Intervista – Stefano Strocchi a polisblog: “dei terremotati dell’Abruzzo se ne occupa solo il satellite”



Dal terremoto in Abruzzo, a causa del quale morirono 150 persone, sono passati sei mesi. E tante polemiche. Su quello che poteva essere fatto prima. E su cosa fosse necessario fare dopo.

Nelle ultime settimane, a seguito dei vari speciali televisivi che sull’argomento sono stati fatti, abbiamo provato a capire con voi se l’attenzione del servizio pubblico fosse adeguata alla situazione.

Di fatto anche noi, per ovvie ragioni, ci siamo concentrati su tutto il contorno politico. Ma è davvero giusto? Probabilmente no. Per questo motivo abbiamo intervistato Stefano Strocchi, produttore del documentario From Zero la cui mancata distribuzione sui media italiani testimonia che delle storie della terra, dei terremotati, se ne occupa solo il satellite.

Cos’è From Zero?

Fromzero.tv è una serie di documentari pensati per il web ospitati su una piattaforma creata apposta.

La copertura dei mass media italiani è stata sufficiente per documentare quanto accaduto in Abruzzo?

Diciamo che il progetto fromzero.tv non vuole fare la copertura di notizie. Vuole raccontare delle storie. Lo spazio per raccontare delle storie non c’è sui media tradizionali italiani. Nel resto d’Europa i documentari vanno in onda in prima serata sui canali pubblici. In Italia non vanno in onda. O sono programmati molto molto tardi.

Come mai avete deciso di non dargli un taglio politico?

Io credo che molto in Italia sia intriso di politica. Sempre. L’attenzione alle persone, ai cittadini come essere umani, viene completamente cancellato. La nostra scelta di non fare politica è di fare un discorso molto più antropologico.
Qui, anche solo a livello di volontari, ci sono persone di destra o di sinistra che sono qui da sei mesi con un unico scopo. Quello di aiutare la ricostruzione. Di questo non si parla.
La realtà parla da sola.

Hai già ricevuto feed back del progetto dall’estero?

Ci sono tre emittenti internazionali che stanno vagliando come adattare questa serie ad una emissione più televisiva. Abbiamo ricevuto anche un’ottima risposta a livello internet dall’estero. Il 40% dell’utenza non è italiana.


In Italia, non si è fatto vivo nessuno per la messa in onda?

Dunque, in Italia purtroppo no. Diciamo che stiamo studiando una soluzione con il satellite. Sono convinto che in Italia si possa fare qualcosa. Su Mediaset no perché non c’è spazio per i documentari. Sulla televisione pubblica anche siccome ha, diciamo così, le mani legate. Non solo dalla politica. Ha le mani legate da una burocrazia incredibile.

I cittadini trovano soddisfacente quanto è stato fatto?

Alcuni sì. Alcuni no. Alcune famiglie sono felici di aver ricevuto le case governative. Altre che sono meno contente perché il protrarsi nelle tendopoli disgrega il tessuto sociale e culturale. È pesante per qualsiasi cittadino stare in tenda per sei mesi. È ancora più pesante non sapere cosa succede dopo. Ci sono un sacco di dibattiti su questo, anche tra la popolazione.

La domanda ricorrente è “cosa altro si poteva fare?”. Devo dire che la politica nelle tendopoli interessa abbastanza poco. Quel che interessa è che qui tra un mese la temperatura scenderà sotto lo zero e la gente non può rimanere in tenda perché fa troppo freddo.
Bisogna rimandare la politica a dopo. A quando le persone si saranno sistemate.

Ci sono state, nelle ultime settimane, altre scosse. È calato l’interessamento dei media nei confronti dell’Abruzzo?

No. Anzi. L’interesse dei media per l’Abruzzo è sempre alto.
Le scosse ci sono. Ci sono state fin da Natale. Forse lì i media dovevano fare di più.
È una situazione molto complessa. L’attenzione dei media è stata molto alta. Non sempre per raccontare le persone.

  • shares
  • Mail
5 commenti Aggiorna
Ordina:

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO