Elio Veltri a polisblog: "La mafia non uccide, investe"

elio veltri intervista

Elio Veltri è personaggio è senza dubbio interessante. Classe 1938 ed ex membro delle Commissioni Parlamentari Antimafia, Giustizia e Anticorruzione (nei banchi del PDS), Elio Veltri ha pubblicato, nel corso degli anni, diversi saggi-inchiesta sulla politica e le vicende giudiziarie italiane. Il più noto è sicuramente “L’odore dei soldi” (2001), scritto a quattro mani con Marco Travaglio; meritano di essere ricordati anche “Milano degli scandali” (1991), scritto con Gianni Barbacetto e dedicato a Tangentopoli, “Le toghe rosse” (2002) e “Il topino intrappolato” (2005).

Attualmente è direttore del periodico online "Democrazia e legalità". Lo incontro per Polisblog in occasione della presentazione di "Mafia pulita", il suo ultimo libro scritto a quattro mani con il magistrato Antonio Laudati, in cui gli autori analizzano la “mafia del terzo millennio”: quella in giacca e cravatta che spara il meno possibile, ma corrompe, compra e investe nei mercati finanziari inquinando interi pezzi di economia e società. Ne abbiamo parlato durante una breve conversazione.

Recentemente il Ministro Calderoli ha dichiarato che questo Governo sta combattendo la mafia come nessun altro era riuscito a fare prima. Cosa ne pensa?

Foto | Flickr

Penso che questo Governo abbia varato alcuni provvedimenti che sono sicuramente condivisibili. Il Ministro Alfano li ha spiegati a Roma quando ho presentato il mio libro insieme al Capo della Polizia, al Procuratore Nazionale Antimafia e al Ministro Ronchi. Però sono provvedimenti molto parziali. Bisogna adottare una strategia, perché oggi la mafia (intesa come Cosa Nostra, ‘Ndrangheta e Camorra nel suo complesso) è la prima azienda italiana per fatturato. Quindi ci vuole una strategia precisa che, attualmente, non c’è. E poi un provvedimento come lo scudo fiscale è in contraddizione palese con i pur buoni provvedimenti di questo Governo.


Qual è la sua opinione sullo scudo fiscale?

Ne penso molto male. Lo scudo fiscale è stato fatto anche in altri Stati, ma in modo diverso. Anche Obama ha fatto una sorta di scudo fiscale, ma chi ne usufruisce deve pagare tutte le tasse e il 20% di mora sui capitali esportati illegalmente. Senza contare che, negli Stati Uniti, per i reati finanziari c'è la galera. Il provvedimento ha portato, quindi, gli evasori ad autodenunciarsi in massa. Inoltre, lo "scudo" varato da Obama non garantisce l’anonimato per chi rimpatria i capitali; anche in altri Paesi funziona così. In Italia, invece, rimane tutto nella segretezza più assoluta. Arriveranno naturalmente capitali mafiosi, perché non si sa l’origine di queste ricchezze, non si sa il nome delle persone e la tassa è ridicola: il 5%, che, sicuramente, è meno pesante della parcella di un avvocato che assiste chi ha portato tanti soldi all’estero. Nel decreto anti- crisi, che include lo scudo fiscale, Tremonti ha, però, previsto l’inversione dell’onere della prova, che è un provvedimento micidiale nei confronti degli evasori. In pratica, non è più lo Stato a dover dimostrare che un cittadino ha esportato capitali illegalmente, ma è il contrario. E’, come dicevo, una misura micidiale che, sicuramente, viene applicata per la prima volta in Italia allo scopo di terrorizzare i grandi evasori, per far loro accettare lo scudo fiscale e ottenere, quindi, una manciata di soldi per lo Stato. Ritengo che, nel suo complesso, lo scudo sia un provvedimento moralmente ed economicamente inaccettabile perché comporterà anche il condono di tutti i reati fiscali.

Parliamo di "mafia pulita": molti temono che l’Expo che si terrà a Milano nel 2015 sarà un’occasione per il riciclaggio di denaro e grossi investimenti da parte della criminalità organizzata. Cosa ne pensa?

Premetto che in Italia il reato di riciclaggio non si dimostra quasi mai, perché la legge è fatta in modo che non si riesca a dimostrare. In tutto il Paese, in questo momento, ci saranno sei o sette processi per riciclaggio di fronte a centinaia di casi. Sicuramente l’Expo è un’occasione e le organizzazioni criminali (in particolare la ‘Ndrangheta, che è la più potente in Italia e la più presente in Lombardia) si sono già mosse. Del resto, nel nostro libro, io e Laudati non parliamo di morti, ma di investimenti, di rapporti con le banche, di avvocati, di funzionari e di persone che rappresentano le cosche anche nella gestione del traffico di droga. La criminalità organizzata usa i broker e i professionisti, mette i soldi e li raccoglie, ma rimane come al di fuori e tante volte non viene nemmeno coinvolta nei processi.

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