Intervista a Antonio De Lillo - prima parte: la condizione dei giovani nell'Italia di oggi


In questi mesi ho cercato su queste pagine di parlare periodicamente di giovani, mettendo in evidenza come, da un lato, la loro condizione sia particolarmente critica nel nostro paese, in particolare a causa del mercato del lavoro e del welfare italiano; dall'altro, ho sottolineato come i giovani come categoria siano spesso bersaglio di insulti ed offese da parte di politici e giornali.

Per fare il punto di questa riflessione, ho intervistato il prof. Antonio De Lillo, ordinario ed ex Preside della Facoltà di Sociologia di Milano-Bicocca e presidente dell Associazione italiana di Sociologia, che ha coordinato per molti anni le ricerche nazionali dell’Istituto IARD sulla condizione giovanile in Italia.

Se dovesse descrivere sinteticamente la condizione giovanile nell’Italia del 2009, che termini utilizzerebbe?

“ “Condizione giovanile” è un concetto un po’ ampio. Parliamo piuttosto dei ventenni: io direi che la cosa che più li caratterizza è il futuro incerto, sia dal punto di vista individuale sia da quello della società. D’altronde, si tratta di due aspetti strettamente legati: da un lato c’è una società che non ha una visione del proprio futuro, non lo sta progettando; di conseguenza, in una tale situazione di incertezza generalizzata, non è possibile progettare nemmeno le vite individuali”

Secondo lei quella dei giovani è una questione politica (o dovrebbe esserla?)

“E’ una questione politica, ma non solo. Secondo me si è rotto quel patto implicito tra generazioni che c’è sempre stato. Da un lato per motivi demografici, dall’altro per ragioni di carattere più strutturale. Demografici perché è la prima volta nella storia in cui il numero delle nascite non compensa quello delle morti: noi ci troveremo tra 30-40 anni con una struttura demografica a piramide rovesciata, e questo significa che pochi dovranno mantenere molti, mentre in genere è sempre successo il contrario. Per motivi strutturali perché anche lì si è rotto il patto tra generazioni: la generazione al potere, quella dei padri, ha tradizionalmente sempre cercato di darsi da fare per lasciare un paese migliore ai figli. Da qualche decennio invece l’enorme aumento del debito pubblico ha prodotto un debito che verrà pagato dalle generazioni future, mentre i frutti ce li godiamo noi adesso. Quindi si sono scaricati sulle generazioni future i costi della nostra bella vita di oggi”

Qual è stato il punto di svolta da questo punto di vista?

“Gli anni 80: con il grande aumento del debito pubblico, che poi è sempre più incrementato. Non si è ancora parlato abbastanza male degli anni 80: è stato in quel periodo che si sono poste le radici della situazione in cui ci troviamo oggi”

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