Ore 12 - Politica agitata: pronte le carte per nuovi "giochi"?

altroOgni giorno una “sparata”: sotto a chi tocca. Berlusconi non ha rivali, anche nella corsa a chi la dice più grossa. Ma anche Bossi non scherza.

Ora il viceministro leghista alle infrastrutture Roberto Castelli ironizza sul rilancio del “grande centro” : “Casini merita la stessa mitica risposta che Bossi, anni fa, diede a uno dei padri spirituali di Casini stesso, De Mita: “ma taches al tram!”.

Il leader dell’Udc, a sua volta, è stato sprezzante con la Lega: “Se non li ferma Berlusconi, in Parlamento ci vogliono dieci minuti per mandarli a casa”.

Oggi la Lega è elettoralmente più forte dell’Udc. Ma il partito di Bossi, con la secessione e l’indipendenza della Padania promette la “luna” (le sparate di Bossi come quelle di ieri “La Padania sarà libera con le buone o con le meno buone” tali restano) e tirando sempre più la corda sulla sicurezza (criminalità, immigrazione, la globalizzazione come nemica ecc.), rischia la rottura della maggioranza (Fini, di fatto già fuori dal Pdl, ha davvero 40 deputati pronti a seguirlo?) e la caduta del governo.

Che non significa “solo” la fine di Berlusconi e del berlusconismo ma anche il ridimensionamento del Carroccio. D’altra parte, o Bossi segue questa strada o la Lega imbocca la via della “normalizzazione” e quindi perde la sua ragion d’essere.

Il Senatur sa bene che i voti della Lega provengono in gran parte dalla vecchia Dc. E che, con l’elettorato sempre più scontento per i problemi del Paese irrisolti, il nuovo partito di centro potrebbe rappresentare una nuova sponda.

Se, al di là dei proclami, nei fatti (e negli uomini) Casini resta ancorato all’Udc, non va da nessuna parte.

Ma il bipolarismo scricchiola e il bipartitismo Made in Italy è fallito. Il Pdl, schiacciato sui problemi del suo padre/padrone sempre meno … “presentabile” e spesso fuori fase, è in preda a una agitazione sempre più scomposta e il Pd resta avvitato su se stesso.

In definitiva, la situazione politica si è rimessa in movimento. Ma chi c’è davvero dietro a Casini? Chi spinge per fare “saltare” il tavolo e “cambiare il gioco”?

In Italia dopo ogni grave crisi c’è sempre stato il cambiamento politico. Basta guardare la storia degli ultimi 60 anni.

Forse si stanno già distribuendo le carte per una nuova partita.

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