Rassegna stampa estera: Berlusconi, i media e la libertà di stampa


Torna dopo un paio di settimane di pausa l'appuntamento con rassegna stampa estera, la rubrica di polisblog dedicata al punto di vista dei media stranieri sulle vicende italiane.

In quest'ultima settimana si sono avuti innanzitutto gli ultimi strascichi della conferenza stampa Berlusconi-Zapatero del 10 settembre scorso. Lo spagnolo ABC ha criticato ad esempio la linea del "no-comment" tenuta dal governo iberico:

Quello che é successo giovedí scorso con il presidente del governo italiano, Silvio Berlusconi, semplicemente non ha nome, anche se si puó qualificare con molti aggettivi: machista, sessista, volgare, "guappo", prepotente, irrispettoso, tracotante... (..) Per il rispetto, per l'educazione e per l'uguaglianza, che qualcuno gli risponda, per favore, anche se é un primo ministro

Sempre in Spagna, El Pais si è scagliato contro il rapporto di Berlusconi con la stampa, con un pezzo dal titolo durissimo: "L'anticamera del fascismo":

Silvio Berlusconi è un autocrate, che considera legittimo andare a cena con uno dei suoi giudici, non trova sconveniente accettare l'invito al compleanno di una 18enne nella terra della Camorra ed è allergico alla sana informazione (..) Un giornalista che critica, quando c'è da criticarla, l'azione del governo, è per Berlusconi un giornalista comunista, mentre il giornalista obiettivo è solo quello che elogia, e che elogia lui

L'americano Time si è invece concentrato sulle recenti tensioni interne alla maggioranza, offrendone un'analisi mirabile per lucidità, dote che spesso manca ai commentatori nostrani più dediti a profetizzare, cedendo al whishful thinking, l'imminente fine del Cavaliere:

Nella terra di Machiavelli l'unica cosa che desta più attenzione di ciò che accade nella camera da letto del primo ministro sono i retroscena della politica. Con l’opposizione di centro-sinistra quasi inesistente nel parlamento italiano, tutti sono alla ricerca di potenziali Giuda all’interno tra i ranghi dell’attuale maggioranza. (..) Ma le velate minacce di Fini di ritirare il suo sostegno al governo sono a ben vedere di ben scarsa rilevanza. Lo stesso si può dire delle simili minacce del partito anti-immigrazione Lega Nord e dei politici centristi che sognano di creare un nuovo movimento centrista. Tutte le principali figure politiche a destra sono troppo legate a Berlusconi, il cui potere paradossalmente aumenta anche in un momento in cui gli scandali sembrano indebolire la sua autorità morale. In qualche modo, Berlusconi è l’equivalente politico italiano della Bank of America o dell’AIG: è semplicemente troppo grande per poter fare bancarotta. Quei troppi che hanno ottenuto con fatica la propria fetta di potere rischierebbero di perderla completamente con la monumentale scossa che seguirebbe all’uscita di scena di Berlusconi dalla politica. E anche in questo improbabile scenario, il Primo Ministro avrebbe il possesso del principale network televisivo privato italiano a cui ritornare

Molto attento all'Italia questa settimana il francese Le Monde, che ha parlato dell'ospitata di Berlusconi da Vespa (definita con ironia "una serata particolare"), ha dedicato un lungo ritratto intitolato "questioni d'onore" al direttore di Repubblica Ezio Mauro e ha parlato dell'Italia come di una "democrazia in agonia".

Il pezzo forte è stato però l'editoriale non firmato intitolato (in italiano) "Basta, Cavaliere!":

