Intervista – Alessandro Gilioli a polisblog: “Antonio Di Pietro usa il web meglio di altri”



Alla nuova edizione di Anno Zero dovrebbero, il condizionale è d’obbligo, mancare poche ore. Lecito, in questo momento, ragionare anche sulle critiche che la dirigenza RAI ha fatto a Michele Santoro reo di non prevedere un contraddittorio all’editoriale di Marco Travaglio.

Il contraddittorio. È realmente scomparso? Di questo e molto altro abbiamo ragionato con Alessandro Gilioli, giornalista e autore del blog piovonorane, che a polisblog ha dichiarato di preferire Ignazio Marino a Dario Franceschini. E Pierluigi Bersani.

Intervistato dal sottoscritto, Antonio Padellaro ha sostenuto che per essere realmente multimediali i contenuti di un giornale presenti sul web debbano essere diversi da quelli presenti sul cartaceo. Cosa ne pensi?

Mi sembra un passo in avanti rispetto a quando ci si limitava semplicemente a mettere on line, in tutto o in parte, i contenuti (o gli avanzi...) del cartaceo. Poi però si può fare anche un altro passo: pensare fin dall'inizio qualsiasi inchiesta o servizio in modo da poterne declinare i contenuti al meglio e in tutte le potenzialità sulle diverse piattaforme (carta, Web, telefonia, etc). Insomma fare una piccola rivoluzione mentale, nelle redazioni, per cui si progetta qualsiasi lavoro pensando a origine alle sue diverse destinazioni, senza gerarchizzarle tra di loro - anzi possibilmente intrecciandole (la cosiddetta crossmedialità, un pochino più avanti della semplice multimedialità).


Escludendo le testate del Gruppo Espresso, per ovvi motivi, qual è il giornale che secondo te ha sviluppato la multimedialità? Perché?


Non mi pare che in Italia ci siano ancora modelli a cui ispirarsi. Però rispetto a due o tre anni fa sono stati fatti grandi passi in avanti e le testate iniziano a usare molto meglio i loro siti, intrecciando un po' di più carta e Web. Se devo fare qualche esempio, mi è piaciuto il modo in cui "il Fatto" ha usato la Rete per lanciare il quotidiano, offrendo anche contenuti on line prima che il cartaceo fosse in edicola e creando una community di lettori-abbonati. Mi è piaciuto anche De Bortoli quando ha messo on line il suo discorso d'intenti appena tornato al Corriere. Non posso parlare di quello che stiamo facendo a L'espresso, ma vorrei citare almeno l'interessante uso che Repubblica.it ha fatto dei contenuti generati dagli utenti, ad esempio, con l'iniziativa delle fotografie "Sono un farabutto". Per quanto riguarda le testate estere, senza entrare nelle sperimentazioni, mi limito a due esempi molto noti ma non ancora entrati nel nostro Dna, come le infografiche e le foto navigabili del New York Times e la grande vivacità dello Spiegel on line.


Sul tuo blog hai polemizzato contro Giuliano Ferrara, secondo il quale Silvio Berlusconi è un editore di sinistra. In molti pensano che i giornali fatti meglio siano quelli scritti a destra. Cosa contiene la tua mazzetta? In che ordini leggi i quotidiani?

Ovviamente leggo tutti i giornali di ogni tendenza politica, ma siccome sono un po' bacchettone ;-) non mi sono fatto mettere in mazzetta né il Giornale né Libero: li vado a leggere a sbafo nella stanza del vicedirettore. Di solito guardo tutte le prime pagine, poi l'ordine di lettura varia a seconda di quello che ho visto in prima. La questione della stampa di destra "fatta meglio" di quella di sinistra è un po' lunghina, ma la riassumerei così: Feltri - e i suoi imitatori come Belpietro - hanno avuto il merito di rompere certe ortodossie di linguaggio, di "dare del tu" ai lettori in un mondo editoriale dove i giornali usavano tutti il lei. Non è che i suoi giornali sono "fatti meglio" per quanto riguarda l'affidabilità, l'autorevolezza, l'approfondimento: anzi, mediamente sono fatti peggio. Ma usano un linguaggio diretto e colloquiale che (ad esempio) usano anche molti blog. Dopodiché ci sarebbe da fare un lungo discorso sul fatto che il feltrismo è andato anche molto oltre, parlando alla pancia della gente anziché al cervello e sdoganando i peggiori istinti dei peggiori italiani. Ma questo è un altro piano di maniche.

Criticare, con te, Silvio Berlusconi è troppo semplice. Banale. Ragioniamo quindi sull’opposizione.
Purtroppo è abbastanza semplice anche criticare l'opposizione. Se parliamo del Pd, è semplicemente "non pervenuto", il che è molto triste specie in una fase di profonda crisi di Berlusconi. Mentre il premier rotola verso la psicopatia e il bunker, quelli del Pd sono lì ad azzannarsi sulle tessere. Finora il Pd non è ancora esistito. Se parliamo di Di Pietro, lui invece l'opposizione la sta facendo eccome, ma mi pare che a volte sia troppo uguale e contrario al Cavaliere, anche lui padrone di un partito senza democrazia interna e a vocazione cesarista. Di Di Pietro poi non mi piace il continuo riferimento al "superamento della differenza tra destra e sinistra": il problema in Italia è la definizione di una sinistra moderna (laica, meritocratica, libertaria, aperta, tollerante, curiosa, portatrice di nuove idee di welfare) non il banale e qualunquistico slogan secondo cui destra e sinistra non esistono più.

Politicamente ti senti più vicino a Partito Democratico o all’Italia dei Valori?

Veramente alle Europee ho votato per quei quattro sfigati di Sinistra e Libertà, più che altro perché mi piacevano due dei loro candidati qui nel Lazio, Fava e Palma.


Il sito internet di Antonio Di Pietro è gestito dalla Casaleggio Associati, che si occupa anche di Beppe Grillo. È da ritenersi, per un giornalista come te legato molto ad internet, soddisfacente la presenza in rete dell’ex magistrato?

Per ora Di Pietro è il più bravo di tutti nel comunicare via Rete: su questo, secondo me, non c'è dubbio. Però sarebbe ingeneroso dire che il Pd non stia facendo passi in avanti: il responsabile dei new media del Partito democratico, Francesco Verducci, è un tipo sveglio. E per le primarie i tre candidati alla segreteria (specie Marino) si sono mossi meglio che in passato.

Il collegamento con Beppe Grillo agevola o penalizza Antonio Di Pietro? Perché?

Hai presente l'Ira, che aveva un braccio politico e uno militare? Ecco, lo dico scherzando e in modo metaforico, ma lì c'è un mondo che ha in Di Pietro l'ala politica e in Grillo l'ala militare. Di Pietro traduce in politica le rabbie del grillismo, e finché è all'opposizione per lui è tutto grasso che cola. Siccome però poi la politica è un po' più complicata rispetto al semplice vaffanculo, sul lungo termine dovrà non dico prenderne le distanze, ma differenziarsi un po' di più.


Partito Democratico. Tra Pierluigi Bersani, Dario Franceschini e Ignazio Marino chi vedresti bene alla segreteria del partito?

Una risposta in poche righe è ovviamente superficiale, comunque mi sento più vicino a Marino in termini di modernità della sinistra, apertura delle finestre, emancipazione dai giochi di palazzo, antitesi alla politica delle tessere e delle clientele. Dopodiché Bersani sarà più bravo nelle dinamiche di mediazione per costruire un'alternativa a Berlusconi. Franceschini lasciamolo perdere.

Foto | Flickr

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