Leggiamo la Costituzione: speciale “lodo Alfano” (seconda parte)

Palazzo della Consulta

[Le "puntate" precedenti: prima parte]

Quello che i Costituenti hanno affidato alla Corte costituzionale è un compito di grande importanza: controllare che gli atti normativi prodotti dagli organi di indirizzo politico rispettino la Costituzione.

La creazione di un apposito organo, formato, peraltro, da soggetti non eletti direttamente dal popolo e, dunque, privi di quella legittimazione democratico-elettorale in forza della quale il Parlamento, i Consigli regionali e quelli delle Province autonome avrebbero esercitato la funzione legislativa, non era ben vista anche da diversi Costituenti. Le sinistre, da un lato, e i liberali, dall’altro, ritenevano che un ristretto gruppo di saggi non potesse porre in discussione la volontà del popolo e del Parlamento.

Alla fine prevalse, però, l’idea (che trovava riscontro già nell’esperienza statunitense e in quella austriaca) secondo cui soltanto un sistema di “giustizia costituzionale” avrebbe potuto garantire il rispetto della Costituzione anche da parte del legislatore.

Si decise di adottare un modello “accentrato”, come quello austriaco, nel quale esisteva appunto un tribunale istituito con lo specifico compito di giudicare le leggi (e altri atti dei pubblici poteri), piuttosto che un modello “diffuso”, come quello americano, nel quale ogni singolo giudice, nel corso di un giudizio comune, può disapplicare una legge in contrasto con la Costituzione.

Si diede a tale organo una connotazione “mista”, “pluralista”. Ne avrebbero fatto parte esperti di ogni settore del mondo del diritto (professori, avvocati e giudici), scelti dai principali poteri dello Stato (Parlamento, Presidente della Repubblica, supreme magistrature). (Continua...).

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