Risultati elezioni in Germania 2009: un commento


Ieri si sono tenute - dopo una campagna elettorale da molti definita noiosa - le elezioni federali tedesche. Chi ha vinto? Un po' tutti: la CDU, che è riuscita a contenere le perdite. La sinistra radicale (Linke) e i Verdi, che hanno cannibalizzato i socialdemocratici. Ma sopratutto i liberali della FDP di Guido Westerwelle, che vedete nella foto qua sopra.

Lo scenario più probabile è ora il seguente: Angela Merkel rimane cancelliere, ma sostituisce la grande coalizione con la SPD (i veri sconfitti, con un tracollo di oltre 10 punti) ad una più tradizionale alleanza con i liberali, il cui leader ambisce alla carica di ministro degli esteri.

C'è da aspettarsi una rivoluzione nella politica del più popoloso stato dell'Unione Europea? Non proprio. Ci sono infatti vari motivi - insiti nella struttura istituzionale tedesca - che rendono improbabili grossi cambiamenti. Vediamo perchè.

Come ha scritto il Wall Street Journal, la rielezione di Angela Merkel si deve paradossalmente non tanto al fatto che abbia mantenuto gli impegni della campagna elettorale di quattro anni fa, quanto proprio al suo esatto contrario.

Nel 2005, CDU e FDP avevano infatti proposto un programma fortemente liberista, che prevedeva drastici tagli alle tasse e al welfare. Questo suscitò progressivamente diffidenza nell'elettorato tedesco, attaccato al suo stato sociale, riducendo il divario tra la CDU e la SPD da 21 punti (nei sondaggi all'inizio della campagna) a una sostanziale parità (nelle urne).

Questo portò, dopo mesi di contrattazioni, alla grande coalizione. In cui la Merkel si è inventata un nuovo ruolo - non più Thatcher in salsa teutonica, ma paziente mediatrice - e una nuova politica, sostanzialmente centrista, con ampie concessioni sociali e molto vicina a quella dei socialdemocratici di Schroeder.

Questo le è valso una grande popolarità personale, e una progressiva espansione tra l'elettorato socialdemocratico più centrista e meno militante. La SPD invece, stretta tra due fuochi (i partiti di sinistra più radicale fuori dal governo e l'alleato sempre più "di sinistra") non ha saputo uscire da un circolo vizioso di perdita di consensi.

Ne hanno guadagnato - e molto - i liberali di Westerwelle, per il fatto di aver catalizzato gli scontenti della politica consociativista della grande coalizione. In questo senso i fattori domestici hanno prevalso su quelli esterni - la grande crisi finanziaria che avrebbe in teoria dovuto mettere in difficoltà un partito pro-business come la FDP.

E ora? Ci sono sostanzialmente due scenari possibili: nel primo Angela Merkel punta su una politica centrista in sostanziale continuità con quella tenuta finora, al prezzo di qualche tensione con gli alleati, adducendo come ragione la crisi che impedisce "fughe in avanti" di matrice liberista. In questo caso, nulla cambierebbe per definizione.

La seconda possibilità è che la nuova coalizione imponga davvero una sterzata liberale alla Germania. In questo caso è probabile che - come già visto nel 2005 - un certo malessere si diffonda tra l'elettorato, specie tra quello che ha premiato Angela per la sua rassicurante immagine centrista e di unità nazionale.

Questo potrebbe tendere a determinare un nuovo avanzamento delle sinistre nelle elezioni nei Laender, e siccome il tabù di un'alleanza Rosso-rosso-verde, che comprenda anche gli "intoccabili" (finora) della Linke sembra stia per essere rotto, ciò causerebbe un sistematico passaggio di Stati tedeschi da destra a sinistra.

E qui si inserisce la particolarità del sistema istituzionale tedesco: il Bundesrat, la "camera delle regioni", è composto da membri nominati dai governi dei singoli Land. Dal momento che le elezioni nei vari stati sono scaglionate (se ne tiene almeno una all'anno), la composizione di questa seconda camera è in continua mutazione, seguendo gli umori dell'elettorato e i suoi giudizi sul governo federale in carica.

Accade perciò spesso che, dopo che è salito al potere un governo di destra, i Laender comincino sistematicamente a passare a sinistra (o viceversa), segnalando lo scontento degli elettori. Data l'importanza del Bundesrat nel processo legislativo, ciò produce una grande coalizione de facto permanente.

E questo è stato in effetti lo scenario più frequente nella storia politica della Germania dal dopoguerra ad oggi. Un fatto che i sostenitori di un federalismo all'italiana sul modello tedesco tendono a sottolineare troppo poco.

Foto | Flickr.

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