Ore 12 - Il pianto del coccodrillo dei politici "quaraquaquà"

altroAnche in questo caso tragico, dei parà italiani ammazzati a Kabul, si dimostra che i nostri governi, la nostra politica è fatta di “quaraquaquà”.

Governo, maggioranza e opposizione in feroce e stantia polemica, divisi anche sul lutto, per convenienza: stanno sempre dietro agli “umori” del momento. Fiutano le emozioni (e seguono i sondaggi) e ci si infilano. Non orientano. Decidono di non decidere. Partiti (si fa per dire) e leader (si fa per dire) che strumentalizzano e speculano su tutto: per ritagliarsi visibilità, per un pugno di voti.

Restare o andarsene dall’Afghanistan è la domanda del giorno. Perché dal primo momento non c’è mai stata chiarezza, dicendo a suo tempo sì a capo chino a Bush, e facendo il “pianto del coccodrillo” dopo ogni morto. Ridiscutere la missione, dopo otto anni, non vuol dire dare ragione al nemico. E nemmeno avere dubbi e incertezze da che parte stare: che era ed è la parte della democrazia.

Ma bando alla retorica. In Afghanistan (e non solo lì) si spara, è la guerra. E se un nemico invisibile, il più insidioso (terrorismo), ti scaraventa addosso 150 chili di esplosivo, tu non puoi rispondere con le “dame di San Vincenzo”. O si “forza” la Costituzione e i nostri soldati sono messi in condizioni di fare i soldati(non le crocerossine) in zona di guerra, o è meglio tornarsene a casa e lasciare ai “cattivi” americani l’onore e l’onere di “salvare” (anche) la nostra democrazia.

In una guerra come questa, la lotta è già impari in partenza. Se poi chi viene colpito non può nemmeno rispondere, è suicidio. E chi manda là, così, i nostri soldati, si macchia di “omicidio”.

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