Leggiamo la Costituzione: l'appello sulla libertà di stampa di Repubblica e l'articolo 21 (ottava parte)

Firma della Costituzione

[Le "puntate" precedenti: prima parte, seconda parte, terza parte, quarta parte, quinta parte, sesta parte, settima parte]

La libertà di cronaca costituisce una particolare espressione del diritto di manifestazione del pensiero. Abbiamo visto quanto sia importante la conoscenza dei fatti (o anche solo delle possibili interpretazioni dei fatti) rilevanti per l'opinione pubblica. Tra questi, certamente possono avere un'importanza significativa le vicende giudiziarie riguardanti gli uomini politici.

L'attuale articolo 684 del codice penale, che punisce chiunque pubblica, in tutto od in parte, anche per riassunto o a guisa di informazione, atti o documenti di un procedimento penale di cui sia vietata per legge la pubblicazione, ha suscitato non poche perplessità tra gli studiosi, poiché contiene una previsione eccessivamente rigida e non del tutto in armonia con le esigenze di garanzia del diritto di cronaca. Accese polemiche ha poi scatenato il disegno di legge sulle intercettazioni attualmente al vaglio delle Camere, che, da un lato, intende regolamentare in senso più restrittivo l'uso delle intercettazioni telefoniche in ambito giudiziario e, dall'altro, limitare sensibilmente la possibilità di pubblicare, da parte dei giornalisti, il contenuto delle stesse. Tale disegno tende a tutelare molto più incisivamente il diritto alla riservatezza di indagati e imputati, riducendo sensibilmente gli ambiti di esercizio del diritto di informazione. Non è questa la sede per un esame approfondito del testo, ma una considerazione generale può essere comunque svolta.

Benché la libertà di cronaca, come tutti i diritti (e, in definitiva, i valori) costituzionali, vada bilanciata con altri diritti (e valori), il bilanciamento stesso non può essere "cieco": deve tener conto dei fatti rilevanti nel contesto di riferimento. Così la riservatezza di chi ricopre incarichi pubblici (e ancor più quella di chi assume compiti istituzionali di governo) non può avere la stessa estesione della privacy di un comune cittadino.

Assumere un incarico pubblico non significa (soltanto) diventare un VIP e godere di benefici e privilegi di ogni tipo. Vuol dire soprattutto acquisire tutti gli oneri che l'incarico stesso comporta. Tra questi, deve includersi anche un'inevitabile limitazione del diritto alla riservatezza dell'amministratore, poiché i cittadini sovrani devono poter controllare l'operato, le condotte e l'onestà dei loro delegati. In un regime democratico, ad essere sottoposti all'occhio del "Grande Fratello" dovrebbero essere i politici e non la gente comune. Sarebbe molto più interessante ed istruttivo assistere ad un reality show avente come protagonisti i componenti del Governo in carica (o i parlamentari, i presidenti delle Regioni, i sindaci, ecc.)! Stranamente nessuno ha ancora pensato di farlo... (Continua...).

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