Leggiamo la Costituzione: speciale "lodo Alfano" (sesta parte)

Palazzo della Consulta

[Le "puntate" precedenti: prima parte, seconda parte, terza parte, quarta parte, quinta parte]

Perché la legge n. 124 del 2008 viene comunemente chiamata "lodo Alfano"? L'impiego del termine "lodo" per indicare questo tipo di provvedimento non è nuovo. Di "lodo" si parlò già a proposito della legge n. 140 del 2003 ("Disposizioni per l'attuazione dell'articolo 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato"), meglio conosciuta come "lodo Schifani".

Le vicende che portarono all'adozione del "lodo Schifani" sono ricostruite nella relativa pagina di Wikipedia, alla quale rinvio. Basti qui ricordare che l'intento che spinse inizialmente l'ex deputato della Margherita Antonio Maccanico a proporre una soluzione al problema dei procedimenti giudiziari a carico del Capo del Governo era quello di evitare che, nel corso del semestre di presidenza italiana del Consiglio europeo, potesse sopraggiungere qualche condanna penale per il Presidente Berlusconi, che avrebbe potuto danneggiare seriamente l'immagine internazionale del nostro Paese.

La presentazione di un maxi-emendamento da parte del senatore Schifani, che stravolse il testo originario, spinse poi a cambiare il nome (giornalistico) del provvedimento: da "lodo Maccanico" l'atto venne quindi trasformato in "lodo Schifani". La parola "lodo", che originariamente aveva inteso richiamare l'idea di una negoziazione, di un accordo pacifico tra destra e sinistra, al fine di affrontare la contingenza politica sopra richiamata, finì col perdere ogni significato (il "lodo", comè noto, è la decisione che conclude un arbitrato e sostituisce integralmente la pronuncia del giudice). L'impiego del termine "lodo" per indicare la legge n. 140 del 2003 e, per analogia, quella più recente del 2008 è, pertanto, del tutto improprio: non c'è stato alcun accordo, ma atti adottati in tutta fretta dalla maggioranza di governo, contro la volontà dell'opposizione.

Oltre che impropria, l'espressione è anche pericolosa perché lascia intendere che tutto, in politica, sia negoziabile: anche i principi fondamentali dell'ordinamento costituzionale, che, invece, dovrebbero essere sottratti alla contrattazione politica. Tali principi traducono i valori supremi che stanno alla base dello Stato di diritto e della democrazia, come l'eguaglianza formale, la separazione dei poteri e il rispetto della legalità: essi dovrebbero costituire un qualcosa di indisponibile per qualunque maggioranza (e ovviamente per qualunque opposizione) parlamentare.

Fatta questa doverosa precisazione, vediamo quali erano i contenuti della legge n. 140 del 2003 (il "lodo Schifani") e cosa ha detto esattamente la Corte costituzionale quando, nel 2004, si è pronunciata su tale atto. (Continua...).

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