Due pesi e due misure. Quando a querelare erano Prodi e D'Alema



Dunque la notizia del giorno è che dopo Repubblica Berlusconi ha querelato anche l'Unità, sollevando un ulteriore vespaio e mettendo in agitazione tutta la Federazione della stampa che preannuncia iniziative di vario genere. A questo si aggiunga la raccolta di firme promossa sempre da Repubblica che ha raggiunto quota 220.000 firme, tra le quali l'intera intellighenzia culturale di sinistra come ai bei tempi che furono (vedi Manifesto contro Calabresi & co.).

Orbene, quello che vogliamo dire chiaro e forte è che Berlusconi sbaglia. Sbaglia a usare le armi della querela e le intimidazioni a sfondo economico nei confronti dei giornali che lo incalzano, anche se questi hanno superato in molti casi la soglia dello squallore mediatico, passando abbondantemente il segno. Ma sbaglia ugualmente, perché i fogli di opposizione fanno il loro mestiere d'opposizione e non si contano i casi in cui anche i quotidiani di destra (Libero, il Giornale e Panorama che esce oggi col titolo "Mistero Boffo") hanno fatto lo stesso.

Qui sta il punto però. Gli stessi che come oggi D'Alema parlano di «Quest’uomo (Berlusconi) che è determinato a mantenere il suo potere, a reagire con violenza contro le voci critiche, aprendo una fase delicata nella vita del Paese», non hanno esitato a usare le stesse armi quando erano i loro il bersaglio di simili campagne mediatiche. Il nostro Lider Massimo ha fatto addirittura di peggio, citando Forattini per una vignetta apparsa su Repubblica e di chiaro stampo satirico.

Romano Prodi
dal canto suo ha querelato il Giornale all'epoca dell'affaire Nomisma, quando l'agenzia da lui presieduta fu al centro di un misterioso caso di sparizione di un dossier del valore di 10 miliardi; scomparsa in seguito alla quale ottiene l'assegnazione di un nuovo studio dello stesso valore che risultò poi esserne l'esatta fotocopia.

In quell'occasione Prodi chiese 8 miliardi di risarcimento ma perse la causa per "infondatezza delle sue doglianze". Ma ciò che più conta è che non vi furono raccolte di firme, nè scioperi della Fnsi nè tantomeno apocalittici lamenti sul pericolo per la libertà di stampa blablabla. Anche i colleghi di Forattini, alquanto imbarazzati per l'iniziativa dalemiana, all'epoca si limitarono a manifestare un vago dispiacere solidale al loro scomodo collega, sottendendo tuttavia che avesse anche esagerato con parole tipo "la satira dovrebbe essere libera, ma..."

Due pesi e due misure, dunque. Tipico costume italiano, cui noi vogliamo sfuggire sottolineando chiaramente che oggi Berlusconi sta commettendo un grave errore, esattamente come lo commisero Prodi e D'Alema nelle occasioni citate. E se ci permettete, sarebbe anche ora di finirla di vedere la propria parte politica sempre dalla parte della ragione e i "nemici" sempre nel torto come se fossimo a San Siro.

Ma forse questa è davvero una pretesa eccessiva.

Nella foto: la vignetta per cui D'Alema querelò Forattini nel 1999

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