Leggiamo la Costituzione: speciale "lodo Alfano" (quinta parte)

Palazzo della Consulta

[Le "puntate" precedenti: prima parte, seconda parte, terza parte, quarta parte]

La legge n. 124 del 2008 ("Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato"), meglio nota come "lodo Alfano", è stata impugnata dinanzi alla Corte costituzionale da parte del Tribunale di Roma e del Tribunale di Milano. Il giudizio di costituzionalità è stato instaurato con il procedimento in via incidentale ed è sorto da processi penali riguardanti il Presidente del Consiglio dei ministri Silvio Berlusconi.

Cosa prevede questa legge e perché viene comunemente chiamata "Lodo Alfano"? Cominciamo innanzitutto dal contenuto. L'unico articolo di cui tale atto si compone prevede, al primo comma, che, "salvi i casi previsti dagli articoli 90 e 96 della Costituzione, i processi penali nei confronti dei soggetti che rivestono la qualità di Presidente della Repubblica, di Presidente del Senato della Repubblica, di Presidente della Camera dei deputati e di Presidente del Consiglio dei ministri sono sospesi dalla data di assunzione e fino alla cessazione della carica o della funzione. La sospensione si applica anche ai processi penali per fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione".

Tale comma fa ovviamente salvo quanto previsto dagli articoli 90 e 96 della Costituzione. Non poteva essere altrimenti, dal momento che il "lodo Alfano" non è una legge costituzionale, ossia una legge approvata con la procedura aggravata prevista dall'articolo 138 della Costituzione (che richiede, tra l'altro, una doppia approvazione da parte di entrambe le Camere, con il raggiungimento della maggioranza assoluta nella seconda deliberazione), ma una semplice legge ordinaria e, in quanto tale, non può derogare a disposizioni costituzionali.

L'articolo 90 della Costituzione prevede che "Il Presidente della Repubblica non è responsabile degli atti compiuti nell’esercizio delle sue funzioni, tranne che per alto tradimento o per attentato alla Costituzione. In tali casi è messo in stato di accusa dal Parlamento in seduta comune a maggioranza assoluta dei suoi membri". L'articolo 96, invece, stabilisce che "Il Presidente del Consiglio dei ministri e i ministri, anche se cessati dalla carica, sono sottoposti, per i reati commessi nell’esercizio delle loro funzioni, alla giurisdizione ordinaria, previa autorizzazione del Senato della Repubblica o della Camera dei Deputati, secondo le norme stabilite con legge costituzionale".

Pertanto, la disciplina introdotta dalla legge n. 124 del 2008 non pregiudica nè l'irresponsabilità del Presidente della Repubblica per i reati funzionali (ossia per gli atti compiuti nell'esercizio delle sue funzioni, salvo le ipotesi di alto tradimento e attentato alla Costituzione), nè l'autorizzazione a procedere richiesta dall'articolo 96 per i reati funzionali del Presidente del Consiglio e dei ministri.

Combinando le previsioni normative costituzionali con la disciplina introdotta dal "lodo Alfano" si può concludere che il Capo dello Stato non risponde mai, se non nelle due ipotesi anzidette, per i reati compiuti nell'esercizio delle sue funzioni e non risponde per quelli commessi da privato cittadino per il periodo del suo mandato. Il Capo del Governo, invece, risponde dei reati funzionali previa autorizzazione parlamentare e non risponde dei reati comuni durante il periodo del suo incarico.

L'articolo 1 della legge n. 124, nei commi successivi, contiene altre previsioni, che, nelle intenzioni dei suoi autori - come si vedrà più avanti - dovrebbero farne salva la conformità a Costituzione. Prima di passare ad esaminarle dettagliatamente occorre spendere, però, qualche parola sul perchè l'atto in questione viene denominato "lodo Alfano". (Continua...).

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