Sanaa: il Ministro Mara Carfagna garantisce pari diritti anche alle ragazze musulmane



L’uccisione di Sanaa, la ragazza diciottenne sgozzata dal padre a causa del suo fidanzamento con un italiano di religione cattolica, come sottolineato ieri dal Passator Cortese è giusto che diventi un caso politico.

La sua storia, come quella analoga di Hina sulla quale molto si spese Daniela Santanché, fa parte di tutti i dibattiti che sull’integrazione degli immigrati devono essere fatti nel nostro paese.

A sottolineare il silenzio, imbarazzante, di tutta (Antonio Di Pietro incluso) la minoranza politica ci ha pensato la spesso contestabile Mara Carfagna, Ministro per le Pari Opportunità, che in una nota ha fatto sapere di volersi costituire parte civile nel processo che da qui a breve verrà avviato.

“Casi terribili come questi – ha dichiarato Mara Carfagna - ci inducono a proseguire la strada del modello italiano nell'integrazione degli immigrati: ciascuno, in Italia, deve avere il diritto di professare la propria fede come crede, ma il Paese può accettarlo soltanto se questa è rispettosa dei diritti umani, compreso quelli delle donne, e delle leggi dello Stato”.

Finalmente qualcuno che pone la propria attenzione su dei problemi reali. E non su quelli artefatti affrontati a Porta a Porta da Bruno Vespa che, per inciso, ieri sera disquisiva sulla nuova Miss Italia.

Spiegare la morte di Sanaa avrebbe potuto ingannare il telespettatore. Qualcuno avrebbe potuto pensare che Bruno Vespa fa parte del servizio pubblico. E non a servizio di qualcuno.

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