Zelaya è tornato in Honduras: pace o guerra civile?

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Sono ore caldissime in Honduras. Il presidente legittimo Manuel Zelaya è a Tegucigalpa, la capitale del paese, rifugiato nell'ambasciata brasiliana (quindi sostenuto dal governo Lula). Una mossa a sorpresa, da spy story, che scavalca l'immobilismo internazionale - in primis degli Usa - e lascia di stucco i golpisti.

Ma non è finita qui. Nonostante il governo di Micheletti abbia imposto il coprifuoco migliaia di persone stanno scendendo in piazza, accogliendo l'invito di Zelaya. Il presidente attende l'arrivo di José Miguel Insulza, presidente dell'Organizzazione degli Stati Americani, che da mesi lavora per un ritorno di Zelaya.

Foto | Flickr

E' chiaro come tutti si stiano muovendo perchè la diplomazia porti a un compromesso, come è altrettanto cristallino che Zelaya non abbia nessuna intenzione di uscire dal paese: il rischio è che davanti ad un eventuale muro dei golpisti scoppi una vera e propria guerra civile. Soprattutto alla luce degli 80 giorni di golpe vissuti tra omicidi e torture di rappresentanti sindacali e sostenitori del presidente legittimo.

Zelaya è arrivato a Tegucigalpa (qui un video da Al Jazeera) dopo due giorni di viaggio via terra, montagne e attraversando fiumi. E' la terza volta che il presidente prova a rientrare: la prima fu fermato all'aereoporto, la seconda dopo un breve scavallamento di confine fu costretto a tornare in Honduras, questa terza sembra proprio che ce l'abbia fatta.

Impossibile fare previsioni su quello che avverrà tra oggi e domani, certo è che la crisi honduregna rappresenta un banco di prova e un nodo cruciale per gli equilibri presenti e futuri nel continente americano.

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