Decidendo di querelare per “diffamazione” due quotidiani di centro sinistra (..), Silvio Berlusconi si rivela il peggior difensore della propria causa. (..) , invece di spiegare e fare chiarezza, ha scelto di screditare e di intimidire i giornali che non controlla. Proprietario di tre reti televisive private, di un gruppo editoriale e di stampa, l’imprenditore Berlusconi dispone di una gamma di media pronti a cantare le sue lodi quotidianamente; controllando gran parte dell’audiovisivo pubblico, (..) ha anche i mezzi per far passare sotto silenzio la telenovela delle sue turpitudini – e ci riesce. Ma per il Cavaliere, questo non è abbastanza. Come se fosse sufficiente che qualche giornale esponga le sue contraddizioni, gli chieda spiegazioni o lo ridicolizzi per scuotere la realtà del potere. Così facendo, il capo del governo italiano commette un duplice errore. In quanto uomo dei media, è nella giusta posizione per sapere che l’informazione non si controlla più. Il progetto di erigere una palizzata tra l’informazione ed i suoi concittadini è un’illusione (..). In quanto uomo politico – anche se fuori dagli schemi -, corre il rischio, in questa avventura giudiziaria, di ridurre ancora di più [il livello, N.d.T.] della sua funzione e di nuocere all’immagine del paese che dirige. Se, per fortuna, Berlusconi – che è, da parte sua, immune da ogni procedimento giudiziario durante il suo mandato – rinunciasse alla sua offensiva giudiziaria e scegliesse di mantenere un basso profilo, eviterebbe il ridicolo di doverporre l’Italia in concorrenza con la Corea del Nord o con la Russia sul tema della libertà d’informazione. E lui che si definisce “il miglior presidente del Consiglio (italiano)” da cento cinquant’anni – cosa di cui la Storia sarà giudice – eviterebbe già da ora di passare agli occhi di una buona parte dell’opinione pubblica internazionale come il peggiore

Sempre a proposito del sistema mediatico italiano, lo svedese Sydsvenskan ha proposto questa sintesi:

Apparire sulla carta stampata è meno importante, dato che a leggere i giornali è solo un’élite. Bella fortuna per Silvio Berlusconi, infatti solo là sopra sono state pubblicate le informazioni più compromettenti sulla sua vita privata. Ciò vuol dire che gli intellettuali, la sinistra e i cattolici veraci si lagnano, mentre la grande massa sente solo la versione della verità di Berlusconi, naturalmente in TV: sono tutte menzogne, si tratta di una cospirazione internazionale ispirata dalla sinistra

Secondo il quotidiano svizzero in lingua italiana La Notizia il problema non è solo il fatto che i giornali siano poco letti, ma anche lo scarso grado di alfabetizzazione informatica del nostro paese:

L’opinione pubblica sembra percepire solo in modo superficiale questa crisi, e giudica spesso come “pessimiste”, o “esagerate” le descrizioni di quanto avviene. Le ragioni di questa mancata consapevolezza sono da ricercare nella crisi stessa. Quel poco che giunge arriva grazie a commentatori indipendenti e ad Internet, ma la scarsa diffusione delle nuove tecnologie (solo la metà della popolazione le usa con costanza, tra le ultime in Europa) è un notevole ostacolo. Questa “non percezione” si è inoltre incancrenita in un fenomeno particolare: il giornalista o il personaggio pubblico non sempre subisce dirette e palesi forme di costrizione, ma il timore di inimicare il potente ne spinge buona parte a pericolose forme di autocensura

Sul Daily Telegraph, Alexander Chancellor, corrispondente dall'Italia già nel 1968, ha dedicato un articolo intelligente ed amaro a descrivere quella che lui vede come una convergenza storica al ribasso tra il Belpaese e lo UK:

