Berlusconi contro l’Unione Europea: le possibili conseguenze di uno scontro


Nei giorni scorsi ho cercato di mettere in evidenza come un’escalation polemica tra l’Italia di Berlusconi e l’Unione Europea sia uno sviluppo probabile per gli anni a venire. Innanzitutto per la debolezza dell’opposizione interna (vedi alla voce PD), che apre spazi all’intervento di attori esterni.

In secondo luogo, per il bisogno innato di nemici che anima il berlusconismo come fenomeno populista. Nel momento in cui la sinistra cessa di essere un avversario credibile, contro cui far risaltare le virtù dell’“appello al popolo” della destra italiana, c’è bisogno d’altro.

L’Unione Europea è un candidato ideale al ruolo di nemico, per varie ragioni, e l’esito di un eventuale scontro Berlusconi-UE è tutt’altro che scontato. Il Cavaliere ha altrettante possibilità di uscirne distrutto quante ne ha l’Unione di risultare – alla fine delle ostilità – ulteriormente indebolita. Vediamo perché.

Innanzitutto, va notato che lo screditamento della Comunità Europea è uno schema politico redditizio per gli attori politici nazionali, negli ultimi anni sperimentato ampiamente e con successo in vari paesi del continente.

La Francia ad esempio, che negli anni di Chirac (ma non solo), ha sistematicamente dato il suo assenso in sede europea a una serie di evoluzioni che avrebbero inciso sul mercato del lavoro e sul welfare del proprio paese.

Nell’arena della politica interna, però, i politici francesi (di destra e sinistra) prendevano regolarmente di mira il “neoliberalismo europeo” di “ispirazione americana” (grave offesa oltralpe), che rischiava di mettere in pericolo il “modello sociale francese”, rappresentato sistematicamente (con molta esagerazione) come “il migliore dei mondi possibili”.

Inutile dire che i politici francesi hanno tratto grande vantaggio da questo doppio gioco, adempiendo ai loro doveri di “buoni europei” nel contesto dell’Unione, ma fomentando al tempo stesso il risentimento degli elettori francesi verso l’UE, di cui poi si accaparravano il voto polemizzando di tanto in tanto contro “le politiche neoliberiste imposte dall’Unione”.

L’effetto collaterale di tutto questo è stato che al referendum del 2005 sulla Costituzione Europea, i francesi si sono inaspettatamente pronunciati in maggioranza per il “no”, nonostante il fatto che tutte le principali formazioni politiche di governo e di opposizione si fossero spese disperatamente per il sì.

Da allora, l’Unione è entrata in una fase difficile, in cui pare aver esaurito momentaneamente la propria spinta evolutiva. Ulteriori riforme che la rendano più attiva, più presente, con un’identità più chiaramente definita e più vicina ai cittadini sembrano al momento impraticabili.

L’esito di questo indebolimento è – paradossalmente – un’accresciuta appetibilità, per le forze politiche dei paesi membri, della strategia consistente nel polemizzare contro l’Unione, additandola come origine dei propri mali. Ed è sorprendente in questa prospettiva constatare come in Italia il PdL abbia finora fatto (relativamente) poco uso di questa tattica.

Una campagna martellante contro “le colpe dell’Unione”, che utilizzasse il potere di fuoco mediatico a disposizione del Presidente del Consiglio, avrebbe ampie probabilità di trovare terreno fertile in Italia. L’Unione può infatti essere dipinta come una versione all’ennesima potenza di tutto quello gli italiani hanno nel corso dei secoli imparato a detestare: lo Stato, la burocrazia, la lentezza delle contrattazioni politiche, l’impermeabilità delle istituzioni alle richieste popolari.

Alcuni tipi di polemica sono già stati tentati: dal Tremonti che accusava l’Unione per l’inflazione post-euro (invocando “l’1 euro di carta” come panacea), al più recente Alfano che – senza timore di cadere nel ridicolo – attribuisce i cronici problemi di affollamento delle carceri italiane ad un’immigrazione “di cui dovrebbe farsi carico l’Unione”.

Ed è proprio l’immigrazione a costituire il campo da cui Berlusconi potrebbe partire per un’offensiva ad ampio raggio – e ad intensità crescente – contro l’Unione. Traendone profitto politico in termini elettorali e di consenso, anche se probabilmente, come purtroppo spesso accade, senza ricadute positive per i problemi del paese.

Chi ritiene che da uno scontro di questo tipo Berlusconi possa uscire distrutto, tende probabilmente a sopravvalutare l’Unione, che è in questa fase storica un’entità molto più debole di quanto possa apparire. Una “messa in quarantena” dell’Italia per presunti deficit democratici – come quella dell’Austria di Haider di qualche anno fa – non sembra praticabile, perché arriverebbe con un ritardo difficilmente giustificabile.

Più probabile che l’eventuale intensificarsi degli scontri Italia – UE finisca sì per isolare ancora un po’ l’Italia nel consesso internazionale (un po’ come la Polonia dei fratelli Kaczyński di qualche anno fa), ma contribuisca allo stesso tempo a rimettere ancora più in questione la legittimità delle istituzioni europee di fronte alle opinioni pubbliche di tutto il continente.

Non sarebbe la prima volta – lo abbiamo visto – che un indebolimento dell’Europa viene accettato come effetto collaterale di una campagna di opinione tutta interna, volta a coltivare consenso elettorale per i partiti di governo. Quegli stessi che, a ben vedere, sono i primi responsabili di debolezze ed inefficienze dell’Unione.

L'immagine originale di Berlusconi-joker è di Vincosblog.

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