Elezioni 2013: dieci domande ad Antonio Ingroia

Antonio Ingroia

    In vista delle imminenti elezioni politiche 2013, Carlo Gubitosa, firma "ospite" su Polisblog, si occupa di fare una serie di dieci domande ai candidati. Alcuni risponderanno. Altri no. Ne daremo comunque conto. Cominciamo con Antonio Ingroia. La parola a Carlo Gubitosa e al suo intervistato. Alberto Puliafito

Rivoluzione civile è una delle più interessanti novità del panorama politico che guardano “a sinistra”. Ma la sua nascita non è stata indolore, né priva di polemiche e nodi critici. Per questa ragione ho molto apprezzato la disponibilità di Antonio Ingroia a rispondere a dieci quesiti, certamente non facili e non accomodanti, che riguardano la sua iniziativa politica.

1. CANDIDATURE. Per Cecilia Strada, presidente di Emergency, dentro Rivoluzione Civile "hanno blindato come capilista i dirigenti di partito e ora sento la delusione dei cittadini che avevano sperato e ci avevano messo il loro entusiasmo". Domenico Finiguerra ha motivato il suo rifiuto di candidarsi come capolista al Senato in Lombardia per Rivoluzione Civile con "candidature catapultate sui territori che scavalcano ovunque i rappresentanti locali a favore dei segretari di partito e loro fedelissimi, tutti ben protetti e blindati". Per Salvatore Borsellino "la scelta dei compagni di viaggio non è stata quella che avrei voluto, è assolutamente mancato, nella gestione delle candidature, il contatto umano". In generale, scorrendo le liste di "Rivoluzione Civile", l'impressione e' quella che i candidati si dividano tra quelli spinti dai partiti e quelli cooptati da lei. Ci sono stati dei meccanismi aperti e partecipativi per individuare "dal basso" personalita' ed esperienze significative, anche se estranee ai partiti che la sostengono e alla sua sfera di conoscenze personali? Sulla scelta dei candidati ha pesato anche la visibilita' mediatica e la notorieta'? Come risponde alle critiche di Strada, Finiguerra e Borsellino?

Il mio appello di dicembre era rivolto alla società civile e alla buona politica. Hanno risposto quattro partiti, quelli maggiormente impegnati sul fronte della legalità e del lavoro. Ho chiesto loro di fare un passo indietro, hanno rinunciato a simboli e visibilità. Io sono il garante, sono capolista in tutte le circoscrizioni alla Camera: subito dietro di me solo esponenti della società, pienamente protagonista del movimento. Tutti hanno seguito passo passo la nascita di Rivoluzione Civile. Non so perché alcuni abbiano cambiato idea strada facendo, ma sono convinto che sulla bontà delle nostre proposte torneranno a fare il tifo per noi.

2. QUESTIONE MORALE. Nel programma di "Rivoluzione Civile" c'e' un punto espressamente intitolato "per una nuova questione morale ed un'altra politica". Il 26 gennaio 1989, durante un discorso pubblico in una scuola di Bassano del Grappa, Paolo Borsellino ha sostenuto che le organizzazioni politiche dovrebbero prendere le distanze da certi comportamenti opachi, anche senza aspettare una sentenza definitiva della Magistratura. Per dirla con le parole del magistrato, "c'è il forte sospetto che dovrebbe, quanto meno, indurre i partiti a fare grossa pulizia, a non soltanto essere onesti, ma apparire onesti facendo pulizia al loro interno di tutti coloro che sono raggiunti comunque da episodi e fatti inquietanti". In questa prospettiva, le chiedo se ritiene compatibile con questa idea di "altra politica" la candidatura come capolista al Senato in Puglia e Basilicata di Aniello di Nardo (ex DC, ora IDV), a suo tempo indagato dalla procura di Napoli per quella che e' stata descritta come una "Tangentopoli Napoletana", ovvero una inchiesta relativa al malaffare gestito dall’ex provveditore alle opere pubbliche della Campania e del Molise, Mario Mautone. Di Nardo fu intercettato in una conversazione telefonica durante la quale caldeggiava presso Mautone l’affidamento di incarichi a due architetti: "Mi raccomando, sono due amici di Cristiano [Di Pietro, ndr] ai quali non bisogna far prendere collera...". Ritiene che le raccomandazioni, anche se non penalmente rilevanti, saranno comunque politicamente, moralmente e culturalmente sanzionabili con la "nuova questione morale" che vuole aprire il suo movimento politico?

Non conosco il contenuto di quella intercettazione, ma so per certo che Di Nardo non ha alcun procedimento giudiziario in corso. Le raccomandazioni non sono compatibili politicamente, moralmente e culturalmente con il nostro movimento. Sulla questione morale, mi ispiro alle parole di Enrico Berlinguer, sempre attuali: “La questione morale, nell'Italia d'oggi, fa tutt'uno con l'occupazione dello stato da parte dei partiti governativi e delle loro correnti, fa tutt'uno con la guerra per bande, fa tutt'uno con la concezione della politica e con i metodi di governo di costoro, che vanno semplicemente abbandonati e superati. Ecco perché dico che la questione morale è il centro del problema italiano.

3. DIRITTI CIVILI. Nel programma che lei ha sottoscritto il 10 gennaio scorso assieme a Ferrero, Diliberto, Di Pietro, Orlando, Bonelli e De Magistris si parla genericamente di "riconoscimento dei diritti civili, degli individui e delle coppie, a prescindere dal genere". Scendendo nel dettaglio, lei pensa che il matrimonio e l'adozione siano degli istituti che dovrebbero essere aperti a coppie di ogni genere ed orientamento sessuale?

Sì. Rivoluzione Civile è favorevole al riconoscimento della piena parità di diritti, inclusi matrimonio e adozione. Del resto è un punto chiarissimo del nostro programma.

4. RAZZISMO. Nel suo programma c'e' scritto che "contrastiamo ogni forma di razzismo e siamo per la cittadinanza di tutti i nati in Italia e per politiche migratorie accoglienti". Le chiedo in che misura considera questa affermazione di principio compatibile con la cultura leghista, e con candidature di politici provenienti dal leghismo. Mi riferisco in particolare alla candidatura come capolista al senato in Veneto di Antonio Borghesi, deputato IDV con trascorsi nella Lega Nord, per la quale ha ricoperto incarichi istituzionali di rilievo come Presidente della Provincia di Verona. Pensa che la candidatura di Borghesi sia espressione della societa' civile e di quella forte legittimazione popolare "di sinistra" che si attribuisce al suo movimento politico? Se non e' cosi', il nome di Borghesi, in qualita' di capogruppo uscente dell'IDV alla Camera, e' stato uno tra tanti compromessi necessari per ricomporre le esigenze e gli interessi dei vari partiti che si riconoscono sotto il suo simbolo?

Borghesi si è distinto per una serie di battaglie, insieme con il suo partito. Ricordo che l’Italia dei Valori è stata l’unica forza parlamentare a esprimere una opposizione seria e costruttiva sia al governo Berlusconi che al governo Monti. Borghesi ha votato contro tutte le leggi razziste della Lega, sia quelle legate al reato di clandestinità che all’istituzione dei Cie. Ha votato contro i respingimenti e ha presentato con il suo Gruppo parlamentare disegni di legge che vanno nella direzione dell’accoglienza e dell’integrazione. Se è razzismo questo…

5. ECONOMIA. Dalla lettura del suo programma non emerge con sufficiente chiarezza qual e' il modello economico a cui si ispira la sua proposta politica. Lei prende in considerazione l'ipotesi di un ritorno alla sovranita' monetaria oppure pensa che l'Euro non si possa mettere in discussione? Il debito pubblico va accettato e onorato senza discutere oppure se ne potrebbe rigettare o negoziare la sua componente speculativa come ha fatto l'Ecuador?

(Le domande per un mio colpevole ritardo hanno preceduto la pubblicazione del programma esteso che si trova a questo link: https://www.rivoluzionecivile.it/wp-content/uploads/2013/02/Programma_Rivoluzione_Civile_Ingroia.pdf) Rivoluzione Civile è convintamente europeista e nessuno di noi ha mai pensato di uscire dall’euro. Tra l’altro non si può deciderlo unilateralmente, se non modificando la Costituzione. Certo, vogliamo che l’Europa della finanza diventi l’ Europa dei popoli. Per fare questo è necessario impegnarsi per rinegoziare il fiscal compact, ed uscire da politiche regressive che impediscono ai Paesi di uscire dalla recessione. Vogliamo un’Europa giusta, dove non accada che la Grecia sia costretta a comprare carri armati dalla Germania che ha in mano le chiavi del suo debito. Per quanto riguarda il programma economico la soluzione è più semplice di quanto vogliano farla apparire: basta con le poltiche neoliberiste che hanno clamorosamente fallito laddove sono state applicate. Le faccio un esempio concreto. Rinunciare alla Tav e al ponte di Messina è utile per recuperare risorse e lanciare un grande piano di risistemazione del territorio. Combattere il dissesto idrogeologico del nostro Paese consentirebbe non solo di prevenire disastri che poi ci costano vite umane e tanto denaro quanto una finanziaria all’anno, ma anche di creare sana occupazione che può invertire la spirale della recessione. Le faccio un altro esempio. E’ necessario mettere a norma la maggior parte degli edifici scolastici del Paese. Anche questo porta lavoro e rilancia l’economia. Dove prendere i soldi? Ad esempio rinunciando all’acquisto degli F35 e dei sommergibili. Al netto della mora da pagare abbiamo soldi da spendere per molti anni. Ma la madre di tutte le nostre proposte è il progetto Ingroia-La Torre-Ferri per recuperare, attraverso l’istituzione dell’Alto commissariato per l’acquisizione dei beni di provenienza criminale, i soldi della mafia, dei corrotti-corruttori, della grande evasione fiscale. Sottolineo grande, perché la battaglia non va fatta contro i piccoli evasori strozzati dalle politiche di Berlusconi e Monti. Parliamo di un fatturato di 180 miliardi di euro l’anno. Ha idea di quello che si può fare con solo un decimo di quei soldi? Possiamo spendere in servizi sociali, in welfare, in lavoro, in riconversione verde dell’economia.

