Sondaggio: per Silvio Berlusconi "Il 90% della stampa è cattocomunista"

stampa cattocumonista

Silvio Berlusconi, il caimano che sente approssimarsi la fine, parte per la tangente. Poche ore fa ha infatti dichiarato, che, insomma...

Berlusconi, parlando delle polemiche suscitate dopo la presentazione delle querele alla Repubblica e all'Unita' e della mobilitazione che la FNSI si appresta a organizzare, ha detto che si tratta di "una barzelletta di una minoranza, soprattutto di questa minoranza comunista e cattocomunista e dei suoi giornali che sono purtroppo il 90% dei giornali italiani"

Ok: decostruiamo pezzo per pazzo, la magia del prestigiatore di Arcore è sempre una sola, farci perdere tempo a smontare facezie talmente immani, che non sarebbe neanche il caso di smentire. Facciamolo con dei dati però, che male non fa. Continua tutto dopo il salto.

Foto | Flickr

Su Prima Comunicazione ci sono tutti dati che vogliamo. Che cos'è Prima Comunicazione? E' presto detto:

è il mensile che racconta come funziona e come cambia il sistema dell’informazione. Nata nel 1973, Prima è diventata strumento indispensabile per capire cosa succede nel mondo dei giornali, della televisione, della pubblicità, dei nuovi media, della comunicazione pubblica, per seguire i progressi della multimedialità e della convergenza tra telecomunicazioni e tivù

insomma, una roba da addetti ai lavori: su questo link trovate un file excel che vi mostra la diffusione di tutti i quotidiani d'Italia. Uhm: vediamo, sono 72, largo circa, ne manca qualcuno - non ho visto nell'elenco L'Osservatore Romano, il Secolo d'Italia, e altro, per esempio.

Facciamo due conti: il 90% di 72, è 64,8. Il restante, sarebbero quindi 7,2 quotidiani in mano ai "non cattocomunisti". E, ci fosse bisogno di dimostrarlo, siamo oltre il ridicolo. Ok: vediamo prima di tutto chi non è cattocomunista, così scremiamo tutti gli altri: non è di sicuro cattocomunista Il Giornale, edito da Paolo Berlusconi, diretto da Vittorio Feltri. Non sarà cattocomunista neanche Libero, immagino. Edito dalla famiglia Angelucci - gli stessi de Il Riformista e che tempo fa si volevano pappare anche l'Unità.

Di sicuro La Padania, non è cattocomunista. Forse a tenere alta la bandiera della libertà di stampa, ci penserà Il Tempo, ex emanazione cartacea della famiglia Caltagirone - forse un po' catto, di sicuro poco comunista - ceduto a metà anni novanta al palazzinaro Bonifaci, oggi caratterizzato da una linea editoriale quantomeno filogovernativa. Quantomeno, nel caso non fosse evidente, è un eufemismo.

Ok: Giuseppe Ciarrapico, restando nel Lazio e dintorni, saprà come fare! Ma certo, ricordate l'uomo del ciarpame fascista - oggi chiaramente seduto in parlamento? I suoi quotidiani locali di sicuro non saranno né catto, né comunisti

(possiede, ndr) numerosi quotidiani locali, tra i quali i più venduti sono Ciociaria Oggi, Latina Oggi e Nuovo Oggi Molise (mentre, tra gli altri, si annoverano anche Nuovo Oggi Castelli, Nuovo Oggi Guidonia e Nuovo Oggi Viterbo), che fanno capo a due società editoriali: Nuovo Oggi srl, ed Editoriale Oggi srl

O magari ci potrebbero pensare quelle vecchie volpi del Secolo d'Italia - che però non compare nell'elenco di Prima - ed anche lì, dura accusarli di essere pericolosi cattocomunisti. Credo sia complicato anche tacciare il Corriere della Sera, di essere cattocomunista, o IlSole24Ore, quotidiano di Confindustria. Anche loro, dai, potremmo metterli come "non cattocomunisti".

In Lombardia, Il Giorno e Cronaca Qui - emanazione locale di Torino Cronaca - difficilmente li inquadrerei come seguaci del complotto internazionale eversivo che SB nomina a vanvera ogni due per tre. Entrambi si rivolgono a un pubblico fatto da quello che per senso comune è "l'uomo della strada", uno che pensa al proprio orticello, e raramente lo vorrebbe vedere collettivizzato.

E de La Sicilia, vogliamo parlare? Un quotidiano che pubblica lettere di Vincenzo Santapaola, figlio del boss Nitto, nonostante lui si trovi al 41bis, merita di certo la stima di Silvio Berlusconi, padrino della libertà di stampa senza se e senza ma. Per saperne di più, c'è una vecchia puntata di Report. E anche qui: cattocomunisti? Che scherziamo, quella è gente per bene.

Salta, in tutto questo un piccolo dettaglio: che come spiega bene Ilvo Diamanti oggi dalle pagine di Repubblica, la maggioranza degli italiani, non si forma un'opinione con la carta stampata, bensì con la televisione. E ovviamente, è sulla televisione, sulle nomine Rai, sulle girandole di Direttori, che si gioca la vera battaglia. Voi prendete mai la metropolitana? Quanta gente vedete leggere un quotidiano che non sia free press? Pochissima, una specie in estinzione.

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