Gianfranco Fini, trasformista o statista?

Silvio Berlusconi vuol fare l’americano ma negli Usa salgono le quotazioni dell’alleato/amico/nemico Gianfranco Fini.

Il New York Times, mai tenero con il Cav di Arcore, adesso incensa il nostro presidente della Camera: “Uno dei politici italiani più interessanti, con un piglio da statista”.

Quasi una investitura d’oltre Oceano! Anche se il grande quotidiano americano ricorda “l’ex fascista che nei primi anni Novanta aveva un busto di Mussolini esposto nel suo ufficio”.

Tant’è. Ma l’acqua corre sotto i ponti. E tutto si trasforma.

Specie in Italia, dove “evoluzionismo” (politico) fa rima con trasformismo. Dove i voltagabbana abbondano, non dopo reale travaglio e autocritica, ma per rimanere sempre in piedi. O meglio, attaccati alla poltrona.

Forse, a breve, si capirà meglio il percorso di Fini, la sua evoluzione politico-ideologica: cosa vuole davvero e dove vuole andare.

“Il futuro della libertà” è il libro appena scritto dal number two del Pdl, fra un mese in edicola per i tipi della “nemica” Rizzoli (mica la Mondadori del Cav!): un manifesto che chiarirà il Fini pensiero. Almeno si spera.

Chissà come sarà contento Berlusconi!

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