Attenti al Cav "camaleonte! ...

In qualsiasi partito di un’altra nazione occidentale, una “diatriba” come quella fra Gianfranco Fini e Silvio Berlusconi si risolverebbe in un congresso. Perché nel Pdl non è così?

Perché stavolta lo scontro non è sulla spartizione dei posti, ma sulla linea politica e sull’identità. C’è una divisione profonda, uno scontro non mediabile, perché basato su alternative “culturali”, sui valori.

Nel Pdl non solo questo tipo di scontro non è ammissibile: è semplicemente impensabile.

Perché il Pdl non è un partito. Punto. Era e resta una emanazione aziendale, con un padrone che comanda e gli altri (nessuno escluso) che lavorano (e obbediscono) e vengono remunerati per questo, con il potere e con i soldi.

In fabbrica i dipendenti hanno doveri e diritti. Ma non c’è democrazia. Perché c’è uno che investe, guadagna e rischia (il proprietario) e gli altri che “vendono” braccia e menti come da marxiana memoria.

Il Pdl è una azienda. Piaccia o no (anche) a Fini.

Domanda: perché l’ex leader di An se ne accorge solo adesso? Chiedetelo a Fini (ex fascista), oggi l’unico in grado (forse) di mettere ko (con il placet del Colle, dove c’è un ex comunista?) il Cav. Che, prima di mollare “l’osso”, ce ne farà vedere di tutti i colori: un camaleonte che si ripresenterà come “uno dei vostri”.

In fondo in fondo, il “sultanato” non è il peggiore dei sistemi …

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