Brunetta, le "élite di merda" e il populismo: un'analisi critica


Hanno fatto molto rumore le dichiarazioni di Renato Brunetta di venerdì a Cortina d'Ampezzo. Giusto per capire di cosa stiamo parlando, ne riportiamo alcuni estratti significativi:

"Ci sono elite irresponsabili che stanno preparando un vero e proprio colpo di stato (..) Sono sempre le solite: quelle della rendita parassitaria, della rendita burocratica, della rendita finanziaria, della rendita editoriale, senza alcuna legittimazione democratica e popolare. Questa sedicente élite che ha la puzza sotto il naso, che ci spiega sempre come va il mondo, ha pensato solo a come far cadere il governo.. (..) che guarda caso cominciava a colpire proprio le casematte della rendita. (..) La povera sinistra sarebbe nata con altri scopi e invece si fa condizionare da un'élite di merda (..) mi riferisco alle cattive banche, alla cattiva finanza, ai cattivi giornali. (..) Stanno preparando un colpo di Stato"

Diversi commentatori, dal candidato alla guida del PD Pierluigi Bersani a Michele Serra di Repubblica, hanno parlato di "populismo". Un termine usato spesso come insulto nel dibattito politico, ma che costituisce in realtà un fenomeno politico contemporaneo di tutta rilevanza, che è stato analizzato in profondità dagli studiosi della politica. Vediamo come dopo il salto, per cercare di fare un po' di chiarezza.

Secondo Yves Mény e Yves Surel - autori del magistrale saggio "Populismo e democrazia", le democrazie occidentali nascono come combinazione di diverse eredità. Tra le altre, quella "populista" della rivoluzione francese, con la sua rivendicazione della sovranità popolare.

D'altra parte, le nostre democrazie sono anche liberali, nella misura in cui il potere del governo sul paese e sui cittadini non è illimitato, ma trova un argine in un sistema di contrappesi di cui la Costituzione, i diritti individuali, il potere giudiziario, la libera stampa e la società civile fanno tutti a vario titolo parte.

Se quindi, il carattere liberale delle nostre democrazie limita il potenziale "totalitario" del "potere al popolo", dall'altra le rivendicazioni populiste tenderebbero a temperare - in maniera potenzialmente salutare - le tendenze elitarie delle democrazie liberali. In questo senso, secondo Mény e Surel:

L'originalità del "pensiero" populista è (..) nella sua continua insoddisfazione di fronte alla pratica effettiva della sovranità popolare e, accessoriamente, nella capacità di definire la dicotomia popolo/élite come un elemento strutturante a carattere permanente. Lungi dal limitarsi alla dimensione aggregativa del popolo, il populismo vi aggiunge un principio di divisione fondato sulla denuncia dell'autorità in vigore. (..) In Europa la denuncia delle élite al potere per motivi che riguardano la loro origine sociale o le loro attività rappresenta una caratteristica tipica de movimenti o dei discorsi populisti. (..) In tal senso la particolarità del populismo è di essere anti-élite o addirittura anti-sistema (..). Quale che sia il sistema (..) sono i suoi difetti intrinseci - e soprattutto la divisione tra il popolo e le élite - a rappresentare la base dei problemi politici

Il problema del populismo di questi anni - soprattutto in Italia - è però il fatto di avere avuto successo nella sua battaglia per il potere politico. Si pone dunque una questione apparentemente di difficile soluzione: come essere anti-sistema e anti-élite mentre si governa il paese?

La soluzione in realtà è più semplice di quello che sembri, ed è perfettamente illustrata dall'intervento di Brunetta: additare al "popolo" l'influenza di "altre élite" minacciose, pronte a rovesciare la sovranità popolare. Un gioco perfino troppo facile in un paese come l'Italia, in cui lo Stato e le sue istituzioni sono percepiti da sempre come intrinsecamente deboli e in balia di altre forze e gruppi di pressione, e in cui i governi hanno in genere una vita fragile.

Tuttavia, scrivono ancora Mény e Surel:

Rispetto ad alcune forme anteriori, il populismo contemporaneo si distingue però per la sua assenza di soluzioni alla divisione popolo/élite. Il referendum è rivendicato dalla maggior parte dei movimenti (..). Ma il suo uso (..) è limitato (..). Il discorso anti-élite sembra bastare a se stesso e la retorica della denuncia critica in pratica solo la volontà di arrivare al potere attraverso organizzazioni strutturate in modo tradizionale (..). In questo senso, il populismo alimenta un'insoddisfazione ricorrente o addirittura un'opposizione di principio, a seconda dell grado di radicalizzazione, nei confronti delle élite al potere che si ritiene agiscano nel senso di una rappresentanza/tradimento. Tuttavia all'interno di questo schema generale, il populismo contemporaneo si distingue per l'assenza di un vero e proprio elemento prescrittivo, fondato su soluzioni istituzionali precise. Nei discorsi e nei programmi degli attori populisti (..) non figurano provvedimenti per dare una soluzione originale a questa "divisione"

Traduzione: se fate parte di quel 62% che ieri pomeriggio, nel sondaggio di Sky Tg 24, dava ragione a Brunetta, i casi sono due. Primo: concordate con la diagnosi del ministro, e confidate che abbia le soluzioni per risolvere la situazione. E qui rischiate di rimanere grandemente delusi. Infatti, come ha scritto Francesco Rigatelli proprio sul sito del giornale delle élite economiche del nostro paese - Il Sole 24 Ore:

Per forza che questo governo non sa dirigere le élite. Semplicemente perché vuole altro da loro. Non ci prova neppure a costruire un piano di riforme del paese, che scontenti inizialmente un po’ tutti, ma prometta un futuro di ritorni economici, tecnologici e culturali. Non ci prova, perché a questo governo un lavoro del genere non interessa. Il primo obiettivo del potere berlusconiano è la conservazione fine a se stessa di questa Italia.

Se invece - come ritengo più probabile - siete talmente cinici da ritenere che una soluzione ai problemi del paese, in fondo, non sia realisticamente possibile, ma vi fa piacere avere un ministro della repubblica che gridi un po' della vostra rabbia al telegiornale della sera, possibilmente utilizzando parolacce ed espressioni forti, avete più di una ragione di ritenervi pienamente soddisfatti del nostro Brunetta.

E finchè ci sarà insoddisfazione da parte del "popolo" per il modo in cui le "élite" traducono la sua volontà in azioni concrete, ci sarà carburante per alimentare la popolarità e il successo elettorale di politici come il popolarissimo Ministro della Pubblica Amministrazione

Si potrebbe poi discutere più approfonditamente del rapporto tra le varie élite e clientele dell nostro paese e l'attuale governo di centrodestra, che difficilmente può essere ridotto a quella contrapposizione frontale che i ministri a volte ci rappresentano. Ma questo è un altro discorso...

Foto | Flickr.

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