Questi sono solo alcuni esempi di quanto l’Italia sembrasse straniera per una persone proveniente dalla Gran Bretagna. I britannici e gli italiani erano entrambi patriottici, ma in modi completamente diversi. I britannici erano particolarmente fieri delle loro istituzioni (..); gli italiani invece, disprezzavano le loro istituzioni politiche (pur considerando il loro paese nonostante tutto come il migliore e il più bello del mondo) ma erano fieri della loro ingegnosità e della loro capacità di fare fronte a una burocrazia corrotta e bloccante. (..) Una delle ragioni dell’entusiasmo degli italiani per l’Unione Europea (..) era la speranza che le virtù della Gran Bretagna e delle altre vecchie nazioni nord europee avrebbero in qualche modo sarebbero state trasmesse loro, rendendoli una democrazia più matura. (..) Oggi, tuttavia, le cose sono abbastanza diverse. (..) L’Italia ha sperimentato qualcosa di simile a una rivoluzione, con il collasso e la sostituzione del partito Democristiano e di quello Comunista, che avevano governato la società italiana per quasi 50 anni (..); e l’ascesa di Silvio Berlusconi come incarnazione delle speranze della gente per un nuovo tipo di governo – forte, aperto, onesto e privo delle abitudini mafiose del vecchio regime. Anche se Berlusconi si è rivelato non essere tanto al di sopra di ogni sospetto quanto sperato, ha almeno inaugurato un sistema in cui gli elettori possono, come nel Regno Unito, alternare una coalizione di sinistra con una di destra, invece si essere permanentemente governati da una monotona coalizione di litigiosi partiti di centro. I britannici, nel frattempo, sono diventati sempre meno innamorati delle istituzioni politiche che una volta rispettavano (..) Il gap morale tra la Gran Bretagna e l’Italia si è ristretto

Sempre nella "perfida Albione" il Financial Times ha dedicato un lungo ritratto - intitolato "a serious soap opera" - all'Italia di Berlusconi. Interessante in particolare il passaggio sulla mancanza di feeling tra il governo e il mondo dell'economia:

Molti osservatori negli affari e nella finanza accusano il governo – e in particolare Berlusconi, che è stato primo ministro per buona parte dell’ultimo decennio – di questa indolenza (nel riformare il paese, NdT). Guido Vitale, che lavora in una banca d’investimento, afferma che la gente al di fuori dell’Italia “fa fatica a capire perché un governo con la maggioranza in entrambe le camere del parlamento non sia in grado di approvare quelle riforme che tutti, a destra come a sinistra, ritengono necessarie”. (..) Ad aggravare l’irritazione nei confronti del governo è l’imbarazzo riguardo alle rivelazioni sulla vita privata di Berlusconi. Alcuni amministratori delegati e personaggi del settore finanziario sostengono che la controversia è stata esacerbata dallo stereotipo che gli europei hanno degli italiani, ma la maggior parte di loro riconoscono che l’immagine che è stata offerta è negativa. Questo ha importanza? Il Professor Giuseppe Berta dell’Università Bocconi afferma che lo scandalo rischia di creare una paralisi politica nel governo se di dovesse trascinare, con il possibile effetto di prolungare la recessione: “Il settore dell’esportazione è il più dinamico dell’economia, e per loro si tratta senza dubbio di un handicap”

"Ma c'è qualcuno all'estero che parla bene di questo nostro bistrattato Presidente del Consiglio?" - potrebbe chiedersi qualcuno. La risposta è sì, anche questa settimana. Stiamo parlando del sito francese Causeur.fr, che wikipedia d'oltralpe definisce animato da "anarchici di destra e republicanisti". In un pezzo dal titolo ambiguo "bisogna castrare Berlusconi?", il sito argomenta:

Quelli che vanno al di là delle apparenze poco raffinate di Berlusconi e esaminano senza pregiudizi la politica interna ed estera portata avanti dai diversi governi che ha presieduto sono portati ad esprimere un giudizio decisamente più sfumato sul personaggio. Tra le luci, bisogna riconoscergli un ardore riformatore, in particolare in materia fiscale e sociale, che ha fatto uscire l’Italia dalla spirale infernale dell’indebitamento causato dal gigantismo e dall’inefficienza dei servizi pubblici. (..) La politica estera di Berlusconi, fondata sul più cinico realismo e sulla difesa attiva degli interessi economici nazionali, non è forse molto invitante, ma non si può certo negarli una certa efficacia nel raggiungere i suoi obbiettivi. (..) Tra le ombre si può notare, e condannare, il modo in cui Silvio Berlusconi ha utilizzato la sua maggioranza parlamentare per far votare delle leggi che l’hanno messo al riparo dalle cause giudiziarie relative a vari affari di corruzione. Ci sono dunque abbastanza buoni processi da intentare – metaforicamente parlando – alle pratiche politiche di Silvio Berlusconi per non fargliene di cattivi

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