Rassegna stampa estera: Berlusconi, le donne, Brunetta e Il Fatto


In questi giorni di fine settembre non sono mancati come al solito articoli interessanti sulla stampa estera riguardo agli avvenimenti politici del nostro paese. E come sempre al centro dell'attenzione c'è stato il nostro primo ministro Silvio Berlusconi - ma non da solo.

Il Guardian ad esempio si è concentrato sulle crescenti reazioni di stampo femminista agli scandali di questi ultimi mesi. In particolare, ha raccontato del successo riscosso dal documentario "Il corpo delle donne":

Dopo un estate di scandali in cui Berlusconi è stato accusato, tra le altre cose, di “frequentare minori”, di essere andato a letto con un escort e di aver organizzato party debosciati nella sua villa sarda, sta prendendo corpo una forte reazione negativa di stampo femminista. L’obbiettivo non è solo Berlusconi, bensì la più vasta cultura di un paese in cui un primo ministro può sopravvivere ad accuse di questo genere. (..)

Per il momento, la moderna rivolta femminista rimane in larga parte confinata alle università e ai quotidiani nazionali. Nonostante la raffica di iniziative, (Sofia) Ventura (l’accademica che ha pubblicato un articolo di critica verso l’inserimento di veline nelle liste elettorali del PDL sul sito della Fondazione FareFuturo vicina a Gianfranco Fini, ndt) ha dichiarato di essere pessimista riguardo alla possibilità che la massa delle donne si unisca agli intellettuali che si stanno mobilitando raccogliendo firme per petizioni: “L’allarme sta suonando nelle università ma non altrove, questo non è ancora diventato un problema politico. Il femminismo ha realizzato molte cose al momento della sua prima affermazione, ma a quanto pare non ha scavato abbastanza a fondo”

Il quotidiano della sinistra britannica ha inoltre ospitato un pezzo di Maria Laura Rodotà, autrice la settimana scorsa sul Corriere di una "Lettera aperta alle donne" in cui ha invocato la necessità di un "neofemminismo". Scrive la Rodotà sul Guardian:

Stiamo cominciando a capire che la battaglia non è soltanto contro Berlusconi. E’ contro i nostri amici, partner, capi e colleghi. Se sono sessisti, chi può biasimarli? Il maschio italiano non se la passa poi così male. Possono essere uomini di famiglia e allo stesso tempo playboy seriali; possono lavorare duro e tornare alle loro case perfettamente curate; possono essere anti-berlusconiani, e allo stesso tempo fare battute sulle donne alla maniera di Berlusconi, e chiunque se la prenda è solo una stupida donna. E per godere dello spettacolo di ranghi serrati di starlettes, possono guardare le showgirl seminude e silenziose inventate dai canali di Berlusconi

In Germania invece Die Welt ha pubblicato un articolo insolitamente duro verso il premier italiano, intitolato "L'autunno del sultano":

Il piccolo uomo con i tacchi rialzati si è definito un superman, la sua popolarità lo conferma, e (ha detto di) essere il premier italiano di maggior successo negli ultimi 150 anni (..) Chi si presenta di persona come un Superman non lo è più, chi celebra da solo i suoi atti eroici è diventato un monumento di se stesso che si sgretola (..). L'autunno del patriarca dunque? Non necessariamente, perché Silvio Berlusconi, al contrario per esempio di Giulio Andreotti, non è mai stato un patriarca. Non è nemmeno un dittatore, ma piuttosto un sultano, come il politologo Giovanni Sartori ha affermato di recente. Ma come che sia, si fa autunno attorno a lui. E'però improbabile che dopo venga una Primavera nel sistema politico italiano. Verrà Gianfranco Fini, il resto è incertezza

Il quotidiano svizzero in lingua francese Le Temps ha invece parlato (a differenza di alcuni noti quotidiani italiani di centro-sinistra) dell'ormai imminente arrivo nelle edicole italiane del giornale di Padellaro e Travaglio, "Il Fatto":

Alla vigilia di una grande manifestazione per la difesa della libertà di stampa, il 3 ottobre prossimo, l’uscita de “Il Fatto” sembra in ogni caso dimostrare che, nonostante la concentrazione di poteri nelle mani di Silvio Berlusconi, resta nel paese uno spazio per la libertà d’espressione nel paese. Anche se, sottolinea Marco Travaglio con un sorriso, “in vista di possibili querele, abbiamo già contattato i due migliori avvocati di diritto dell’informazione”

Il francese Le Monde si è invece accorto (con un certo ritardo) delle forti affermazioni di Brunetta contro il cinema italiano, che ha commentato in questo modo:

Non è la prima volta che Brunetta, professore di Economia nella vita civile ma cinefilo approssimativo, denuncia il FUS. Già nel 2007, quando l’Italia non vinse nulla a Cannes, aveva denunciato un sistema “a carico degli italiani e a beneficio di film di sinistra semplicemente noiosi, di cattiva qualità e inguardabili”. Fu una cattiva previsione: nel 2008, il cinema transalpino, in pieno rinascimento, si è aggiudicato due riconoscimenti sulla Croisette grazie a “Gomorra” e a “Il Divo”. Circostanza aggravante: nato sulla laguna, dove suo padre era venditore di souvenir, il ministro non nasconde di voler correre per la carica di sindaco di… Venezia, capitale italiana del cinema

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