Ore 12 - Pd, quo vadis?

altroIl limite di questo infinito e inutile congresso del Pd non è quello di guardare “indietro”.

Semplicemente è quello di non guardare, ignorando tutto e tutti: di rivoltarsi dentro se stesso, gettandosi fango addosso, terminando di bruciare quel poco di buono che ancora resta.

Questo Pd è un partito stremato, senza guida, idee e progetti, dove inconciliabili “alieni” si azzuffano sul “nuovo contro vecchio, giovani contro apparati, congresso contro primarie, iscritti contro elettori”, cioè sul nulla. Siamo alle ombre cinesi. La farsa si tramuta in tragedia.

Questo Pd non solo non parla al Paese e non è in sintonia con gli italiani, i loro (troppi) problemi e le loro (poche) speranze; non parla più neppure con se stesso, non ha più nemmeno voglia di farlo.

Di questo passo, si consegna all’evaporazione, ultimo flebile vagito autolesionista, orpello residuale di un partito mai nato. A conferma di questo stato di “dissolvimento” del Pd ci sono mille fatti, piccoli o grandi, ma tutti miseri.

Di chi la colpa? Di Franceschini, Bersani, Marino, ridotti a sciatte e arruffate comari che gridano al vento le proprie beghe da cortile?

O di quella “amalgama non riuscita” evocata dal sarcastico D’Alema? O, più realisticamente, di quel “mutamento genetico” che non perdona e condanna al dissolvimento gli eredi scialacquatori dell’ex Pci e dell’ex Dc?

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