Leggiamo la Costituzione: l'appello sulla libertà di stampa di Repubblica e l'articolo 21 (quarta parte)

Firma della Costituzione

Il ruolo di sovrano che il cittadino (ogni cittadino) assume in democrazia comporta onori, ma ovviamente anche oneri, responsabilità. Uno di questi è il "dovere" di tenersi informato. Non si tratta certamente di un dovere giuridico in senso stretto, sanzionabile con strumenti legali, ma più che altro di un dovere civico. Si potrebbe discutere anzi di una specie di diritto/dovere di informazione.

La ragione che giustifica tale "dovere" è del tutto evidente: soltanto attraverso un'adeguata informazione su cosa accade nel proprio Paese e nel resto del mondo il cittadino sovrano può eleggere consapevolmente i propri rappresentanti politici (esercitando così la sovranità nelle forme della democrazia rappresentativa), esprimere la propria preferenza, in modo altrettanto consapevole, ai referendum che dovessero essere indetti (democrazia diretta) o iscriversi (o non iscriversi), sempre in modo coscienzioso, ad un partito politico o ad un sindacato (democrazia partecipativa). E così via.

La conoscenza dei fatti è, quindi, un presupposto fondamentale per un consapevole esercizio della sovranità popolare, in tutte le sue forme. Qui però ci troviamo di fronte ad un problema di non poco conto. Sempre più spesso si sente ripetere che non esistono fatti, ma solo interpretazioni (vecchia idea formulata già da Friedrich Nietzsche). Quante volte abbiamo sentito in televisione o letto sui giornali che non esistono osservatori obiettivi ed imparziali e che il giornalismo è sempre, in qualche modo, "di parte"? Che ognuno ha i suoi preorientamenti (o pregiudizi), che ne deformano la percezione della realtà, e che, pertanto, la ricostruzione di un evento non è mai del tutto asettica e neutrale? E' questa un'idea che non mi convince, per ragioni che sarebbe troppo lungo esporre in questa sede, ma prendiamola pure per buona.

Ammettiamo che sia impossibile ricostruire in modo completamente obiettivo un fatto. Ebbene, si può ragionevolmente affermare che in democrazia deve essere garantita sempre e comunque la massima circolazione di tutte le interpretazioni di fatti prodotte da coloro che si sono assunti l'importante compito di raccontare ciò che accade. Il cittadino sovrano deve ritrovarsi nella condizione di poter ricostruire la propria interpretazione dei fatti attingendo a tutte le interpretazioni di quanti hanno assistito al verificarsi del fatto stesso (o hanno assunto informazioni dagli osservatori diretti). Ecco perchè la democrazia non tollera censure: al cittadino sovrano non si possono nascondere i fatti (o alcune delle interpretazioni dei fatti) sulla cui base egli deve decidere. (Continua...).

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