Leggiamo la Costituzione: speciale "lodo Alfano" (decima parte)

Palazzo della Consulta

[Le "puntate" precedenti: prima parte, seconda parte, terza parte, quarta parte, quinta parte, sesta parte, settima parte, ottava parte, nona parte]

Ricapitoliamo. Nel 2003 il Parlamento vara la legge n. 140 (il cosiddetto "lodo Schifani"), che sospende i processi penali in corso per le più alte cariche dello Stato. Essendo dotato di efficacia retroattiva, tale atto trova immediata applicazione anche nei giudizi, allora pendenti, contro il Presidente del Consiglio dei ministri Berlusconi.

In uno dei suddetti procedimenti il giudice solleva questione di legittimità costituzionale su tale normativa, lamentando la violazione di tutta una serie di norme costituzionali (principio di eguaglianza, obbligatorietà dell'azione penale, diritto di difesa, rigidità della Costituzione, ragionevole durata del processo, ecc.). La Corte costituzionale accoglie la questione soltanto in riferimento ad alcuni profili (articoli 3 e 24 della Costituzione: principio di eguaglianza in relazione al diritto di difesa dei soggetti interessati). La misura - dice la Corte - è “generale, automatica e di durata non determinata”. Essa, di fatto, impedisce a chi ricopre una delle alte cariche istituzionali indicate nella legge di difendersi in giudizio. Si rileva, inoltre, la lesione dei diritti della parte civile, del principio di ragionevole durata del processo e l'ingiustificata differenziazione tra le posizioni dei Presidenti degli organi interessati e dei componenti di questi ultimi, in riferimento alle garanzie che in tal modo vengono assicurate ai primi (e non ai secondi).

Con la sentenza n. 24 del 2004, la Corte annulla, pertanto, l'articolo 1, comma 2, della legge n. 140 del 2003. Tale articolo, tuttavia, conteneva anche una norma di rinvio alle disposizioni del codice penale sulla sospensione dei termini di prescrizione. Anche tale previsione viene dichiarata illegittima, in via conseguenziale, consentendo così il "recupero" del periodo trascorso dall'entrata in vigore della legge ai fini della decorrenza della prescrizione stessa. Nella pronuncia si dichiarano "assorbiti" tutti gli altri vizi denunciati. Il che significa, come si è detto, che la Corte non se ne occupa, lasciando impregiudicate le relative questioni.

Nel 2008, il legislatore approva, con una rapidità del tutto insolita per i consueti tempi parlamentari, la legge n. 124 del 2008 (il "lodo Alfano"). Si reintroduce la sospensione di cui sopra, ma questa volta con qualche modifica: il soggetto interessato può rinunciarvi e la misura può essere utilizzata - come una sorta di bonus - soltanto per una volta. Inoltre, essa non lede i diritti della parte civile. Viene riprodotta anche la suindicata norma di rinvio relativa alla sospensione dei termini di prescrizione.

I giudici di Roma e di Milano sollevano, nell'ambito dei processi penali riguardanti il Presidente Berlusconi, distinte questioni di legittimità costituzionale sulla legge n. 124: si denuncia ancora una volta la lesione, sotto diversi profili, del principio di eguaglianza, nonché la violazione dei principi di rigidità costituzionale, di obbligatorietà dell'azione penale e di ragionevole durata del processo. Si lamenta anche la violazione del giudicato costituzionale, poiché la nuova disciplina riprodurrebbe sostanzialmente il contenuto di quella già dichiarata incostituzionale nel 2004.

A fine giugno di quest’anno L'Espresso diffonde la notizia che nel maggio precedente si sarebbe svolta una cena a casa del giudice costituzionale Luigi Mazzella, alla quale avrebbero partecipato anche il collega Paolo Maria Napolitano, nonché il Presidente Berlusconi, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il Ministro della Giustizia e il presidente della Commissione Affari costituzionali del Senato. La notizia della cena suscita subito aspre polemiche, ma i due giudici costituzionali protestano vivamente (il primo addirittura rivendica il suo "diritto umano" di invitare a casa propria un "amico di vecchia data").

Nel giudizio costituzionale Berlusconi è presente in una duplice veste: come Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato dall'Avvocatura dello Stato, a difesa della conformità a Costituzione della legge impugnata, e come parte costituita, in quanto imputato nei procedimenti penali nei quali il "lodo Alfano" ha trovato applicazione. La frequentazione dei due giudici costituzionali è, quindi, quantomeno inopportuna, ma nei processi costituzionali non sono previsti (anzi sono espressamente esclusi) gli istituti dell'astensione e della ricusazione dei giudici. Pertanto, non esiste uno strumento giuridico che sanzioni simili comportamenti (diversamente da quanto accade in un qualunque altro tipo di processo).

Qual è il possibile esito di tale giudizio? In effetti, quasi tutte le questioni sollevate appaiono in una certa misura fondate, ma, leggendo attentamente il precedente costituito dalla sentenza del 2004 sul "lodo Schifani", si riscontra un profilo, tra quelli espressamente richiamati in tale pronuncia, del tutto trascurato nella stesura del "lodo Alfano" (un profilo che forse avrebbe potuto legittimare anche un rinvio della legge da parte del Presidente della Repubblica): l'irragionevole disparità di trattamento tra Presidenti delle Camere e componenti delle Camere stesse. Perchè soltanto i primi dovrebbero avere un interesse costituzionalmente apprezzabile (e dunque tutelato) al "sereno esercizio" delle proprie funzioni? E i secondi? A ben vedere, un problema analogo si pone anche per i Ministri. Perchè differenziarne la posizione rispetto a quella del Presidente del Consiglio?

A mio modesto avviso, a tale vizio potrebbe essere riconosciuto un ruolo centrale nella motivazione della sentenza della Corte (che molto probabilmente annullerà la normativa impugnata). E, se tale previsione dovesse avverarsi, non è difficile immaginare che il prossimo "lodo" estenderà quantomeno a tutti i parlamentari la sospensione dei procedimenti penali in corso, per superare anche tale rilievo. Sarà questo il "cavillo" al quale - come disse qualche tempo fa Gasparri - sta pensando l'avv. Ghedini (o Ghedoni)?

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