da Adinolfi, uno dei primi a sollevare il caso nel 2005.

Avvenire a parte, con Boffo che continua ridicolmente a parlare di diffamazione senza smentire, su Repubblica D'Avanzo parla ancora di "aggressione punitiva". Sul Riformista Polito parla di olio di ricino e "regime". Sull'Unità la nostra Concita De Gregorio scrive il seguente umoristico epitaffio:

"Stracci lerci, veline confezionate su commissione, si dice, sembra che, una fonte anonima ci assicura. Esecutori di gambizzazioni a mezzo stampa ingaggiati a suon di milioni dal Presidente del Consiglio."

Neanche la vergogna conoscete, cari colleghi. O l'onestà intellettuale, quando avete torto, di ammetterlo. Questo è il sistema dei media italiani, asserviti ai loro padroni e ai loro partiti di riferimento quando non alla Chiesa stessa. Poi non lamentatevi se il web vi seppellirà.

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