Storia del Lodo Mondadori. Le origini del "male"


Dopo la sentenza che ha condannato Berlusconi e la Fininvest a pagare 750 milioni di euro di risarcimento alla Cir di De Benedetti, sarà bene fare un passo indietro per capire da dove scaturisca l'intera vicenda. Non prima però di aver chiarito che quella recente è solo l'ultima di una lunghissima catena di sentenze spesso contraddittorie. Berlusconi è stato infatti assolto in sede penale, mentre viene ora condannato in sede civile per responsabilità oggettiva. In mancanza assoluta di prove tangibili del suo coinvolgimento, il giudice Mesiano ha infatti ritenuto - non senza qualche ragione - che non potesse non sapere dello spostamento di una cifra così consistente dal conto All Iberian a quello dell'allora giudice Metta, ovvero l'estensore del primo lodo arbitrale a favore del Cavaliere.

Ma da che cosa scaturiva quel lodo? Riassumiamo brevemente la storia della cosiddetta Guerra di Segrate, ovvero il sanguinoso scontro tra i potentati di Berlusconi e De Benedetti per il controllo del più grande colosso editoriale italiano. I due mega-imprenditori erano soci in affari, detenendo entrambi quote significative della casa editrice. Ago della bilancia erano però gli eredi della famiglia Mondadori, ovvero i Formenton. Questi ultimi si piegarono a un certo punto alla volontà di De Benedetti di assumere la guida del gruppo per defenestrare lo scomodo socio Berlusconi, salvo poi cambiare idea.

Prima di proseguire nel racconto facciamo un passo indietro. Carlo De Benedetti è l'uomo che ammise davanti ai giudici di Tangentopoli di aver pagato svariati miliardi di lire di tangenti ai partiti della Prima Repubblica per ottenere commesse che gli permettessero di vendere i suoi computer obsoleti. Pur autoriconosciutosi colpevole per misteriosi motivi non andò mai a processo. Dopo un periodo di espiazione e lontananza dai riflettori l'Ingegnere fu poi riesumato dall'amico Romano Prodi, che a sorpresa lo presentò come azionista di maggioranza della Sme.

Tornando a bomba, il voltafaccia dei Formenton portò alla necessità di un lodo arbitrale per decidere a chi andasse la Mondadori. La decisione fu favorevole al Cavaliere in sede di appello, ma minata dalla corruzione del giudice Metta (un riconosciuto frequentatore del salotto di Previti). Va tuttavia detto che tutti gli altri giudici della Corte interrogati a riguardo dichiararono più volte che la loro decisione non era stata in alcun modo influenzata dal Metta e tornando indietro avrebbero deciso allo stesso identico modo. Su questo fatto tuttavia la sentenza dei giorni scorsi non si pronunciata; eppure i magistrati che assunsero quella decisione fino a prova contraria non furono corrotti in alcun modo.

Appurato che ci troviamo di fronte a due personaggi quantomeno discutibili per i motivi sopra esposti, sarà bene spostare il nostro excursus storico sul campo più prettamente politico. L'intenzione di De Benedetti all'epoca era di costituire un monopolio editoriale italiano appoggiato dalla sinistra. La sua vittoria nel primo Lodo Mondadori avrebbe spostato l'asse dei giornali italiani verso il social-comunismo radicalchic alla Eugenio Scalfari, trovando come unico oppositore il Giornale di Montanelli. L'intervento di Berlusconi, auspicato tra gli altri dall'allora amico Bettino Craxi, fece sì che questo pericolo fosse scongiurato sia pure - se dovesse essere confermata la sentenza di questi giorni - in maniera illegale.

De Benedetti non ne uscì comunque a mani vuote, ottenendo grazie all'arbitrato di Giulio Andreotti, una serie di giornali tra i quali Repubblica e l'Espresso, mentre al Cavaliere andarono principalmente Panorama ed Epoca.

Questa la storia e le origini della vicenda. Come si vede le interpretazioni che i vari organi di stampa ne fanno in questi giorni sono esclusivamente figlie della propria posizione politica. Ovviamente il gruppo Repubblica/Espresso spara a zero su Berlusconi, mentre giornali e partiti di centro-destra sono schierati col Cavaliere. Il Corriere, per citare un organo terzo, si tiene prudentemente a distanza e porta le tesi degli uni e degli altri.

Dal canto nostro, noi abbiamo cercato di raccontarvi come sono andate veramente le cose, visto che non ci viene in tasca nulla. Personalmente, essendo di destra, sono contento che De Benedetti non abbia preso in mano tutti gli organi di stampa italiani, ma è più che logico che una persona di sinistra possa pensarla al contrario anche se sarebbe bello per una volta assistere a un dibattito scevro dalle rispettive impostazioni ideologiche. Una chimera, ce ne rendiamo conto.

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