6. REDISTRIBUZIONE. Attualmente, dai 75mila euro/anno di reddito in su, vale per tutti la stessa aliquota del 43%. Ma nel suo programma si parla solo di tassa patrimoniale, e non si fa menzione delle imposte sui redditi piu' alti. Per alleggerire la pressione sui ceti medio-bassi, colpiti dalle misure di austerity del governo Monti, ritiene opportuno aumentare la leva fiscale sui redditi dai due milioni di euro/anno in su, equivalenti a quei 500 milioni di lire/anno di reddito che nel 1973 facevano scattare un'aliquota del 73%?

Lo dice la Costituzione, l’imposta deve essere progressiva. Dal nostro programma: vogliamo eliminare l’IMU sulla prima casa, estenderla invece agli immobili commerciali della Chiesa e delle fondazioni bancarie. Vogliamo una patrimoniale progressiva che colpisca le grandi ricchezze immobiliari e finanziarie ed in particolar modo il 5% della popolazione super ricca. Vogliamo alleggerire la pressione fiscale sul lavoro e sull’impresa ed aumentarla sulle rendite e i grandi patrimoni. Vogliamo rimodulare le aliquote, diminuendo il prelievo fiscale per i redditi medio-bassi. Siamo contrari all’aumento della tassazione indiretta che colpisce in maniera non progressiva e dunque colpisce di più chi ha di meno. E’ chiaro poi che bisogna ridurre il cuneo fiscale e abbassare il costo del lavoro. Non possiamo permetterci di avere milioni di disoccupati. L’economia non può crescere se tutti licenziano. Va però invertito anche in questo caso il paradigma iperliberista per cui più flessibilità vuol dire più lavoro. Le riforme Sacconi e Fornero ci hanno detto proprio il contrario. Più si liberalizza il mercato del lavoro e più, soprattutto in situazione di recessione, aumenta la disoccupazione. Bisogna abrogare la riforma Fornero e, soprattutto, bisogna abrogare tutte le forme di contratto atipico. Deve esistere per i giovani un contratto di apprendistato, poi contratti a tempo determinato e indeterminato, con il primo che costa più del secondo, come avviene in molti Paesi europei. Parallelamente bisogna tornare a parlare di diritti. Ci sono intere generazioni di giovani che non ne hanno mai sentito parlare. L’articolo 18, ad esempio, sembra non gli interessi. Invece non è così. Dobbiamo ridare lavoro, diritto al lavoro e diritti sul lavoro.

7. SCUOLA. Nel suo programma si afferma "il valore universale della scuola, dell'università e della ricerca pubbliche". Ma cosa propone di fare con i finanziamenti agli istituti privati? Il suo modello di scuola privata e' "senza oneri per lo stato"?

Bisogna che la scuola e l’università pubblica tornino ad essere centrali nel nostro sistema. Negli ultimi anni, anche quando si facevano tagli inverecondi al pubblico venivano finanziate scuole e università private. Questo processo va invertito, il nostro riferimento è l’articolo 33 della Costituzione: “Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.” Per quanto riguarda la ricerca e la formazione, invece, le faccio un esempio: ci sono 31,2 miliardi che possono essere chiesti all’Unione Europea entro il 31 dicembre del 2013 per progetti di ricerca industriale o formazione dei giovani. Molte Regioni sono indietro nelle richieste e la maggior parte di questi soldi resteranno nelle casse dell’Ue. Noi abbiamo proposto l’istituzione di un nucleo di valutazione nazionale dei progetti per velocizzare queste pratiche e far sì che questi 31 miliardi possano essere richiesti entro il 2013 e spesi entro il 2015 come prevede la normativa europea. E’ chiaro? 31 miliardi che possono essere spesi in ricerca e formazione rischiano di andare in fumo. Quanta occupazione si può creare virtuosamente con questa montagna di denaro?

