Berlusconi contro l’Unione Europea. L’insaziabile bisogno di nemici del berlusconismo


Ieri ho cercato di illustrare su queste pagine perché – a mio avviso – il conflitto tra l’Italia e l’UE costituirà un fenomeno sempre più frequente nei prossimi anni: alla debolezza dell’opposizione politica interna tenderà infatti a corrispondere quasi automaticamente un rafforzamento della polemica del governo verso attori esterni – come l’UE.

Questo in parte perché cercare di eliminare ogni conflitto e contestazione è un’impresa vana, una vera e propria fatica di Sisifo. Un po’ come cercare di cancellare la prostituzione da una città: il massimo che si può riuscire a ottenere è il suo spostamento da un quartiere all’altro. E in questo caso, il conflitto si sposta (anche) verso il livello europeo.

Ma questa è solo una parte della storia: l’altra fondamentale argomentazione a sostegno della mia previsione ha infatti a che fare con la natura profonda del berlusconismo, che in quanto fenomeno politico populista ha bisogno di nemici come dell’aria che respira.

Fin dalle sue origini, l’impresa politica di Berlusconi ha tratto il suo successo dal suo essere “contro” qualcosa: contro la sinistra e “i comunisti”, in primo luogo; contro Prodi-vampiro succhiatasse, quando all’opposizione. Contro gli immigrati, all’occorrenza (anche se quello è più il terreno di caccia della Lega).

Soprattutto, il berlusconismo si è affermato come fenomeno anti-politico, nel senso di “contro la politica” nell’accezione “Prima Repubblica” del termine, che in quanto tale godeva a buon titolo (e gode tuttora) di scarsa reputazione tra gli italiani.

Se Berlusconi è tanto popolare, questo non è dovuto tanto al fatto che gli elettori credano o confidino davvero nelle sue promesse luccicanti – dalle famose “tre I” dell’istruzione al ricorrente miraggio del “miracolo italiano”. Sono semplicemente troppo cinici per farlo.

Molto più prosaicamente, lo votano perché lo vedono come “contro” molte delle cose che loro stessi detestano: uno Stato che ha dato nella storia tali e tante prove di inefficienza da aver messo in questione la stessa reputazione di tutto ciò che è “pubblico”. Una sinistra identificata a torto o a ragione con la “vecchia politica” e con tutti i suoi difetti, oltre che con il “pubblico” in sé.

In questo senso è corretto parlare di “populismo” per descrivere il percorso della destra italiana degli ultimi 15 anni (l’ha riconosciuto anche Fini): un appello al popolo contro le istituzioni farraginose della politica che – in questa rappresentazione – ne distorcono la volontà invece ben incarnata dal capo carismatico.

Con il suo quarto governo, tuttavia, Berlusconi entra in una fase inedita e piena di rischi, che è paradossalmente proprio una conseguenza del suo troppo successo: la “sinistra” non c’è più. Se non è del tutto sparita, è palesemente troppo debole per costituire un nemico plausibile.

E di un nemico il berlusconismo ha bisogno come l’aria perché, come si è visto, trae la sua linfa vitale dal suo opporsi a qualcosa, più che dalla sua progettualità verso l’avvenire. Esso è dunque una creatura bizzarra, che vive di un legame simbiotico con i suoi nemici.

Il vuoto lasciato dall’evanescente PD è stato evidentemente occupato in qualche modo da altri: Repubblica, la stampa estera, forse oggi perfino la Chiesa. Ma tutto questo non basta e non può bastare: c’è urgente bisogno di un avversario dal carattere più marcatamente politico e istituzionale.

L’UE è una candidata ideale. Niente meglio di un’istituzione mastodontica, burocratica e out of touch come l’Unione per fare da alter-ego negativo contro il quale affermare le pretese virtù del berlusconismo: il legame diretto leader-popolo, la semplificazione dei meccanismi di rappresentanza, il decisionismo fondato più sulle apparenze che sulla sostanza.

Se la si situa all’interno di questo quadro, la decisione del Cavaliere di prendere di mira proprio l’UE, in un momento in cui così tanti fronti di conflitto sono già aperti, non sembra più quel gesto egomaniaco, irrazionale e sprovveduto che potrebbe apparire a prima vista.

E l’esito di una possibile escalation polemica tra Italia e Unione nei prossimi anni non è affatto scontato. Al contrario di quanto molti ingenuamente suggeriscono, infatti, l’annichilimento di Berlusconi – reo di essersi misurato con “qualcosa di troppo grande perfino per lui” – non è in alcun modo l’unico risultato possibile.

Ne parleremo presto, in un altro post.

L'immagine originale di Berlusconi-joker è di Vincosblog.

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