Damiano (PD) a polisblog: "Trent’anni di liberismo hanno buttato il lavoro in un cono d’ombra"

intervista cesare damiano

Classe 1948 e con una trentennale esperienza come sindacalista nella Fiom Cgil, Cesare Damiano ha ricoperto la carica di Ministro del Lavoro e della Previdenza sociale durante l’ultimo Governo Prodi. Attualmente siede in Parlamento nei banchi del PD, partito del quale è capogruppo della Commissione lavoro. Insieme a Tiziano Treu è fondatore del Consiglio di Amministrazione della Fondazione Europa, Lavoro, Impresa.

Conduce ogni martedì la trasmissione Lavoro&Welfare su RED TV (canale 890 di Sky), trasmissione dedicata completamente ai temi dell’economia e del lavoro. Lo abbiamo incontrato per voi...

Onorevole Damiano, durante una videoconferenza al vertice di Cernobbio il Presidente Napolitano ha espresso forte preoccupazione per la crisi economica e le sue conseguenze sul lavoro e l’occupazione. Cosa ne pensa?

Credo che il Presidente della Repubblica esprima concetti di alto valore morale e che dia un indirizzo al Paese in un momento di grave difficoltà. Per noi è una voce forte e autorevole che ha messo in luce un punto: che la crisi non è passata e che, in ogni caso, i temi del lavoro e dell’occupazione risentiranno della crisi per un lungo periodo. Non a caso io insisto da molto tempo perché ritengo che questo Governo non abbia adottato le misure sufficienti e che cerchi di mettere in secondo piano la gravità e la drammaticità della situazione. Nella mia Regione, il Piemonte, abbiamo dei record per quanto riguarda la cassa integrazione e la possibilità di avere, purtroppo, dei lavoratori in esubero. Per questo abbiamo avanzato, come responsabile lavoro del PD, una misura semplice: raddoppiare la durata della cassa integrazione ordinaria da 12 a 24 mesi in modo tale da coprire l’intero arco della crisi con una misura che al Governo non costa perché, è il caso di dirlo, sarebbe sostenuta per lo più dalle imprese e dai lavoratori.

In questi ultimi mesi i lavoratori di diverse aziende italiane in crisi sono ricorsi a proteste eclatanti: dal salire su una gru allo sciopero della fame. Crede che forse si sentano abbandonati o privi di rappresentanza?

Trent’anni di liberismo hanno buttato il lavoro in un cono d’ombra, l'hanno messo da parte. E questo è stato grave perché hanno alimentato questo senso di solitudine e di abbandono dei lavoratori. Quello che stupisce è che esponenti del Governo, come da ultimo il ministro Brunetta, vedano queste misure di protesta, sicuramente estreme, come episodi marginali. Invece, purtroppo, sono segno di un disagio, di un senso di frustrazione e di un’incapacità di avere risposte da parte del Governo. Io sono stato di recente ai cancelli della CNH di Imola e ho incontrato il lavoratore che ha fatto lo sciopero della fame. Per fortuna la lotta unitaria dei lavoratori e la visibilità data da questa forma estrema di protesta hanno consentito di ottenere un risultato e un tavolo di trattazione coni ministri Scajola e Sacconi, come io ho chiesto anche pubblicamente. Questo mi ha tolto una preoccupazione, perché quel lavoratore metteva a rischio la sua vita e la sua salute per ottenere il risultato di una protezione: lavoro e salario. Se non si vuole che queste forme di protesta non si trasformino in forme estreme che dilagano bisogna avere una medicina e la medicina è aprire un tavolo di concertazione tra Governo e parti sociali che affronti il tema della crisi, della tutela dell’occupazione e del’aumento del reddito: far sì che le famiglie possano spendere più risorse perché questo è anche un modo per sostenere l’economia.

Quando è nato il PD si proponeva di essere un partito che teneva insieme l’industriale Calearo e l’operaio Boccuzzi. Quel modello, con la crisi, funziona ancora?

Guardi, anche nella crisi io penso che dobbiamo sempre trovare la strada della concertazione. Non si tratta di riproporre i vecchi schemi del ‘900, con la contrapposizione tra capitale e lavoro. Non si tratta neanche di ignorare le diverse ragioni tra chi fa impresa e chi fa il lavoro. Bisogna far convergere queste ragioni e i modi ci sono. Bisogna fare i contratti rapidamente con la contrattazione decentrata, avere un Governo che diminuisce la pressione fiscale sui salari e che aumenta le pensioni, istituendo un tavolo che io da Ministro del lavoro avevo istituito, per adeguare ogni anno le pensioni al costo della vita. Si tratta, in sostanza di avere un’iniziativa positiva e propositiva, che intervenga nei problemi per risolverli.

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