8. POLIZIA. A pochi mesi da una sentenza storica come le condanne nel processo Diaz, cosa l'ha spinta verso la candidatura di Claudio Giardullo del SILP? Lui e il suo sindacato di Polizia hanno espresso in piu' occasioni delle posizioni che su certi temi (come le dimissioni dei dirigenti sotto processo e condannati, i codici identificativi sulle divise degli agenti e l'introduzione del reato di tortura) sono state in aperto contrasto con le posizioni di organizzazioni come Antigone, Amnesty e i comitati che hanno seguito le vicende giudiziarie e politiche legate al G8 di Genova. Come spiega questa sua scelta di campo? Personalmente, lei e' favorevole o contrario all'introduzione dei codici identificativi sulle divise gia' impiegati in altri paesi per prevenire abusi ed eccessi? In altre parole, nella sua "Rivoluzione Civile" c'e' piu' destra legalitaria "alla Di Pietro" o piu' sinistra radicale "alla Ferrero"?

La scelta di candidare esponenti della società civile passa anche per la difesa della legalità. Su una sempre maggiore trasparenza dell’operato delle forze dell’ordine Giardullo la pensa come tutti noi. Non a caso questo è un punto importante del nostro programma. Personalmente sono favorevole all’introduzione di codici identificativi sulle divise. Non farei distinzione tra legalità e radicalità. Dobbiamo garantire la sicurezza senza abusi, ma mica solo nelle manifestazioni di protesta. Dobbiamo soprattutto garantire la sicurezza dei cittadini dalla violenza e dalla criminalità. Il mio parere su quanto accaduto nei giorni del G8 a Genova l’ho già espresso chiaramente: la ferita del G8 è stata una gravissima lacerazione del tessuto democratico, senza precedenti nella storia europea dal dopoguerra ad oggi. Del resto questo non è solo il mio pensiero, ma è quanto scritto per alcune di quelle sentenze, anche definitive.

9. MOVIMENTI. C'e' chi ha collegato la candidatura del poliziotto Giardullo e di Luigi Li Gotti (capolista al Senato in Sicilia, che nel processo Diaz ha difeso il superpoliziotto Gratteri, condannato in via definitiva per Falso Aggravato) con l'assenza di Lorenzo Guadagnucci, vittima di quella che gli stessi poliziotti hanno definito la "Macelleria Messicana" della scuola Diaz. La candidatura di Guadagnucci per Rivoluzione Civile, cosi' come quella di Vittorio Agnoletto, era stata sostenute dalle assemblee locali di "Cambiare si Puo'" in Toscana e Lombardia. Come mai non si e' tenuto conto delle indicazioni espresse da quelle assemblee? Come mai Agnoletto parla di un "veto" sulla sua candidatura? Cosa ha da dire alle persone che dopo aver partecipato con grande passione politica all'esperienza di "Cambiare si puo'" hanno rilevato che le indicazioni emerse delle assemblee sarebbero state ignorate per le candidature e le decisioni prese all'interno di "Rivoluzione Civile"?

Non c’è nessun nesso tra le due cose, né tanto meno non abbiamo tenuto conto di quanto emerso dalle assemblee di “Cambiare si può”. Sottolineo un punto però: abbiamo scelto di presentare candidati della società civile includendo ampia parte dell’associazionismo e del movimentismo. Abbiamo accolto da “Cambiare si può” e da altri movimenti i suggerimenti programmatici ma abbiamo democraticamente discusso e deciso tutte le proposte di candidature.

10. GUERRA. Nel programma politico che lei ha sottoscritto assieme a Ferrero e Diliberto si parla di "ritiro delle truppe italiane impegnate nei teatri di guerra", ma sappiamo bene che per la politica i teatri di guerra possono addirittura trasformarsi in "missioni umanitarie", come quella condotta in Serbia nel 1999 con l'appoggio dello stesso Diliberto che oggi e' capolista al Senato in Emilia per Rivoluzione Civile. Sappiamo anche che queste "missioni umanitarie" sono state rifinanziate in piu' occasioni anche col voto del PRC di Ferrero. Da questo punto di vista, che rassicurazioni puo' dare a chi teme che nelle aule del Parlamento le ragioni della Realpolitik possano nuovamente prevalere sulla ragionevolezza del disarmo?

Non lo dico soltanto io che la nostra missione in Afghanistan è diventata una missione di guerra. Vogliamo essere chiari: da quei fronti le nostre truppe devono essere ritirate. Ma i fronti non sono tutti uguali. Quello in Libano, ad esempio, permette da anni di fare da cuscinetto e ha contribuito a riportare la pace in quelle zone. E’ questo che devono fare le missioni Onu. Certo, siamo in una gravissima fase di crisi per cui, a malincuore, ma anche da lì dobbiamo ritirare le nostre truppe perché dobbiamo utilizzare tutte le nostre risorse per rilanciare l’economia e il lavoro nel nostro Paese.

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