Recensione: "I giovani non esistono" di Stefano Benzoni: viaggio allucinante in un presente dominato dai vecchi


Avvertenza: questo libro non parla di politica. O almeno non direttamente, né in senso stretto. Con un "ma": perchè in realtà l'agile ed ironico pamphlet di Stefano Benzoni (neuropsichiatra infantile) getta luce su un fenomeno tanto centrale quanto ignorato dell'Italia di oggi. Come afferma il frontespizio del libro:

Oggi in Italia ci sono 138 ultrasessantenni ogni 100 giovani. Tra vent'anni saranno 220. "I giovani non esistono" si avventura in questo scenario di ballardiana normalità per scoprire che cosa è cambiato e che cosa cambierà nelle nostre società sempre più anziane

Un cambiamento epocale, che si gioca prima di tutto sul piano della psicologia collettiva, dei fenomeni sociali e del costume, che è infatti quello prediletto dall'autore nei suoi agili e beffardi capitoli. Tuttavia si tratta anche di un fenomeno dall'enorme rilevanza politica: dopo il salto trovate qualche esempio.

Benzoni comincia constatando una serie di strane coincidenze: non è un caso, innanzitutto, che la nascita della Seconda Repubblica si debba ad uno scandalo (Tangentopoli) nato fortuitamente da un'inchiesta sul più famoso ospizio milanese ("la baggina" di Mario Chiesa).

Non può essere uno scherzo del destino, dunque, neanche il fatto che il nostro Presidente del Consiglio sia il più anziano del G8, né che l'ultimo concorrente a contendergli con successo la carica sia stato un altro settantenne, Romano Prodi.

E se pensiamo all'ultimo governo Prodi, come dimenticare che uno dei suoi momenti più critici è stato - come racconta Benzoni - "una crisi innescata dal voto contrario di due senatori ultrasessantenni, gestita da un presidente quasi ottantenne e risolta alla fine grazie al ritorno da Dubai di una senatrice novantenne (che probabilmente allentava al sole la morsa dell'artrosi)".

Ma non si tratta unicamente di invecchiamento della classe politica: magari fosse solo questo! C'è ben di peggio che bolle in pentola, per quei giovani che - per citare il titolo del libro - ormai non esistono più, ad ogni effetto pratico.

Giusto per citare qualche post pubblicato in questo primo di anno di vita di polisblog, potremmo ricordare con molto meno stupore - alla luce di quanto illustrato nel libro - il fatto che nella campagna elettorale 2008 tutti i candidati abbiano promesso ingenti aumenti delle pensioni. Il tutto in quello che è già oggi il paese europeo che spende la più ampia parte della propria spesa pubblica per le pensioni.

Allo stesso modo, andrebbe visto sullo sfondo di questa lenta ma inesorabile presa di potere da parte dei vecchi anche il fatto che una delle prime dichiarazioni del Berlusconi IV, appena insediatosi, sia stato rassicurare gli italiani più anziani che non avrebbe messo mano all'età pensionabile.

E quando qualche mese dopo è sembrato tornare su suoi passi, accennando alla possibilità di portarla a 65 per le donne del pubblico impiego, i sindacati hanno fatto fuoco e fiamme, con un atteggiamento in marcato contrasto con quello di neutralità assunto quando, negli stessi giorni, il PD proponeva l'istituzione di un unico assegno di disoccupazione, provvedimento che sarebbe invece andato principalmente a beneficio dei precari, e quindi dei giovani.

Non è irrilevante constatare a questo proposito che il più grosso componente della Confederazione Generale Italiana del Lavoro (più nota come CGIL) sia lo SPI -manco a farlo apposta, il Sindacato Pensionati Italiani.

E vogliamo parlare della Social Card? Era stata presentata all'epoca da (quasi) tutti i media come un provvedimento "contro la povertà" e "a favore dei pensionati" - come se i due concetti fossero sinonimi. E infatti si scopre molto in fretta che la maggioranza dei poveri non la riceve. Come come scrivemmo all'epoca, d'altronde:

si sostengono con la social card i pensionati, ma non le persone che, con qualche anno di meno, si trovano nelle stesse condizioni economiche. Le famiglie con figli piccoli, ma non chi dovrebbe essere messo in condizione di poter procreare (i giovani)

E sempre a proposito di giovani, giusto qualche settimana fa constatavamo su queste pagine come essi, nel nostro paese, vengano sistematicamente ridicolizzati e stigmatizzati da parte di media e uomini politici, con un processo che tende a incolparli di fenomeni di cui sono le prime vittime (come la ritardata uscita di casa).

I giovani nell'occhio del ciclone delle critiche quindi: ed è interessante leggere a questo proposito un recente articolo di Repubblica, che spiega come uno studio dell'Anci sulle ordinanze emesse dagli enti locali abbia messo in evidenza come nell'ultimo anno ne siano cambiate le priorità: dalla lotta alla prostituzione e all'insicurezza a quella alla "movida" e alle attività giovanili in genere.

Una malevola ossessione per i giovani che Stefano Benzoni spiega in maniera brillante:

Un condensato di stereotipi su cui la società di vecchi si arrovella, come nello sforzo estremo di cavarne una regola e di qui costruire una teoria sociale, una retorica per parlare di sé, dell'invecchiamento, senza però mai farlo veramente. (..) Il Giovane Adulto, chimera di tre archetipi del giovanilismo, il Santo (il papa-boy e il Volontario), il Pazzo (il lanciatore di sassi dal cavalcavia e il black block) e il Genio (Valentino Rossi, tutto gas, evasioni e intemperanze), altro non è che il negativo di una fotografia sulla quale sono stampati i volti segnati dei padri e delle madri

E la "sicurezza"? Che dire del tema divenuto oggetto di una campagna elettorale semi-permanente, il segreto per vincere con facilità ogni elezione (almeno in Italia)? Anche questo fenomeno non è certo privo di legami con l'invecchiamento della popolazione se è vero che, come spiega l'autore, "lo diceva senza i numeri già nel 1752 il dottor John Smith, nel suo Portrait of the Old Age: "il sentimento dominante dell'anziano è la paura"".

Per quanto riguarda gli immigrati invece - i soggetti probabilmente più propensi ad incarnare le paure degli anziani nell'Italia di oggi - non è certo un caso constatare come l'unica categoria per la quale si è considerata la possibilità di un'eccezione alla stretta assoluta anti-immigrazione siano state proprio le badanti: ovvero la "stampella della vecchiaia" di molti acciaccati, ma agguerritissimi elettori.

Un fenomeno, quello delle collaboratrici domestiche, peraltro tipicamente italiano, se è vero che, come racconta in un'inquietante capitolo Benzoni, in Scandinavia molti vecchi preferiscono vivere le proprie ultime primavere in blindati resort thailandesi, in prossimità di attrezzature ospedaliere altrettanto qualificate, ma ben più economiche di quelle patrie.

Leggetelo, l'ottimo pamphlet "I giovani non esistono". Non vi parlerà (solo) di politica, ma una volta che l'avrete letto, molti "grandi temi" della politica vi diventeranno molto, ma molto più chiari: un po' come accorgersi di quell'elefante nella stanza, di cui nessuno osa parlare.

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