Intervista – Daniela Occhiali a polisblog: “Non credo nelle quote rosa”



A seguito della notizia relativa alla sentenza del Tar di Lecce, a causa della quale la giunta della provincia di Taranto è stata sciolta per assenza di donne, si è ricominciato a parlare di quote rosa.

C’è chi ha cominciato a ragionare sulle possibili giunte da riformare e chi si è occupato delle realtà opposte a quelle di Taranto. Esemplificativa, e molto citata, è stata l’esperienza di Daniela Occhiali sindaco di Sant’Agata Bolognese a capo di una giunta tutta femminile che, intervistata da polisblog, dichiara di puntare sul merito. Più che sul genere.

Sindaco è d’accordo con la sentenza del Tar di Lecce?

Io penso che sia una sentenza intempestiva. Stando a quanto letto sulla vicenda, non riesco a capire perché non sia stato rispettato lo statuto della provincia che prevede la presenza di ambo i generi.
Credo che sia molto strano e inadeguato chiedere agli assessori scelti, penso, per competenze, di dimettersi per poi essere sostituiti da una donna.
Se è vero, come sostiene il Presidente della provincia, che pochi mesi fa (in occasione delle elezioni) i partiti che fanno parte della giunta non hanno segnalato nessuna donna mi chiedo come si riesca, oggi, a trovare delle donne competenti che prima non erano state individuate.

La sua giunta è composta esclusivamente da donne? Con quali criteri è stata composta?

Ritengo che la rappresentanza di uomini e donne all’interno dei vari organismi amministrativi sia un valore.
Io sono al secondo mandato. Nella mia giunta precedente c’erano due uomini. E tre donne. In questa giunta avevo pensato di nominare ancora degli uomini. I due ragazzi, ragazzi perché sono giovani, a cui avevo chiesto la disponibilità non hanno potuto accettare l’incarico per motivi di lavoro. A quel punto ho pensato di non trovare per forza degli uomini. Ho cercato le competenze che mi servivano nelle donne che poi hanno accettato gli incarichi.

Le donne in Italia, secondo lei, si sono emancipate?

Questa è una domanda da cinque milioni di euro.

Secondo lei, le donne in Italia si sono emancipate politicamente?

Credo che ci sia ancora moltissima strada da fare. Il fatto stesso che se ne parli tanto di un caso come quello di Taranto, e viceversa come nel mio caso e della giunta di Sant’Agata, fa molto strano. C’è ancora tanto da lavorare. Si parla ancora troppo di genere e poco di competenze e capacità.
Io non ho mai sostenuto che le donne siamo migliori degli uomini. Possono esserne altrettanto. In modo diverso ma altrettanto.

Per la sua esperienza, la presenza delle donne in politica a livello locale è paragonabile a quella nazionale?

Più il livello è circoscritto più è difficile avere dei rappresentanti politici che rappresentino solo un’immagine. È molto più facile conoscere persone conosciute su quel territorio dal quale ci si aspetta che si occupi dell’amministrazione in modo adeguato.
A livello più generale, se vogliamo parlare del Governo attuale, ahimé non credo che le donne vengano scelte per capacità. Io non conosco personalmente le Ministre ma non credo che siano arrivate lì per meriti.

Ha un modello femminile e politico di riferimento?

Anna Finocchiaro mi piace molto. Credo sia stata un pochino compressa. Non ha potuto esprimere di più e meglio tutte le capacità che tutti gli riconoscono. Potrebbe certo esprimere di più.

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