Feltri, Boffo, Alfonso Signorini e Chi: gossip ad uso politico, la vendetta

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Della vicenda delle dimissioni di Dino Boffo, ex direttore di Avvenire, ci siamo occupati in passato. Oggi però, il numero di Chi in edicola, ci propone una interessante torsione narrativa sul filone del gossip ad uso politico, già sviscerato in passato quando "i protagonisti al naturale" erano Silvio Berlusconi e Noemi Letizia.

Il settimanale diretto da Alfonso Signorini infatti propone la versione di Boffo, sulla vicenda. Peccato che lui non abbia mai detto nulla del genere. Tantomeno, viene da aggiungere - e lui stesso aggiunge - lo avrebbe fatto con un periodico Mondadori, come noto, casa editrice di vari fogli scandalistici in grado di riplasmare la verginità di SB per le masse, come all'epoca del divorzio da Veronica Lario.

Naturalmente Boffo non ha mai accettato di farsi intervistare da Alfonso Signorini - e lo stesso Signorini lo chiarisce, tra un virgolettato e l'altro. Ma non era "un confronto"? - vediamo di riassumere questa storia nei suoi punti salienti. Prosegue tutto dopo il salto.

Sulla vicenda Feltri Boffo, è davvero complicato tracciare un dietro le quinte, anche per chi dietro la quinta ci vive abitualmente: ci sono due scuole di pensiero. Una, è la seguente. Feltri - ma soprattutto Sallusti, vicedirettore traghettato con Feltri a Il Giornale - avrebbero avuto sul tavolo le "carte", cioè la fuffa, su Boffo da mesi. E avrebbero aspettato il momento giusto per colpire, ma senza un mandato diretto di Silvio Berlusconi o qualche suo emissario. Strano, certo, ma circola anche questa versione.

Versione che se abbiniamo ad altre voci, che si rincorrevano il giorno in cui Il Giornale lanciava in prima pagina "Il supermoralista condannato per molestie" riguardo alla dimissioni "in serata" di Feltri, non di Boffo - noi ne avevamo scritto - potrebbero avere senso. Certo, questo è una, delle due scuole di pensiero. Dall'attacco de Il Giornale, poi si passa tutto il resto, fino alle dimissioni di Boffo, prima respinte e poi accettate.

L'altra è quella del mandante politico: molto semplice, è fatta tutta di senso comune "colpirne uno per educarne cento", "ma come, se attaccano così Boffo, uno che è stato lo zerbino del centrodestra per quindici anni, cosa faranno con gli altri?", "Berlusconi che attacca la CEI perchè critica il suo stile di vita da Satyricon di Petronio" e via dicendo. Possibile, plausibilissima, ma strana.

E' troppo semplice: e pur volendo stare alla larga da qualunque complottismo, sembra uno di quei gialli in cui il colpevole è il maggiordomo. Delle volte lo è davvero, ma a volte sono davvero dei gialli banalotti. Possibile che sia davvero così? Non lo sapremo mai, perché mai come in questa occasione - e questo secondo me è il punto centrale - non si riesce a capire bene da che parte arrivino i colpi, chi siano i buoni e i cattivi, come stiano le cose.

Infatti oggi, arriva Chi: e Signorini lancia un'altra pietra in uno stagno che sta già traboccando di macigni. Un "confronto", come spiega Signorini, che non è tale. Una telefonata tra i due, in cui Boffo avrebbe - meglio il condizionale - sostenuto che

«La questione non finisce qui e avrà pesanti conseguenze anche sul fronte politico. Berlusconi sostiene di non avermi mai conosciuto? Non è vero. Ricordo molto bene il nostro incontro. La cosa più assurda è che per 15 anni ho sempre sostenuto Berlusconi, il suo governo e molte sue linee politiche. Ho una formazione moderata, eppure in queste settimane sono diventato un'icona della sinistra. E pensare che sono entrato in rotta di collisione anche con Rosy Bindi perché non rappresentavo l'ala sinistra dei cattolici»

e ovviamente Boffo smentisce tutto, puntando sull'etica. Sull'etica giornalistica, che come noto, è una barzelletta, quella si, altro che "il 90% della stampa è cattocomunista". Vediamo di ipotizzare il vero significato e tradurre per voi lettori: "Tutti sappiamo qualcosa di qualcuno, tutti sappiamo che quel qualcuno non sarebbe felice se la rivelassimo, ma la mia non era una notizia: Feltri l'ha data giusto per affondarmi e fare un favore al suo editore, per inciso, fratello del Presidente del Consiglio". Mai vista una posizione tanto sfumata, dove tutto è più grigio che mai. A chiosa di tutto, cercando su Avvenire qualche aggiornamento interessante, trovo questa intervista ad Aldo Grasso, perfetta per l'occasione:

Il pettegolezzo, il regno della stampa scandalistica, ha travalicato i confini e ha invaso ogni media?
«È già da anni che i mezzi d’informazione tendono a eliminare ogni differenza tra pubblico e privato. Il fenomeno coinvolge l’intera struttura dei media, dalla televisione generalista alle più moderne tecnologie: i fatti di retroscena sono diventati altrettanto importanti di quelli sulla scena, per ragioni di audience – non serve fare gli ipocriti, sono proprio gli aspetti morbosi, "proibiti", quelli che attraggono di più il pubblico. E il primo a essere colpito è stato un presidente del Consiglio che è al tempo stesso il più grande imprenditore mediatico italiano. Ora, che i potenti abbiano storie di letto non è certo una novità: ma era sempre esistita una sorta di convenzione per far sì che eventuali vizi privati non interferissero con le pubbliche virtù, come mostra il caso esemplare dei Kennedy. Ma ora in Italia la situazione è andata fuori controllo: un settimanale come Chi diretto da Alfonso Signorini, che si è sempre occupato dei retroscena sulle attrici e del chi sta con chi, è improvvisamente diventato un organo di informazione politica... Il metodo che si applicava alle veline è stato trasferito su persone che avrebbero dovuto avere tutto il diritto a essere giudicate per quello che fanno e per quello che scrivono in pubblico, e non certo per la loro vita privata».

Grasso poi chiude con quello che tutti sappiamo. Che ormai, la belva, ha sentito il sangue...

Non si vede nessuna via d’uscita? Magari la stanchezza del pubblico?
«Io non sono molto ottimista. Quando si imboccano queste strade, quando la lotta viene personalizzata e si punta solo al discreto individuale, allora deve succedere qualcosa di davvero inaspettato per uscirne. Difficile invocare il famoso passo indietro, se tutti o quasi scrivono con la bava alla bocca… ormai la belva è scatenata: e quando fiuta il sangue, tirarla via è impossibile»

Impossibile, ad oggi, prevedere come vada a finire. Forse, lo leggeremo su Chi.

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