Honduras: Micheletti, il dialogo, e gli spari per strada

Dopo il rientro di Zelaya, che vi avevamo descritto ieri (di sopra il video da Al Jazeera), la situazione in Honduras come prevedibile sta collassando ed è sull'orlo di esplodere una vera e propria guerra civile.

Difatti la reazione del governo golpista non si è fatta attendere: coprifuoco, blocco di media e cellulari, lacrimogeni e spari fuori dall'ambasciata brasiliana dove è rinchiuso il presidente legittimo, per allontanare le centinaia di persone che rispondendo all'appello di Zelaya stavano raggiungendo l'ambasciata. E tuttora sono in marcia.

Come sottolineato da El Pais, il Brasile ha chiesto la convocazione di una riunione urgente del Consiglio di sicurezza dell'Onu, esprimendo forte preoccupazione e per l'incolumità di Zelaya e per l'incolumità dell'ambasciata brasiliana.

E mentre l'esercito spara per le strade l'italo mafioso Micheletti dichiara di essere disposto a dialogare con Zelaya in caso egli riconosca la legittimità di nuove elezioni il 29 novembre. Come dire, cornuto e mazziato..

Gli Stati Uniti restano alla finestra, attenendosi a qualche comunicato di appoggio a Zelaya: questo può rappresentare un banco di prova importante per l'America Latina, per scoprire se gli anni 70' che hanno visto sangue e dittature a fiumi possano essere messi alle spalle una volta per tutte.

Di seguito la testimonianza di Stella Spinelli da Tegucigalpa, da Giornalismo partecipativo:


"Purtroppo i pazzi si sono dimostrati quello che sono! Meno di un ora fa verso le 5 e mezza del mattino i militari e la polizia hanno attaccato la gente fuori dall´ambasciata del Brasile! Lacrimogeni e spari, repressione dura! Pattuglie ovunque per la capitale. Quella che era una festa nazionale l´hanno trasformata in una tragedia.

Arrivano già notizie di molte persone ferite, di bambini che nel fuggi fuggi si sono persi, di arresti a chiunque sia per le strade. Ci sono già molte persone negli ospedali. Nel frattempo da tutto il paese si sta muovendo la gente, con i rischi che comporta mettersi in strada ora. Vi terrà informati se sarà possibile".

Questa la terza mail della cooperante italiana che sta sfidando repressione e coprifuoco pur di far arrivare la verità oltre il muro della censura imposta dal governo golpista. La situazione sta degenerando, com’era prevedibile e in puro stile Micheletti. E la reazione è appena cominciata, dato che l’Honduras si è appena svegliato, a colpi di manganello.

A nulla per ora valgono gli appelli del presidente legittimo, chiuso nell’ambasciata brasiliana a Tegucigalpa, e dei paesi dell’Osa, Stati Uniti in testa, a incamminarsi sulla via del dialogo, verso la democrazia ed elezioni regolari. La violenza è l’unica arma che per adesso dimostrano di conoscere i golpisti".

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