Crisi: i giovani italiani più pessimisti dei britannici. E criticano il governo


Se ci sono due affermazioni ricorrenti (e controverse) del governo sono queste: primo, la crisi è in Italia meno grave che da altre parti. Secondo: tutto ciò sarebbe - almeno in parte - merito dell'azione dell'esecutivo. Se si tratti anche di affermazioni vere, è oggetto di dibattito da mesi.

C'è una categoria però che sembra aver già dato il suo giudizio: negativo. Stiamo parlando dei giovani italiani, che secondo un recentissimo sondaggio, realizzato da SWG per il convegno italo-britannico di Pontignano, accusano più dei colleghi d'oltremanica la crisi, sono più pessimisti sui suoi sviluppi e mostrano più sfiducia nel proprio governo (infografica di SWG in gallery).

Sergio Nava, sul suo blog "La Fuga dei Talenti" ha riassunto i dati così:

il 63% dei 18-35enni italiani intervistati afferma che ci troviamo ancora nell’occhio del ciclone della crisi. Per il 16% il peggio deve ancora venire (contro il 7% dei britannici). Il 19% degli italiani (contro l’8% dei britannici) aggiunge di aver già subito notevolmente gli effetti della crisi, mentre il 63% dei giovani del Belpaese (contro solo il 47% dei coetanei britannici) sostiene di guardare al futuro con apprensione

Giovani italiani più pessimisti sulla crisi dei britannici: l\'infografica di SWG
Giovani italiani più pessimisti sulla crisi dei britannici: l'infografica di SWGGiovani italiani più pessimisti sulla crisi dei britannici: l'infografica di SWGGiovani italiani più pessimisti sulla crisi dei britannici: l'infografica di SWGGiovani italiani più pessimisti sulla crisi dei britannici: l'infografica di SWG

I “nostri” hanno anche più paura di perdere il lavoro (59 a 41), mentre alla domanda “Il tuo Paese ha agito bene sulla crisi?”, il 54% degli italiani afferma di no, che le misure sono state “sbagliate e insufficienti”, contro il 45% degli inglesi

In particolare, il giudizio dei giovani italiani sulle prospettive di sviluppo del nostro paese è sistematicamente più negativo. Come afferma SWG:

Una più forte tenuta economica e sociale, una maggiore capacità di attuare politiche energetiche sostenibili e di difendere l’ambiente e una maggiore capacità di esercitare influenza diplomatica. Agli occhi dei giovani, il Regno Unito batte l’Italia sotto ogni punto di vista in termini di prospettive di sviluppo

Come spiegare questi dati? Varie ipotesi possono essere formulate: la prima è che il nostro governo si sia - come molti sostengono - mosso peggio, invece che meglio, di quello britannico nel far fronte alla crisi. Una possibile spiegazione che farà piacere ai critici dell'esecutivo, ma che sembra assolutamente insufficiente, se presa da sola, a rendere conto del quadro indicato dai dati.

Ve ne sono altre almeno altrettanto importanti: innanzitutto, la particolare strutturazione del mercato del lavoro italiano fa sì che una diminuzione dell'occupazione (come quella della fase attuale) venga pagata in primo luogo - e in maniera più pesante - proprio dai più giovani. Ce lo ha spiegato il Prof. Reyneri proprio su queste pagine.

Ciò avviene perchè essi sono entrati sul mercato del lavoro con la nuova generazione di contratti flessibili, ed è dunque molto più facile "lasciare a casa" loro che gli iperprotetti cinquantenni assunti all'epoca del posto fisso. Tutto questo a prescindere da qualsiasi considerazione di merito.

Un esempio lampante è stata la recente vicenda dei precari della scuola: i tagli di personale determinati dalla riforma gelmini si sono concentrati in prevalenza sugli insegnanti più giovani e meno tutelati, invece che sui super-protetti baby-boomers prossimi ormai alla pensione. Questo perchè nella scuola, i primi ad essere cacciati non sono i meno meritevoli, ma i meno anziani.

Non si tratta di una patalogia del solo settore pubblico, come molti di voi potrebbero credere: anche nel privato, il fatto che il nuovo tipo di contratti flessibili abbia toccato di più i giovani si traduce in fenomeni simili, a dispetto della molta retorica che si fa sul merito.

Un'altra ragione per spiegare il pessimismo dei giovani italiani è da ricercarsi nelle caratteristiche del nostro sistema di welfare, i cui ammortizzatori sociali continuano a tutelare principalmente i disoccupati maschi e adulti. 4 disoccupati su 5 non ricevono nessuna forma di sussidio in Italia (nonostante quanto afferma Berlusconi): di questi, molti sono giovani.

Come spiegare - infine - la minor fiducia dei 18-35enni della penisola nei confronti delle chances di ripresa del paese, e della capacità del governo di guidarlo fuori dalla crisi? Qui a mio avviso la spiegazione è da ricercarsi maggiormente nel fatto che i giovani italiani sono - per l'appunto - italiani, e in quanto tali hanno storicamente una minore fiducia nelle istituzioni e un maggior pessimismo verso l'avvenire rispetto ai britannici.

In conclusione: cinici e sfiduciati quanto i loro genitori, obiettivamente svantaggiati da mercato del lavoro e welfare, probabilmente delusi da un governo che per loro fa poco o nulla. Questo il ritratto dei giovani italiani nel 2009.

Foto | Flickr.

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