Dario Franceschini, bocciato dai congressi, è il "re travicello" del Pd

Dove eravamo rimasti, compagni e amici del piddì? E chi lo sa?

La “conta” dei congressi locali premia alla grande Bersani ma Franceschini finge di non vedere che due su tre iscritti non lo hanno votato e aspetta le primarie del 25 ottobre sperando di ribaltare il risultato a proprio favore.

In poche parole, Franceschini ha due terzi del Pd contro: come fa a dirigere un partito così, con quale credibilità? Da qui le ultime infuocate polemiche fra le varie fazioni interne, non sulle idee ma sulla conta.

Ma quando la finiscono di sbranarsi fra loro, questi fasulli eredi di Pci e Dc? Il dilemma è tutto qui: contano o no i 450 mila voti degli iscritti, cioè militanti che pagano una tessera, fanno vita di partito, sono di fatto i “proprietari” del partito?

Non si sa bene. Una sola cosa è certa: i capi del Pd sono stati così … “abili” che alla fine ci sarà una frattura (insanabile?) fra iscritti ed elettori. Insomma, un altro passo falso annunciato, anticipatore di nuove divisioni e nuove batoste elettorali.

Il tutto, ovviamente, in nome della “diversità”: un partito più democratico e organizzato e una leadership politicamente ed eticamente “superiore”.

Poi si fa difficoltà (non solo all’estero) a capire perché gli italiani sostengono e votano … Berlusconi!

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