Leggiamo la Costituzione: l'appello sulla libertà di stampa di Repubblica e l'articolo 21 (sesta parte)

Firma della Costituzione

[Le "puntate" precedenti: prima parte, seconda parte, terza parte, quarta parte, quinta parte]

Il fatto che "tutti" abbiano il diritto di manifestare, con ogni mezzo, il proprio pensiero non può certo significare che ad ognuno debba essere effettivamente assicurata la materiale disponibilità di tutti gli strumenti di diffusione esistenti. Il che sarebbe impossibile. Più realisticamente - come ha chiarito la Corte costituzionale - la disposizione normativa contenuta nell'articolo 21 prevede che a tutti la legge debba garantire la "giuridica possibilità" di usare i mezzi di diffusione del pensiero, "con le modalità ed entro i limiti resi eventualmente necessari dalle particolari caratteristiche dei singoli mezzi o dalla esigenza di assicurare l'armonica coesistenza del pari diritto di ciascuno o dalla tutela di altri interessi costituzionalmente apprezzabili". Dunque, a nessuno può essere generalmente precluso l'accesso ai mezzi di diffusione del pensiero, anche se poi tale diritto va bilanciato con altri diritti e valori.

Il problema dell'accesso ai mezzi di diffusione del pensiero, che - com'è evidente - riveste un ruolo fondamentale in una democrazia, si pone soprattutto riguardo alla stampa e alle telecomunicazioni. La formazione di un'opinione pubblica consapevole dipende, in buona misura, dal pluralismo dell'informazione. Anche se si ritiene che non esistano fatti, ma solo interpretazioni, è necessario pur sempre ascoltare tutte le interpretazioni correnti di un medesimo fatto per formarsi un'idea sufficientemente consapevole di quanto sia realmente accaduto. In Italia, com'è noto, il pluralismo nell'informazione non è adeguatamente garantito, come testimoniano numerose sentenze della Corte costituzionale. Si tratta di una carenza che si ripercuote, per le ragioni che abbiamo visto, sul corretto funzionamento del sistema istituzionale democratico.

Limitando l'attenzione alla stampa, secondo la normativa vigente, con tale termine si indica ogni riproduzione tipografica o comunque ottenuta con mezzi meccanici o fisico-chimici, in qualsiasi modo destinata alla pubblicazione (libri, stampa periodica - quotidiani e riviste -, opuscoli, manifesti, ecc.). L'articolo 21 vieta ogni forma di "autorizzazione" o "censura" della stampa. Per "autorizzazione" si intende un consenso preventivo alla pubblicazione: essa precede la stampa dello scritto. Per "censura" un'approvazione preventiva dello stampato: essa interviene direttamente su quest'ultimo, prima della sua diffusione. Nessuna di queste forme di controllo è ammessa nel nostro ordinamento. L'unica limitazione consentita è il sequestro, ma per adottare tale provvedimento sono necessarie due condizioni.

La Costituzione prevede che "si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili". Occorre quindi un atto motivato del giudice (riserva di giurisdizione) e che ricorrano ipotesi previste dalla legge (riserva di legge). In casi di "assoluta urgenza", quando non è possibile il tempestivo intervento dell’autorità giu­diziaria, "il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il se­questro s’intende revocato e privo d’ogni effetto". (Continua...).

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