Governo: il toto-ministri

Pierluigi Bersani ci proverà a mettere in piedi un suo Governo, per questo al momento è impegnato a trovare voti e soprattutto il modo di conquistare il Movimento 5 Stelle. E il gioco dei toto-ministri, in tutto questo, assume un ruolo sempre più importante. Perché sarà anche attraverso i nomi dei futuri ministri che Bersani vuol far vedere di essere davvero pronto a cambiare il passo e procedere sulla strada del rinnovamente. Niente D'Alema o Fioroni, per capirci, ma nomi nuovi per un governo di qualità, che faccia tentennare l'M5S. Ma ovviamente, non si possono lasciar fuori persone come Vendola o - se arrivasse l'appoggio - Mario Monti. Vediamo un po' i primi nomi che hanno iniziato a circolare.

In cima ai pensieri di Bersani c'è quello di rendere il ministero dello Sviluppo un "superministero". Un po' perché il segretario del Pd è affezionato a quel ruolo, visto che fu in quella veste che, nel secondo Governo Prodi, lanciò le lenzuolate di liberalizzazioni che lo portarono alla ribalta, un po' perché, come dice lui, "bisogna trovare un presidio per l’economia reale e per la crescita". E chi sarebbe l'uomo adatto a quel ruolo?

Si parla sempre di più di Enrico Letta, numero due del Pd, ex enfant prodige e già ministro dell'Industria nel 1998 (Governo D'Alema). Il nome sembra indovinato - lo rilancia anche l'HuffPost - perché Letta è un politico che ha esperienza nel campo e di cui Bersani si fida. Se quello dello Sviluppo dev'essere il ministero chiave allora ad occuparlo non può che essere una persona fidata, meglio evitare tecnici con cui è facile che si creino incomprensioni.

E gli altri? Quale sarà il ruolo di Nichi Vendola? Per il leader di Sel si pensa a un ruolo importante ma più che altro simbolico: vicepremier. Un modo per dargli la ribalta ma senza consegnargli potere effettivo. Altri posti fondamentali sono quelli del ministro degli Esteri e del ministro dell'Economia. Provare a leggere la palla di cristallo si fa più dura, ma si può partire da alcune cose certe. Gli Esteri sono sempre stati una prerogativa di Massimo D'Alema, ma il lider massimo al momento non sembra la persona più adatta per un Governo che segni una forte discontinuità con il passato.

Per il ruolo di ministro degli Interni, si è parlato di Emanuele Fiano e per il Ministero del Lavoro si è fatto riferimento a Guglielmo Epifani. Ma non si esclude la possibilità che questi ruoli vadano a persone come Francesco Boccia e Alessia Mosca. Per la Sanità si sente circolare il nome di Mauro Ferrari. Piero Grasso era invece in pole position per il ministero della Giustizia, ma la sua elezione a presidente del Senato ha cambiato tutto, si parla quindi di Andrea Orlando. Gotor potrebbe essere l'uomo giusto per l’Istruzione.

Tutto è ancora in forse, il Governo Bersani in primis, ma è chiaro che bisognerà puntare sulle competenze, su professionisti e tecnici. E non riempire le caselle per accontentare tutti. Ed ecco che si parla spesso di Stefano Rodotà e Fabrizio Barca, professori, o imprenditori come Giuseppe De Rita, fra i quali anche Carlo Petrini di Slow Food, addirittura qualcuno parla di Don Ciotti.

E gli altri? Potrebbero entrare Epifani (Lavoro?), Padoan (Economia, un tecnico), il renziano Del Rio .

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