Elezioni Regionali Lombardia 2013: Umberto Ambrosoli

Elezioni Regionali Lombardia - Dopo quasi due decadi Roberto Formigoni abbandona il Pirellone, ma il suo quarto mandato termina con un anticipo di due anni. Un addio causato dagli scandali che hanno travolto la regione e che comunque vada segnerà un importante rinnovamento: nel centrodestra la Lega Nord accarezza il sogno di conquistare il Pirellone grazie a Roberto Maroni e completare così il disegno della maxiregione del nord di Lombardia, Veneto e Piemonte sotto l'egida del Carroccio.

Ma è soprattutto a sinistra che si sogna: il Pd, Sel e l'Italia dei Valori sembrano vicini a replicare la vittoria che ha portato Giuliano Pisapia al Comune di Milano. Anche perché, dopo candidature che non potevano entusiasmare come quella di Riccardo Sarfatti o quella forte - prima delle accuse che lo hanno travolto - ma troppo legata alle logiche di partito di Filippo Penati, questa volta il nome designato dal Pd sembra quello giusto: Umberto Ambrosoli.

Chi è Umberto Ambrosoli? Avvocato, classe 1971, è noto soprattutto per essere il figlio di quel Giorgio Ambrosoli assassinato sotto il portone di casa dalla Mafia nel 1979 da un sicario ingaggiato dal banchiere siciliano Sindona, su cui Ambrosoli stava indagando in veste di commissario liquidatore della Banca Privata Italiana. L’eroe borghese Ambrosoli è diventato uno dei santi laici della Repubblica Italiana, raccontato proprio dal figlio nel libro del 2009 ‘Qualunque cosa succeda’. Ma la fama di Umberto Ambrosoli non è data solo dall’essere figlio di cotanto padre: noto e rispettato avvocato penalista, specializzato nel settore economico finanziario, ha seguito le vicende Parmalat, Cirio, Unipol, Gruppo Burani. Opinionista del Corriere della Sera, ha mosso la sua prima esperienza in politica nella giunta Pisapia per cui è ‘collaboratore in tema di anticorruzione’.

Candidato designato dal Partito Democratico, accetta la candidatura alla regione solo dopo essersi assicurato che sarebbe stata mantenuta la sua scelta di una coalizione civica, in cui i partiti avrebbero fatto un passo indietro a partire dalle primarie, accettando di focalizzare tutta l'attenzione sui candidati senza cercare di etichettarli. La crisi del Pdl e gli scandali che attraversano tutto il Pirellone fanno subito intuire che l'occasione non deve essere sprecata, anche perché i primi sondaggi esplorativi dimostrano come il centrosinistra sia effettivamente in vantaggio su un centrodestra in piena difficoltà. Ma il voto è ancora lontano e, soprattutto, bisogna ancora fare le primarie.

Il 15 dicembre si tengono le primarie tra Umberto Ambrosoli, Andrea Di Stefano e Alessandra Kustermann. Il giovane avvocato esce vincitore senza troppe difficoltà con il 58% dei consensi. Il centrosinistra ha il suo candidato, mentre a destra la Lega Nord si decide a candidare Maroni e promette che "andrà da sola". Nel Pdl si ragiona sull'ipotesi Albertini, ma in verità è ancora tutto in alto mare. Bisogna arrivare all'11 di gennaio affinché la situazione si sblocchi: il Pdl cede a Maroni in cambio di un'alleanza con la Lega a livello nazionale, mentre Albertini si accasa con il centro di Monti. I big in lizza per le regionali a questo punto sono tre.

E per Ambrosoli una vittoria che pareva a portata di mano inizia ad allontanarsi, a causa della ricomposizione dell'asse Lega-Pdl e della candidatura di Albertini, in grado di sottrarre al centrosinistra parte di quei moderati che Ambrosoli può intercettare. I sondaggi certificano il testa a testa tra Maroni e Ambrosoli con Albertini attorno al 10% a fare da ago della bilancia. Siamo a metà gennaio e la situazione si cristallizza per quasi un mese, quando dalle parti del Pd si iniziano a mormorare due paroline: "Voto disgiunto". E' la chiave di volta: Ambrosoli piace a montiani, sicuramente più di Maroni. E la candidatura di Albertini non ha reali chance di vittoria. Ilaria Borletti, capolista alla Camera di Scelta Civica per la Lombardia, appoggia da subito l'idea.

Un voto disgiunto non in piena regola a dire la verità: si tratta di votare per Monti al Senato e per Ambrosoli alle Regionali. Subito arriva lo stop di Albertini, seguito a ruota da quello del professor Mario Monti in persona: "Coloro che votano per Scelta Civica votino Albertini in Lombardia". Ma ormai è troppo tardi, l'idea del voto disgiunto piace, convince una larga parte del mondo montiano lombardo e si fa strada fino a Pietro Ichino, transfuga Pd nelle braccia di Monti che all'ultimo minuto cerca di evitare la tragedia: "Tra gli elettori che domenica prossima compiranno questa stessa scelta (il voto disgiunto, ndr) ci sono anch’io".

Il voto disgiunto indicato dai candidati non necessariamente si riflette sull'elettorato, ma dà senz'altro il polso della situazione. E dalle parti del Pd si iniziano a tirare sospiri di sollievo, anche perché, nel frattempo, Maroni e la Lega vengono tirati in ballo nell'affaire Finmeccanica. Tutto deciso quindi? Neanche a parlarne, le incognite sul campo restano ancora tante: il successo del Movimento 5 Stelle e della loro candidata Silvana Carcano (non per niente Ambrosoli negli ultimi giorni ha sondato il terreno per un voto utile di matrice grillina) e il "suicidio" di Oscar Giannino, leader di Fare per Fermare il Declino. Il partito di Giannino era accreditato in Lombardia di percentuali importanti, che - se ci sarà il crollo che adesso si attende - saranno determinanti per decidere il vincitore. Un partito di destra ma antiberlusconiano con chi si schiererà? Ambrosoli è pronto a giocarsi tutte le sue credenziali di moderato borghese, per conquistare gli ultimi rivoli di voti in uscita libera e compiere il miracolo.

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO